Apertura domenicale centri commerciali: un sondaggio di caterpillaram

Varie April 12th, 2012

logo caterpillarNella puntata odierna di caterpillaram è stato lanciato il seguente sondaggio:

Aperture dei negozi domenicali. Favorevoli o contrari?

(si possono leggere risultati e commenti sulla pagina facebook del programma).

Come ho scritto anche sul diario di caterpillaram, io sono contrario, perchè mi sono francamente stufato di tutta questa “commercializzazione” e “finanziarizzazione” spinta del mondo, mentre ci si dimentica sempre più degli elementi sociali, culturali, “comunitari” del vivere insieme, della “cosa comune”.

Pero’ vorrei aggiungere una cosa: se si aprono tanti centri commerciali (e in abruzzo credo siamo al top!) e si sta decidendo di tenerli aperti anche la domenica, è perchè poi la gente ci va.
Se a viterbo han chiuso tutti i cinema (notizia passata nella prima parte del programma) è perchè la gente non ci va, o non ci va in numero tale da risultare “remunerativo”.

Noi italiani siamo sempre bravi a lamentarci che la colpa è di qualcun altro, ma se dobbiamo cambiare di un pochino il nostro stile di vita, apriti cielo!
Esempio banale: a Natale il supermercato sotto casa ha messo la classica offerta di panettone ad 1 euro. Ero casualmente in coda proprio la mattina che è iniziata l’offerta ed ho visto gente già uscita dal locale correre per tornare indietro a prenderli, o lasciare la spesa alla cassa per andare di corsa all’offerta e prenderne tre, quattro, cinque.

A dieci metri dal supermercato c’è una ottima pasticceria artigianale che a Natale fa un piccolo stock di panettoni, costo dieci euro l’uno. Il pasticciere mi ha spiegato come si fa un panettone, è un lavoraccio ed il costo non è solo per le materie prime (chiaramente diverso se a comprare è un singolo pasticciere piuttosto che una grande azienda industriale), ma soprattutto per il lavoro che comporta. Ne fa pochi perchè ne vende pochi, e forse non li farà più perchè alla fin fine non gli conviene, non ci sta dentro coi costi.

Ho fatto un piccolo sondaggio informale tra i miei conoscenti condomini e cittadini del quartiere, e quasi tutti mi han risposto la stessa cosa: dieci euro per un panettone – che per carità! sarà buonissimo! – sono davvero troppi a maggior ragione se, andando in un centro commerciale, se ne trovano a prezzi decisamente inferiori.

Avrei voluto chiedere a tutte quelle persone che in una mattinata hanno esaurito l’offerta dei panettoni del supermercato: perchè spendere cinque euro per cinque panettoni industriali da un euro l’uno, e non spenderne dieci per un solo panettone artigianale?
E’ necessario mangiare cinque panettoni in 15 giorni di festa? o pensiamo di fare bella figura regalando al parente un panettone da un euro?

Ma in sostanza la prima responsabilità di chi e’? del produttore industriale che commercializza il prodotto magari a 0,50 centesimi? o delle catene di supermercati che lo vendono ad un euro? o dei cittadini che preferiscono comprare questi prodotti piuttosto che altri prodotti in loco in modo artigianale?

Altro esempio: i cinema. Lo stesso film, sala piena ad un multisala fuori città (biglietto, 4 euro), eravamo in cinque in una sala dell’ultimo cinema cittadino (biglietto, 5 euro), con la differenza che al cinema cittadino ci arrivo a piedi, al multisala devo prendere per forza l’auto (e quindi quell’euro di differenza lo spendo comunque di benzina per l’auto). Pero’ i miei concittadini preferiscono il multisala.

Anche in questo caso la prima responsabilità è del proprietario del multisala che mette il biglietto a 4 euro? dell’amministratore pubblico che ha concesso la licenza per la costruzione del multisala? o del cittadino che sceglie di andare al multisala facendo morire il cinema cittadino?

Personalmente propendo per la terza opzione in entrambi gli esempi. Siamo noi cittadini che, in ultima analisi, scegliamo come comportarci, ed è quindi inutile poi lamentarsi se i centri cittadini si svuotano di attività commerciali e/o cinema dando la colpa ad altri (amministratori, politici, imprenditori) piuttosto che rivedere i nostri consumi compulsivi.
Spendendo le stesse somme o poco di più, potremmo comprare qualcosa di meno, forse di qualità migliore, ma sicuramente parteciperemmo al mantenimento di un micro sistema economico-sociale locale.

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