Newsletter N.16 A.11 del 22 aprile 2013
Storify April 22nd, 2013
Tags: cispa, Copyright, download, facebook home, musica, rapidgator, sequestro, streaming, Twitter
Quello strano documento “dimenticato” nel cassetto
Cyberdiritti March 15th, 2012
Il caso ha tutti i contorni di un giallo, o di una spy-story, se non fosse che in ItaGlia ormai non ci si sorprende più di nulla: in data 6 luglio 2011 l’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) pubblica la delibera n. 398 inerente lo “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”; da questa delibera, dopo un lavoro di consultazione, erano state stralciate le disposizioni relative all’oscuramento di siti stranieri.
Alcuni giorni fa Aldo Fontanarosa scrive sulle pagine di Repubblica che l’AGCOM, forte del parere giuridico dell’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida (PDF), sosterrebbe la tesi che l’Autorità stessa potrebbe intervenire per oscurare i siti, nazionali e stranieri, in palese violazione del diritto d’autore e che gli ISP (Internet Service Provider) dovrebbero impedire ai clienti la visione dei siti fuorilegge anche quando situati all’estero.
Immediatamente l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) rilascia un comunicato in cui
“esprime sorpresa e preoccupazione per le notizie di stampa secondo le quali il professor Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale, riterrebbe che l’obbligo di oscurare siti web anche esteri, attraverso i quali vengano perpetrate violazioni del diritto di autore, ricada sui fornitori di accesso ad Internet
e ricorda come tali conclusioni contrastino
“con due recenti sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno affermato l’incompatibilità con l’ordinamento europeo di sistemi di filtraggio dell’accesso ad internet volti ad impedire il trasporto di materiale protetto dal diritto di autore e che la tutela del diritto di autore non può essere garantita in modo assoluto, poiché i sistemi di filtraggio non assicurano un giusto equilibrio tra la tutela del diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la tutela della libertà d’impresa degli internet e hosting providers, della privacy e del diritto all’informazione dei cittadini, dall’altro”.
La notizia comincia a circolare in rete, e l’avv. Guido Scorza nota subito la prima stranezza:
nell’ottobre del 2011, periodo a cui risale il documento di Onida, l’AGCOM avesse già deciso – sulla base della consultazione pubblica sulle linee guida del Regolamento – di stralciare dal testo della bozza di provvedimento le disposizioni originariamente annunciate relative, appunto, alla riserva, ad essa medesima, del potere di ordinare agli internet service provider di bloccare l’accesso, dall’Italia, a siti stranieri coinvolti nella diffusione di materiale pirata.
Il documento, che fino a questo punto sembrerebbe essere stato richiesto dall’AGCOM all’esperto giurista, sarebbe quindi successivo di un paio di mesi alla delibera della stessa AGCOM. Perchè farlo uscire dal cassetto addirittura sette mesi dopo la delibera?
Ma le sorprese, o le stranezze, non finiscono qui: lo scorso 14 marzo è l’Agcom stessa che rilascia un comunicato, nel quale afferma:
In riferimento a notizie di stampa relative al fatto che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni avrebbe chiesto un parere al Professor Valerio Onida in tema di misure per contrastare la pirateria informatica, si precisa che l’AGCOM non ha richiesto al riguardo alcun parere esterno e che quello riportato è un parere pro-veritate prodotto da Confindustria cultura nell’ambito della consultazione pubblica svolta dall’Autorità tra i soggetti interessati.
Chi è stato dunque a chiedere un parere all’illustre giurista? Ce lo dice Federico Guerrini dalle pagine de La Stampa:
Non si tratta di Agcom, come finora erroneamente supposto da gran parte dei commentatori, ma di Confindustra Cultura, che spiega “Il parere è stato dato durante la fase di consultazione che si chiudeva a ottobre 2011. Dopo l’autorità ha continuato ad approfondire il tema, facendo l’istruttoria classica”. L’associazione afferma inoltre di aver sempre tenuto nel cassetto il documento, visto anche il superamento di quanto emerso nello stesso nel corso del dibattito e di non aver veicolato la sua “riscoperta”.
Stando alle parole dei protagonisti, dunque, tutto chiarito: si è trattato di una normale collaborazione durante un giro di consultazioni, sono state argomentate determinate tesi, alcune di queste sono state scartate e si è proceduto ciascuno all’interno delle proprie specifiche funzioni.
Quello che però non si spiega così facilmente è la tempistica degli eventi, a partire dal fatto che i vertici dell’AGCOM sono dimissionari ed in genere cortesia istituzionale vorrebbe che non si deliberasse su temi così scottanti in scadenza di mandato. Chi dunque, e perchè avrebbe rimesso sul tavolo quel documento? E perchè Confindustria Cultura commissiona ad un insigne giurista quel rapporto e si fa premura di farlo avere all’Autorità due mesi dopo che questa aveva ormai chiuso i giochi?
Non e’ che a pensar male …
Tags: agcom, Confindustria Cultura, Copyright, Diritto d'Autore, ISP, magistratura, Onida, web
L’Unione Europea: no ai filtri in nome del copyright
Cyberdiritti February 17th, 2012
Eccola qui, bella, chiara e inequivocabile:
“[...] Occorre dichiarare che, adottando un’ingiunzione che costringa il prestatore di servizi di hosting a predisporre il sistema di filtraggio controverso, il giudice nazionale in questione non rispetterebbe l’obbligo di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall’altro (v., per analogia, sentenza Scarlet Extended, cit., punto 53)”.
Si tratta della conclusione della sentenza sul caso C 360/10 (Belgische Vereniging van Auteurs, Componisten en Uitgevers (SABAM) contro Netlog NV). La SABAM belga (l’equivalente della SIAE in Italia) nel 2009 aveva citato presso il Tribunale di primo grado di Bruxelles la società Netlog NV, che gestisce un social network, chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi messa a disposizione illecita di opere musicali o audiovisive tutelate da copyright Sabam, pena una sanzione pecuniaria di 1.000 euro per ogni giorno di ritardo.
Il tribunale belga ha pensato bene di passare la patata bollente alla Corte Europea di Giustizia, e questa si è pronunciata in favore del gestore del social network perchè ciò significherebbe imporre alla Netlog un obbligo generale di sorveglianza, vietato dalla direttiva sul commercio elettronico (Direttiva 2000/31/CE dell’8 giugno 2000), poiché
“il gestore di una rete sociale in linea non può essere costretto a predisporre un sistema di filtraggio generale, riguardante tutti i suoi utenti, per prevenire l’utilizzo illecito di opere musicali e audiovisive”.
Commenta Innocenzo Genna, Rappresentante Aiip (Associazione Italiana Internet Providers) a Bruxelles
“La sentenza emanata è di importanza fondamentale per lo sviluppo del Mercato Digitale Europeo perché fornisce ora agli operatori Internet una quadro giuridico certo ogniqualvolta il loro business può interferire con diritti di proprietà intellettuale. E’ fondamentale anche per gli utenti, perché riconosce il loro diritti di scambiare informazioni senza alcun controllo preventivo e nel rispetto della privacy.
La disposizione è destinata ad avere un impatto enorme in Italia dove vi sono procedimenti pendenti verso social network, in particolare Youtube e Yahoo!, cui era stato chiesto di filtrare e bloccare in anticipo determinati contenuti televisivi e cinematografici”.
L’avv. Marco Scialdone, di Agorà Digitale, sottolinea in modo positivo la sentenza:
“Speriamo che la netta presa di posizione della Corte porti gli Stati membri, in primis la Francia, ad interrogarsi sulla compatiblità con il diritto comunitario del loro modello di tutela della proprietà intellettuale, basato in larga parte su una monitoraggio costante della vita online delle persone”.
Questione complicata la domanda che si pone l’avv.Scorza dalle pagine di Punto Informatico:
Non si può continuare a dare del pirata a chiunque ponga una domanda semplice ma centrale nella discussione: è meglio qualche bit di un’opera cinematografica o musicale reso disponibile online in assenza dell’autorizzazione del titolare o qualche bit di opinioni e pensieri di milioni di cittadini soppresso dallo spazio pubblico telematico benché avrebbe meritato di restare online?
Un po’ meno ottimista è l’avv. Sarzana che sul suo blog scrive:
La vera sentenza rivoluzionaria si avrà quando e se le Corti europee (come ad esempio la corte suprema spagnola nel caso della legge sinde) dichiareranno l’illegittimità delle procedure amministrative, senza il ricorso al giudice, a tutela del diritto d’autore.
Il riconoscimento del diritto alla privacy dei cittadini che vanno sui social network, rispetto ai titolari del diritto d’autore, non ci deve inoltre far dimenticare che i pericoli alla privacy sono molto più spesso dovute alla gestione delle informazioni ad opera degli stessi social network e alle procedure poco lineari in tema di trattamento dei dati personali
Forse, la vera domanda è: fino a quando si riuscira’ a resistere ai continui, incessanti, spropositati attacchi delle multinazionali dell’info-entertainment ai diritti ed alle libertà individuali?
Bocciato l’emendamento Fava
Cyberdiritti February 6th, 2012
Con 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni la Camera dei deputati approva sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc bocciando così l’emendamento del leghista Fava. La sola Lega Nord si è espressa in favore della proposta d’emendamento.
La misura prevedeva che qualunque soggetto interessato avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell’accesso alla medesima. Il governo ha dato parere positivo agli emendamenti soppressivi.
Commenta Luca Nicotra, di Agorà Digitale:
“Il voto contrario a larga maggioranza sull’emendamento presentato dall’on. Fava è l’ennesima sconfitta della strategia della repressione rispetto ai nuovi modelli di fruizione e creazione dei contenuti abilitati dalla rete. La terza sconfitta in pochi mesi. Essa arriva dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di agcom e l’abrogazione del comma ammazza-blog e ammazza-wikipedia contenuto nella legge sulle intercettazioni. Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la rete affida ai cittadini. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta. I dati sullo sviluppo del mercato legale rilasciati oggi dimostrano chela strategia repressiva che ha fermato lo sviluppo della rete in Italia non ha più senso”.
L’avv. Guido Scorza su Wired.it
“I Parlamentari che hanno detto no all’emendamento Fava non sono pirati e, probabilmente, non hanno a cuore la tutela della proprietà intellettuale meno di quanto non l’abbia a cuore l’Onorevole Fava ma, semplicemente, hanno ritenuto che tali esigenze di tutela non potessero giustificare il rischio di comprimere, oltre il lecito, la libertà di manifestazione del pensiero online”.
Scrive l’on. Di Pietro su facebook
“Oggi è una grande vittoria per tutti noi. Siamo riusciti a bloccare l’ennesimo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, uno degli ultimi spazi di libera informazione. E’ stata una battaglia per la democrazia che abbiamo portato avanti e continueremo a sostenere fermamente. Alla Lega e a Fava, che aveva presentato un emendamento alla legge comunitaria, volto a censurarci e a tutti coloro che, anche in passato, hanno provato a fare lo stesso ripetiamo: giù le mani dal web, la libera informazione non si tocca”
Fanno da contraltare le dichiarazioni di Marco Polillo, attuale presidente di Confindustria Cultura Italia, e del presidente della FIMI Enzo Mazza. Dichiara Polillo:
“Un’occasione persa per contrastare la pirateria. L’articolo non voleva mettere nessun bavaglio al web ma solo adeguare il nostro ordinamento alla disciplina comunitaria. In altre parole: se uno pubblica consapevolmente un contenuto di altri, ne risponde. Dove sta l’assurdo? E dove sta la censura? Stupisce che i nostri parlamentari, anche con passato di magistrati, non si siano resi conto che in questo modo non hanno fatto altro che incentivare potenzialmente l’illegalità, violando disposizioni comunitarie”.
Aggiunge Enzo Mazza
“la bocciatura dell’emendamento rappresenta una vittoria per Megaupload e The Pirate Bay. L’emendamento Fava avrebbe corretto un’implementazione non aderente alla direttiva comunitaria del 2001, nessun SOPA all’italiana, ma semplicemente l’integrazione di un meccanismo più efficiente per la rimozione di contenuti illegali”.
L’argomento pero’ non si e’ definitivamente concluso, come dimostrano le affermazioni di Flavia Perina e Benedetto Della Vedova, deputati di Futuro e Libertà, cofirmatari di uno dei sei emendamenti soppressivi:
“Ciò non toglie comunque che alcune delle preoccupazioni sottese a quella norma, soprattutto in tema di contraffazione e di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, vadano ulteriormente approfondite in una successiva sede di esame e contemperati con i diritti di libertà di Internet”.
Occorre non abbassare la guardia, insomma: non dimentichiamo le recenti proposte avanzate dall’ on. Carlucci e dall’on. Barbareschi (ma anche a sinistra non scherzano, con il famigerato “DDL Levi” su tutti). Il tentativo di mettere le mani su internet, in Italia e’ decisamente trasversale alle correnti politiche, come del resto negli USA dove un senatore repubblicano propone il SOPAW, ed uno democratico il PIPAW.
Quando si tratta di tutelare gli interessi delle potenti lobbies economiche, non c’è ideologia politica che tenga.
Tags: censura, Copyright, Diritto d'Autore, Fava, Internet, Italia, Lega Nord, parlamento, web
L’Unione Europea firma il trattato anti-pirateria
Cyberdiritti January 30th, 2012
Maggiori garanzie sul rispetto di brevetti, copyright e diritto d’autore, così sostengono i fautori del trattato; ma c’è già chi ipotizza restrizioni alla libertà in internet o alla produzione di farmaci generici.
L’Unione Europea ha aderito a Tokyo al trattato internazionale Anti-Counterfeiting Trade AgreementW o ACTA, gia’ ratificato da Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Marocco e Corea del Sud.
Ufficialmente il trattato punta ad uniformare le normative nazionali in materia di proprietà intellettuale e a fornire strumenti di cooperazione internazionale in materia di enforcement ma a scapito di cosa?
Lo stesso relatore, l’eurodeputato socialista francese Kader Arif, ha protestato rinunciando al mandato. Secondo Arif
“l’accordo Acta pone problemi per l’impatto sulle libertà civili, per le responsabilità che si fanno gravare sui provider, per le conseguenze che avrà sulla fabbricazione di medicinali generici.[...] E’ una situazione inaccettabile [...] e non ho intenzione di partecipare a questa mascherata”.
Sostiene l’avv. Fulvio Sarzana
“Acta introduce principi potenzialmente eversivi per la libera espressione in rete, tra i quali senz’altro vi è la possibilità di richiedere ai provider i dati di chi si ritiene stia infrangendo il copyright. In barba a qualsiasi regola di privacy, e, senza il controllo dell’autorità giurisdizionale”.
Luca Nicotra di Agorà Digitale ha dichiarato
“una decisione grave, dal momento che è stata presa a pochi giorni dalle grandi mobilitazioni in Italia e negli Stati Uniti che hanno mostrato la contrarietà dei cittadini in tutto il mondo contro provvedimenti che, con il pretesto della proprietà intellettuale, impediscono l’accesso ai farmaci dei paesi in via di sviluppo e mettono un bavaglio ad internet”.
Risponde in una nota Enzo Mazza, presidente della Federazione dell’industria musicale italiana:
“Il trattato Acta, sottoscritto dall’Europa, anche grazie al lavoro del Ministero degli Esteri italiano, non introduce alcuna nuova normativa repressiva nella Ue ma cerca di armonizzare a livello globale il contrasto alla pirateria commerciale. Non colpisce i singoli utenti e certamente non limita l’accesso alla rete. Con ACTA sarà semplicemente più facile colpire realtà criminali come Megaupload o l’organizzazione camorrista che commercia prodotti contraffatti sul piano transnazionale”.
Insomma, forti con i deboli e deboli con i forti, come sostiene ad esempio avaaz.org secondo cui
“ACTA, e’ un trattato mondiale, capace di dare il potere alle multinazionali e avere la capacità di censurare internet sostenendo un negoziato segreto di un ristretto gruppo di paesi ricchi e poteri forti, che avrebbero l’intento di mettere in piedi un organismo nell’ombra per combattere le contraffazioni e che permetterebbe a interessi organizzati di controllare tutto quello che si svolge in internet, imponendo sanzioni che prevedono addirittura il carcere contro chi metterebbe in pericolo il business delle multinazionali”.
Aggiornamento:
Valigiablu.it propone un articolo di Timothy B. Lee (tradotto da Fabio Chiusi) con il titolo ‘As Anonymous protests, Internet drowns in inaccurate anti-ACTA arguments’.
Tags: ACTA, Copyright, Diritto d'Autore, Ue, Unione Europea
Tags: Copyright, D.Lgs, Diritto d'Autore, emendamento, on. Fava, Ue
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