Breve cronistoria di come i media hanno gestito le notizie.
6 aprile, ore 3,32. La scossa di terremoto che ha distrutto L’Aquila e decine di comuni della provincia; dalle prime ore del mattino e’ un susseguirsi di notizie, flash, dirette “dal luogo del disastro” su tutti i palinsesti, in chiaro, sul digitale, su satellite. Per una decina di giorni almeno l’intero palinsesto televisivo e’ stato completamente stravolto, e quando son rimasti i programmi previsti, come i “calderoni” del primo pomeriggio, questi non facevano altro che aprire “finestre” su “finestre” o lasciare spazio alle “edizioni speciali” dei telegiornali; sui quotidiani intanto erano titoloni a otto colonne, foto grandi come l’intera prima pagina, inserti speciali di otto-dieci pagine dove s’è scritto di tutto di piu’.
E tralasciamo i commenti sugli inviati ed il loro modo aggressivo, del tutto fuori posto, quando non proprio demenziale, di “fare informazione” con domande idiote, banalita’ a tutto spiano, insulse ovvieta’: Youtube sta lì a testimoniarlo. Per non parlare poi di come un tg nazionale s’è pubblicamente vantato dei dati d’ascolto per le dirette, gli speciali e gli approfondimenti, toccando “punte di share” indicibili (che botta di “fattore C” signora mia!) mentre calpestavano calcinacci, ruderi, forse cadaveri!, sicuramente la dignita’ di una intera popolazione.
20 aprile 2009. In televisione finiscono le dirette, spariscono le “finestre” dai programmi di intrattenimento, nei telegiornali e’ ancora la notizia di apertura nel sommario, ma i servizi ed i contenuti cominciano a scendere drasticamente: l’indagine sui crolli, i disagi nelle tendopoli (pochi, per carita’! che tutti lavorano “presto e bene”), le passeggiate dei politici, fine. Anche le prime pagine dei quotidiani non sono piu’ interamente dedicate al terremoto, tornano a comparire altre notizie, gli spazi interni si riducono in numero di pagine. Fatti salvi i quotidiani locali, ovviamente, che con una notizia del genere ci tiran su praticamente l’intero numero.
25 aprile 2009. il “canto del cigno”, grazie alla polemica sulla partecipazione, e dove!, del Presidente del Consiglio alla Festa Nazionale per la Liberazione, ulteriori passeggiate di politici e politicanti, il nubifragio che sta rendendo quasi impossibile la vita sotto le tende, la folle idea di spostare il G8 dalla Sardegna a L’Aquila.
Ma la notizia del terremoto e’ scesa in quarta-quinta posizione nei sommari dei telegiornali, ed e’ diventata un trafiletto sulle prima pagine dei quotidiani.
Colpo di coda il 28 aprile per la visita del Papa (ma si e’ praticamente parlato solo di quello, nulla piu’), e forse ci sara’ un ulteriore sussulto domani, 1 maggio, con i sindacati confederati in città per la Festa dei Lavoratori.
Ma oggi, 30 aprile, la notizia del terremoto sui principali quotidiani nazionali online non c’e’ piu’. Nelle prime pagine non c’è nemmeno un link, un trafiletto, una notiziola, e in Cronaca bisogna scendere di diverse pagine, tornare al 28 o poco prima, per trovare un qualche riferimento all’Abruzzo.
Oggi, le notizie/emergenze sono altre: la piena del Po, l’influenza dei suini messicani; in cronaca si attende la sentenza dell’omicidio di Garlasco (e qualcuno tornera’ a sfregarsi le mani rimontando plastici davanti le telecamere o mettendo bandierine su improbabili cartine); in politica c’è l’assillo delle veline candidate-non candidate, o la Brambilla che finalmente l’han fatta ministro; negli esteri i pirati in Somalia o l’ennesimo eccidio in una scuola, stavolta in Azerbaigian; in economia l’accordo Fiat-Chrysler.
Nell’arco di soli 24 giorni, dunque, la notizia del terremoto in Abruzzo e’ passata da tormentone puro a non-notizia. L’emergenza e’ finita, si spengono i riflettori, si smontano i palchetti, si smobilitano le postazioni mobili, lo show termina qui.
Gli sciacalli dell’informazione hanno spolpato l’osso, rosicchiando fino all’ultimo pezzetto di carne commestibile e gettando via i pochi resti avanzati. Il branco si ricompatterà, pronto ad azzannare una nuova preda: chi sara’ il prossimo? uno scampato all’influenza suina che sbarca dall’aereo a Roma o Milano? o un sopravvissuto all’onda di piena del Po, in qualche casolare lungo il fiume nella bassa padana?
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