Newsletter N.26 A.11 del 01 luglio 2013

Storify July 1st, 2013


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Spaghetti-Hadopi: Calabrò come Sarkò?

Cyberdiritti, Video March 30th, 2012

vogliamo trasparenza!Siamo al puro delirio di onnipotenza. Come scrive bene l’avv. Guido Scorza nel suo articolo per Punto Informatico

Un’Autorità una e trina, dunque. Un’Autorità che – caso più unico che raro in un paese democratico – è tenutaria, in relazione ad una materia tanto rilevante come la circolazione dell’informazione e del sapere nello spazio pubblico telematico, dei tre poteri dello Stato: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.

In sintesi, la bozza circolata in Rete e pubblicata da Anna Masera su La Stampa (ma di cui il commissario Calabrò dice di non sapere niente) dice che

l’Agcom diventa l’autorità competente a intervenire sulle violazioni del diritto d’autore, a perseguirle, a tentare la risoluzione extragiudiziali delle controversie che ne derivano, a disporre sanzioni pecuniarie ma anche a occuparsi della disabilitazione dell’accesso al servizio o, solo se possibile, ai contenuti resi accessibili in violazione della legge 22 aprile 1941, n. 633.

In pratica, una vera e propria HadopiW all’italiana, con l’aggravante che a metterla in pratica sara’ una autorità composta da cinque membri nominati in modo non trasparente e soprattutto rispondente unicamente a logiche di lottizzazione politica.
In puro stile RAI.

Ecco perchè, tra l’altro, alcuni giorni fa un gruppo di associazioni ha dato vita alla campagna “vogliamo trasparenza” per chiedere al Governo di ripensare il metodo delle nomine della Rai e delle Autorità di Garanzia Agcom e Privacy.


Agcom, Calabrò: Regolamento pronto, attendiamo norma governo.
I commenti dei Senatori Marco Perduca (Radicali) - Vincenzo Vita (PD) - Luigi Vimercati (PD) sulla seconda audizione di Corrado Calabrò in
Senato.
by Giovanni.aversa - Agorà Digitale

Siamo di fronte ad un vero e proprio colpo di mano (con i commissari in scadenza ed un governo “tecnico” in carica) da parte dei “soliti noti”, dei “furbetti del copyright”, degli “aventi diritto de noandri”, del “quel che mio è mio, quel che tuo è sempre mio”. Grette logiche da bottegucce di quartiere, in un mondo 2.0 globalizzato ed interconnesso, che pensano solo a come poter lucrare fino all’ultimo centesimo spremendo quanto e dove il più possibile e cercando, al tempo stesso, di spendere quanto meno possibile in innovazione, in ricerca, in valorizzazione del nuovo.
Massimo profitto con il minimo sforzo.

Il tutto unicamente a suon di leggi, complici tutti quei partiti che non sanno nemmeno cosa sia un computer o la Rete, e quella “casta” di politici tra le cui schiere ci sono il fior fiore di professionisti ed imprenditori, attenti solo a fare i propri interessi, non certo quello della “cosa pubblica” in nome dei diritti di tutti i cittadini della Repubblica.

Vedremo adesso se il Primo Ministro ed i suoi ministri “tecnici” si renderanno complici di questo vero e proprio “furto di stato” in nome della real-politik, con le solite scuse ormai trite e ritrite sui media tradizionali “ce lo chiede l’Europa”, “eravamo sull’orlo del baratro”, “lo facciamo per chi verrà dopo di noi”, ed altre frasi del genere, oppure se il prof. on. Monti manterrà fede alle sue promesse di riforme in trasparenza, in giustizia ed in equità sociale “come si fa in Europa”.

A noi cittadini non resta che mantenere alta l’attenzione e continuare a vigilare. Perchè la libertà d’informazione e di comunicazione sono diritti di tutti i cittadini, non solo di chi può permetterseli comprandoseli a suon di soldi.

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L’Italia da bere … ma il dopo sbronza è peggio

Varie November 15th, 2011

RassegnaStampa Alla fine, ha ceduto. B. è salito al Quirinale ed ha rimesso il suo mandato di Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano.
Due foto sintetizzano perfettamente il momento: la festa di piazza all’annuncio ufficiale delle dimissioni e la faccia di B. all’uscita.
Nella mattinata successiva sono iniziate le consultazioni dei gruppi parlamentari (la diretta su rainews24.it) per definire la possibilità di dare il mandato di formare un nuovo governo a Mario MontiW, appena nominato dal Presidente Napolitano senatore a vita; in serata Monti ha accettato l’incarico – con riserva, come vuole la prassi istituzionale.

Sarà in grado colui il quale è considerato “l’uomo delle banche” di sciogliere la riserva e formare un nuovo governo? e quale tipo di governo, tecnico o politico? e riuscirà ad avere un “ampio sostegno dalle forze politiche parlamentari” (la lega ha già fatto sapere di passare all’opposizione, IDV accetta “con riserva” valutando legge per legge, PDL pone una serie di paletti “a garanzia del mandato presidenziale”, etcetc)?

Ma soprattutto, Monti riuscirà a fare quelle riforme volute dall’Unione Europea e far uscire l’Italia dalla crisi, salvando al tempo stesso la vacillante zona euro?
Difficile stabilirlo ora, lo si capirà – si spera! – quanto prima.

Di sicuro non riuscirà a risolvere IL problema: il sistema capitalistico occidentale è ormai al collasso. E cercare di salvare il malato propinandogli come cura le stesse cause che lo hanno portato alla malattia è quanto meno un puro suicidio.

Dei popoli, non certo dei governanti o di chi tira le fila dei burattini.

Alcuni articoli davvero interessanti da leggere per approfondire la questione.

L’Europa nata male e come cambiarla adesso
A luglio ho chiesto ad alcuni padri dell’Unione europea se e quale era stato l’errore nell’impianto della Ue. Con Sbilanciamoci e Opendemocracy è iniziata una discussione che si spostata dal “perché” al “che fare”
Rossana Rossanda, Il Manifesto

Silvio Berlusconi premier, le ultime ore
Il racconto di una storia italiana Dalla discesa in campo all’invito a comparire di Napoli, dai rapporti con gli alleati all’editto bulgaro, dalla guerra alle toghe rosse ai ‘coglioni’ di sinistra, fino al discorso del predellino, al bunga bunga e alla caduta dei giorni nostri: i diciotto anni con il Cavaliere significano Seconda Repubblica
Il Fatto Quotidiano

Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai
È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l’apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha “smontato” lo Stato
di FRANCESCO MERLO – La Repubblica

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Tanto spreaddo’ … che cadde

Varie November 9th, 2011

non votoBorse in ribasso, spread alle stelle. Fasi concitate per la votazione del bilancio consuntivo 2010 del governo, già bocciato solo un mese fa per una manciata di voti. Le opposizioni si astengono:  se la sbrighi la maggioranza. Facciano i conti e vedano se hanno i numeri. E i numeri sono impietosi: 308. 8 “traditori”, si appunta B. su un foglietto, fotografato impietosamente e subito spedito sulla Rete.

Facce tirate, silenzio in aula. Governo ad occhi bassi, ministri confabulano tra di loro, B. che fa capannella con gli ultimi deputati rimasti fedeli. Decidere il da farsi, affrontare l’emergenza, rifare i conti. B. scappa con il suo stato maggiore e si rinchiude a Palazzo Grazioli, i vari portavoce si affrettano fuori dall’aula per intercettare i giornalisti e rilasciare le prime dichiarazioni in puro non-sense: “vittoria della maggioranza, la camera ha approvato il bilancio, e questo è un fatto” (ma alle spalle di chi parla si vede un personaggio sghignazzare eloquentemente). Ma, onorevole deputato (sic!), i numeri parlano chiaro: siete sotto, non avete più la maggioranza, prova a chiedere un giornalista. “Incidente di percorso, l’onorevole tizio era fuori e non ha fatto in tempo a rientrare per la votazione, l’onorevole caio è al momento indisponibile – perchè agli arresti domiciliari, ma non si dice! – l’onorevole sempronio oggi si è astenuto ma ha già dichiarato che appoggia il governo”. E via discorrendo.
Si sa, ma non si dice: anche a voler raccattare qualche onorevole attardatosi nel Transatlantico (magari offrendogli un sottosegretariato, così, tanto per dire), comunque non ci se la fa ad arrivare a quota 316.

Ore 18,30. B. lascia palazzo Grazioli e sale al Colle, dove lo aspetta il Presidente della Repubblica; ne uscirà alle 19,31 circa (tie’! così rai3-telekabul di quella komunista della Berlinguer “buca” la notizia, ahah!), ed è subito scoop: dimissioni dopo il voto sulla manovra di aggiustamento dei conti pubblici. Dieci – quindici giorni al massimo. Ministri e portavoce si affrettano a coprire tutti i palinsesti di tutte le reti radio-tv nazionali, il refrain è lo stesso dappertutto: grande senso di responsabilità del Presidente, si dimette per salvare il nostro Paese!
Intanto, B. tace.

Tornerà a parlare solo questa mattina, con un secondo scoop: elezioni a febbraio, non si ricandida. Propone il segretario del partito Alfano, ma saranno gli elettori di centrodestra a deciderlo con le primarie. Il primo a non credergli è proprio il mercato, quel mercato tanto osannato dai neo-teo-cons-liberisti … degli affari altrui, ma ortodossi-talebano-oltranzisti-conservatori dei fatti propri: borse nelle fosse delle Marianne, spread oltre i confini conosciuti della galassia.
Il tempo delle favole, del “milione di posti di lavoro” o del più recente “zio Mubarach d’Egitto”, è ormai finito. I revisori europei dei conti sono alle porte, fondo monetario e banca europea già si sfregano le mani: altra macelleria sociale da spremere dopo Argentina e Islanda, tra i tanti su tutti.

Ma il bello viene ora: si torna a votare! E come si vota? e soprattutto, chi si vota?
Per la prima domanda la risposta è facile: con il famigerato “porcellum” di padana memoria. Ciò vuol dire che, ancora una volta, non saranno i cittadini ad esprimere “liberamente e democraticamente” la loro preferenza bensì i partiti, che in tutti questi anni – B. o meno al governo – hanno ampiamente dimostrato di sapersi fare bene i fatti loro.
Proteggere la casta, prima di tutto.

Per la seconda domanda, non c’è risposta. E probabilmente non ci sarà per molto tempo ancora. Di leader politici di un qualche spessore seppur minimo, non se ne vedono nè a destra nè a sinistra (figuriamoci al centro!); lasciamo perdere i vari “onorevoli” che saltano da un partito all’altro, e quando non ci riescono (nel senso che non reputano conveniente per le loro tasche cambiare casacca) si mettono insieme e formano un nuovo movimento politico per dare “risposte nuove e vincenti al Paese”; vogliamo allora parlare dei “rottamatori”? no, meglio di no, stendiamo un velo pietoso, magari in “cento punti per cambiare il Paese e dare nuova voce ai giovani” (non trovate ci sia quanto meno una certa “assonanza fonetica” tra gli scontenti del centrodestra ed i rottamatori del centrosinistra? curioso…).

Forse la vera domanda è: per cosa votare. Qual è (stato) il programma di centrodestra, a parte le leggi ad personam? condoni, tagli alla spesa – in primis sociale, salute e cultura – e mano libera ai “faccendieri”, soprattutto costruttori che hanno cementificato tutto il cementificabile e bucato tutto il bucabile, dagli appennini alle alpi.
E qual è (stato) il programma di centrosinistra, che bontà sua almeno – finora!- non s’è fatto leggi ad personam? tasse, tagli alla spesa – anche qui sociale, salute e cultura – e mano libera ai “finanzieri”, che tra il tentativo di scalare un paio di banche ed i crack di alcune tra le più grandi aziende italiane hanno gettato sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori.

Il modello dualista vorrebbe la logica dell’alternanza: ma quando le due alternative sono l’una peggio dell’altra, siete proprio così sicuri di voler andare a febbraio ad esprimere “liberamente e democraticamente” il parere dei partiti che hanno deciso per voi?

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Ancora una proposta di bavaglio ai blog

Storify September 26th, 2011


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