Newsletter N.17 A.11 del 29 aprile 2013

Storify April 29th, 2013

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E quando i motori smetteranno di cercare?

Cyberdiritti March 25th, 2011

broken-linkSentenza unica al mondo: il motore di ricerca Yahoo! Italia condannato dalla nona sezione del Tribunale di Roma per

violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film.

Tullio Camiglieri, presidente di Open Gate Italia (la società di consulenza che segue Anica, Fapav, produttori cinematografici e detentori di diritti d’autore), ha dichiarato:

”Dopo questo primo importante successo, che apre la strada a tutti i detentori di diritti, i prossimi obiettivi saranno Google e YouTube”.

Gli esperti si stanno ora interrogando sugli effetti di questa sentenza; tra questi Andrea Monti, avvocato esperto in questioni informatiche e Presidente di ALCEI ha dichiarato a La Repubblica:

“Questa sentenza è discutibile e pericolosa soprattutto perché recupera un concetto di iper-responsabilità da link che già da almeno un decennio sembrava definitivamente archiviato. Se già è discutibile che qualcuno possa essere considerato responsabile dei contenuti linkati su un’altra risorsa, al di fuori del suo controllo, a maggior ragione è inammissibile far valere un discorso del genere per un sistema che i link li genera automaticamente, sulla base di un algoritmo e dunque, in automatico, senza alcuna consapevolezza della liceità o meno dello specifico contenuto”.

Ora, uno dei fondamenti, e del successo, del web è proprio l’hyperlink, o Collegamento ipertestualeW, la possibilità cioè di saltare da una pagina ad un’altra con un semplice “click” su una parola o una immagine. La costruzione stessa della Grande Rete passa attraverso un susseguirsi di rimandi tra pagine. Districarsi in questo ginepraio di ipertesti sarebbe praticamente impossibile se non ci fossero delle “porte di accesso all’informazione”, quali, appunto, i motori di ricerca. E riuscire a costruire l’ AlgoritmoW di ricerca perfetto è il sogno di qualunque programmatore.

Questi automatismi nella ricerca servono a semplificare il lavoro all’uomo: se, una volta ottenuto un determinato risultato, l’uomo deve tornarci su per “ripulirlo” da risultati indesiderati, dov’è il vantaggio?

Non solo: chi decide, ed in base a cosa, quali siano i risultati da considerarsi “indesiderati”? Ad esempio, visto che una delle obiezioni avanzate dalla società distributrice del film in questione è che nei risultati del motore di ricerca i siti ufficiali del film sono in posizioni bassissime e scavalcati dai siti “pirati”, se un domani si volessero fare delle parodie del film? o si volessero girare dei video di critica al film? e se queste parodie e critiche fossero comunque ai primi posti dei motori di ricerca scavalcando lo stesso i siti ufficiali?

E inoltre: il Tribunale di Roma ha imposto di rimuovere i link a Yahoo Italia, che risponde a questo indirizzo, ma basta andare sul sito principale, che è a questo indirizzo, per aggirare la sentenza italiana.

Ha dunque senso una simile sentenza? tecnicamente no. Come principio, molto probabilmente si. Ed è un principio molto, molto pericoloso.

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Tre schiaffi a Sarkozy

Cyberdiritti June 22nd, 2009

sark.o.Uno, due, tre. I tre “schiaffi” che il presidente francese Sarkozy voleva assestare ai cybercittadini sorpresi a scaricare illegalmente materiale protetto dal diritto d’autore si sono ritorti contro egli stesso come in un magico gioco degli specchi.
Il consiglio costituzionale francese, infatti, ha affermato

la libertà di comunicazione e di espressione, enunciata dall’art. 11 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, fin dal 1789 è oggetto di una costante giurisprudenza protettrice da parte del Consigio Costituzionale.

E ancora:

Questa libertà implica oggi, avuto riguardo allo sviluppo generalizzato dell’Internet e alla sua partecipazione alla vita democratica in funzione della libertà di espressione e diffusione delle idee, la libertà di accedere ai servizi pubblici di comunicazione online.

In sostanza, come gia’ approvato al Parlamento Europeo con l’emendamento 138, il Consiglio ha ribadito che Internet è uno strumento per formare e manifestare il pensiero, accedere alla rete è un diritto fondamentale del cittadino, e solo al termine di un regolare processo e del parere dell’autorità giudiziaria è possibile comprimere questo diritto.
Non possono quindi essere le major che si arrogano il diritto di “scandagliare” la rete alla ricerca di downloads illegali, non possono essere gli ISP di propria iniziativa ad inviare all’utente minacciose missive di disconnessione dalla Rete, non puo’ essere una società (pubblica o privata che sia) a gestire il regolare accesso ad Internet e/o sanzionare amministrativamente chi adotta comportamenti illeciti; la giustizia non e’ un fatto privato, nelle democrazie esiste un organo, la Magistratura, preposto all’esercizio di simili funzioni.

Un cittadino ha dunque pieno diritto di accesso alla Rete e solo un tribunale puo’ decidere di sanzionarlo (civilmente e/o penalmente) se dovesse agire illegalmente. Non certo gli aventi diritto in causa, moderni talebani dell’ “occhio per occhio, dente per dente”, in una visione/gestione privatistica del diritto.

Cosa succedera’ ora? Difficile dirlo, visto l’Unione Europea si e’ gia’ chiamata fuori delegando queste questioni alle decisioni/legiferazioni dei singoli stati; e con i “chiari di luna” che si intravedono soprattutto qui in Italia, il futuro non promette bene.

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L’il-liberal Sarkozy

Cyberdiritti May 15th, 2009

hadopi_gros_bug_a_l_assembleeAlla fine ce l’ha fatta il presidente francese Sarkozy: con 189 voti a favore e 14 contrari, i senatori hanno approvato la legge Hadopi, o “dottrina Sarkozy” o ancora “legge dei tre schiaffi”. Favorevole la maggioranza UMP e l’Union centriste, contrari i Verdi mentre la sinistra PCF et PS hanno scelto di non prendere parte alla votazione come gia’ annunciato. Con l’entrata in vigore della legge i cittadini francesi che scaricheranno musica e film dalla Rete riceveranno una prima email d’avvertimento dall’Alta autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su Internet (Hadopi); dopo tre avvertimenti verrà interrotto il servizio di connessione per un anno. Una volta tornati online, se recidivi, non potranno piu’ connettersi. Ma con il danno, la beffa: anche se disconnessi, dovranno comunque continuare a pagare l’abbonamento all’ISP.

La ministra della cultura, Christine Albanel, è convinta che non ci sia alcun contrasto fra la nuova legge francese e le recenti votazioni all’europarlamento:

«Quell’emendamento afferma il principio che ogni minaccia ai ’diritti e libertà fondamentali degli internauti non può intervenire che sulla base di una decisione delle autorità giudiziarie. Ma l’accesso a Internet, dal proprio domicilio, non è riconosciuto come “libertà fondamentale”».

D’altro canto, il Commissario Europeo Viviane Reding, appresa la notizia dell’approvazione della legge in Francia, ha detto di

“non riscontrare nell’Hadopi alcuna violazione del diritto positivo europeo e nulla di modificativo dell’attuale situazione nel testo dell’emendamento 138.
Ciò che io posso non amare politicamente, non è sempre illegale, ci sono probabilmente dei problemi con l’Hadopi riguardo al diritto nazionale, ma sta alla giustizia francese decidere.”.

Spaccata l’Unione Europea (alcuni stati guardano con molto interesse alla legge Hadopi, e gruppi di lobbisti delle major stanno facendo forti pressioni sui loro governi per legiferare in tal senso, non ultima l’Italia), spaccato il parlamento francese, spaccati gli artisti d’oltralpe: se alcuni, come l’attrice Catherine Deneuve – avevano chiesto al Governo di abbandonare

«un meccanismo di sanzioni dalla dubbia costituzionalità»,

molti (troppi!) altri, come il regista Bertrand Tavernier, si erano schierati a favore della legge. La cantante Juliette Greco e l’attore Michel Piccoli avevano anche scritto al quotidiano Le Monde rimproverando al Partito socialista di

«opporsi a che delle regole siano stabilite agli operatori di telecomunicazioni affinchè cessino di rapinare la creazione. Così facendo il Partito socialista volta le spalle in modo fragoroso alla nostra storia comune, caratterizzata dal rifiuto di un ordine puramente commerciale, dalla protezione del debole contro il forte».

Ma sara’ efficace questa legge Hadopi? Sono in molti in Francia a chiamarla la classica “vittoria di Pirro”, e gli attivisti francesi iniziano a mobilitarsi.
Sui blog già dilagano gli appelli ad azioni di protesta, come il boicottaggio di cinema e acquisto/noleggio di cd e dvd; altri bloggers hanno messo online la lista con i deputati che hanno votato a favore, con l’avvertimento: «Ora sappiamo per chi votare alle prossime europee»; il blog Linux Manua ha pubblicato un “piano di resistenza” con gli antidoti alla legge Hadopi; infine, il collettivo La Quadrature du Net parla di un provvedimento «già morto e sepolto» per quattro motivi: legale (è in contraddizione con quanto votato dal parlamento europeo), tecnico (già esistono diversi programmi per rendere anonima la connessione, un dettaglio all’ottimo articolo di Alessandro Bottoni), giuridico (presto scoppierà un Hadopi-gate per le tante collusioni tra i membri del governo e l’industria dell’intrattenimento francese), mediatico (la propaganda anti-Hadopi ha compattato il fronte degli utenti).

La guerra non e’ perduta, le battaglie sono tante. Staremo a vedere chi ne uscira’ vittorioso.

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L’inciucio e’ servito

Cyberdiritti January 24th, 2009

cd lockedSono passati appena dieci giorni dalla presentazione ufficiale del neonato Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale presieduto da Mauro Masi e si scoprono subito i primi altarini: secondo Altroconsumo la SIAE avrebbe redatto un documento gia’ acquisito dal Comitato, in barba a tutte le dichiarazioni di apertura e trasparenza in conferenza stampa.
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Baia dei Pirati: fumus delicti et periculum in mora

Cyberdiritti October 10th, 2008

phoenix_bayMotivi del rigetto formali più che sostanziali. Esulta la FIMI: “Avevamo ragione”; ALCEI avverte: “In futuro indagati sulla base di ipotesi statistiche?”

Depositate le motivazioni del riesame del Tribunale di Bergamo sul provvedimento del GIP che disponeva il sequestro preventivo del sito internet www.thepiratebay.org. Il Tribunale aveva accolto l’istanza dei difensori annullando il sequestro, ma si aspettava di sapere il perchè; e quello che finalmente si è saputo non è certo di buon auspicio per il futuro.
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