Dopo Twitter, Google: censura geolocalizzata

Cyberdiritti February 8th, 2012

google censuraNon se n’era accorto nessuno, ma Google aveva già anticipato la mossa di Twitter di almeno un paio di settimane; la notizia è stata portata alla luce solo recentemente dal sito TechDowns, e successivamente è stata confermata dalla stessa Google:

“Migrare a domini localizzati ci permetterà di continuare a promuovere la libertà di espressione e le pubblicazioni in maniera responsabilizzata, fornendoci al contempo maggiore flessibilità per adempiere alle legittime richieste di rimozione di contenuti in rispetto delle normative nazionali”.

Cosa significa in pratica: Google inizierà a direzionare il traffico generato da Bloggers (la piattaforma di blogging della casa di Mountain View) su base geografica, ricavando la posizione dei visitatori di un certo blog sulla base del loro indirizzo Ip. Secondo il servizio di supporto di Google Blogger, poi, gli utenti potranno comunque superare il rinvio a livello nazionale inserendo un URL specifico “senza il rinvio nazionale”: google.com/ncr (ncr sta per no country redirect).

L’esempio di Federico Guerrini su La Stampa rende bene il concetto:

Questo significa che cercando di accedere dall’Italia, ad esempio, al sito attivissimo.blogspot.com, si verrà redirezionati a “attivissimo.blogspot.it”: non quindi alla versione globale del sito, ma a una sua declinazione locale, il che permetterà di censurare i contenuti di un sito solo per gli internauti di una certa zona del pianeta, continuando a mantenerli accessibili a tutti gli altri. Proprio come i tweet di Twitter potranno essere oscurati solo in determinati Paesi.

Una differenza salta subito agli occhi: mentre Twitter ha annunciato urbi et orbi la sua decisione, Google (che pure aveva già iniziato questi redirect, sebbene non si sappia ancora in quali Paesi, si parla di Australia e India) ha fatto passare piuttosto in sordina la cosa, e solo con la “scoperta” di techdows.com ha dato informazioni ed istruzioni in merito.

E le critiche non sono mancate, anche se in modo molto più soft di quelle subite da Twitter: introducendo questi sistemi di “filtraggio geolocalizzato” di fatto ci si piega ai voleri di governi non certamente inclini alla libertà di parola, come talune dittature asiatiche. Google, come Twitter, ribatte che, potendo filtrare un singolo Stato e lasciando inalterato per il resto della Rete la visione di un determinato sito, in realtà favorisce la libertà di comunicazione.

Sarà, ma il dubbio resta: tutto questo potere in mano ad aziende private? E chi controlla il controllore?

Read the rest of this entry »

Tags: , , , , ,

Bocciato l’emendamento Fava

Cyberdiritti February 6th, 2012

fava censuraCon 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni la Camera dei deputati approva sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc bocciando così l’emendamento del leghista Fava. La sola Lega Nord si è espressa in favore della proposta d’emendamento.
La misura prevedeva che qualunque soggetto interessato avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell’accesso alla medesima. Il governo ha dato parere positivo agli emendamenti soppressivi.

Commenta Luca Nicotra, di Agorà Digitale:

“Il voto contrario a larga maggioranza sull’emendamento presentato dall’on. Fava è l’ennesima sconfitta della strategia della repressione rispetto ai nuovi modelli di fruizione e creazione dei contenuti abilitati dalla rete. La terza sconfitta in pochi mesi. Essa arriva dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di agcom e l’abrogazione del comma ammazza-blog e ammazza-wikipedia contenuto nella legge sulle intercettazioni. Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la rete affida ai cittadini. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta. I dati sullo sviluppo del mercato legale rilasciati oggi dimostrano chela strategia repressiva che ha fermato lo sviluppo della rete in Italia non ha più senso”.

L’avv. Guido Scorza su Wired.it

“I Parlamentari che hanno detto no all’emendamento Fava non sono pirati e, probabilmente, non hanno a cuore la tutela della proprietà intellettuale meno di quanto non l’abbia a cuore l’Onorevole Fava ma, semplicemente, hanno ritenuto che tali esigenze di tutela non potessero giustificare il rischio di comprimere, oltre il lecito, la libertà di manifestazione del pensiero online”.

Scrive l’on. Di Pietro su facebook

“Oggi è una grande vittoria per tutti noi. Siamo riusciti a bloccare l’ennesimo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, uno degli ultimi spazi di libera informazione. E’ stata una battaglia per la democrazia che abbiamo portato avanti e continueremo a sostenere fermamente. Alla Lega e a Fava, che aveva presentato un emendamento alla legge comunitaria, volto a censurarci e a tutti coloro che, anche in passato, hanno provato a fare lo stesso ripetiamo: giù le mani dal web, la libera informazione non si tocca”

Fanno da contraltare le dichiarazioni di Marco Polillo, attuale presidente di Confindustria Cultura Italia, e del presidente della FIMI Enzo Mazza. Dichiara Polillo:

“Un’occasione persa per contrastare la pirateria. L’articolo non voleva mettere nessun bavaglio al web ma solo adeguare il nostro ordinamento alla disciplina comunitaria. In altre parole: se uno pubblica consapevolmente un contenuto di altri, ne risponde. Dove sta l’assurdo? E dove sta la censura? Stupisce che i nostri parlamentari, anche con passato di magistrati, non si siano resi conto che in questo modo non hanno fatto altro che incentivare potenzialmente l’illegalità, violando disposizioni comunitarie”.

Aggiunge Enzo Mazza

“la bocciatura dell’emendamento rappresenta una vittoria per Megaupload e The Pirate Bay. L’emendamento Fava avrebbe corretto un’implementazione non aderente alla direttiva comunitaria del 2001, nessun SOPA all’italiana, ma semplicemente l’integrazione di un meccanismo più efficiente per la rimozione di contenuti illegali”.

L’argomento pero’ non si e’ definitivamente concluso, come dimostrano le affermazioni di Flavia Perina e Benedetto Della Vedova, deputati di Futuro e Libertà, cofirmatari di uno dei sei emendamenti soppressivi:

“Ciò non toglie comunque che alcune delle preoccupazioni sottese a quella norma, soprattutto in tema di contraffazione e di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, vadano ulteriormente approfondite in una successiva sede di esame e contemperati con i diritti di libertà di Internet”.

Occorre non abbassare la guardia, insomma: non dimentichiamo le recenti proposte avanzate dall’ on. Carlucci e dall’on. Barbareschi (ma anche a sinistra non scherzano, con il famigerato “DDL Levi” su tutti). Il tentativo di mettere le mani su internet, in Italia e’ decisamente trasversale alle correnti politiche, come del resto negli USA dove un senatore repubblicano propone il SOPAW, ed uno democratico il PIPAW.

Quando si tratta di tutelare gli interessi delle potenti lobbies economiche, non c’è ideologia politica che tenga.

Read the rest of this entry »

Tags: , , , , , , , ,

Hashtag #TwitterCensored

Cyberdiritti January 31st, 2012

twitter censoredIl 27 gennaio è comparso questo annuncio sul blog ufficiale dell’azienda di San Francisco:

«continuando a crescere a livello internazionale, entriamo in Paesi che hanno idee diverse sui limiti della libertà di espressione. A partire da oggi, siamo in grado di intervenire per ritirare i contenuti degli utenti di uno specifico Paese, lasciandoli invece a disposizione nel resto del mondo. Se e quando ci verrà fatta la richiesta di ritirare un tweet in uno specifico Paese, cercheremo di metterne a conoscenza l’utente e indicheremo in modo chiaro quando il messaggio sarà ritirato. Tutti i dettagli di questa operazione saranno poi pubblicati sul sito indipendente chillingEffects.org.

Detto in altri termini: se vogliamo entrare in mercati (come la Cina ad esempio) dove la libertà di parola è fortemente ridotta (quando non del tutto ostacolata), ma ci sono comunque centinaia di milioni di potenziali utenti dei nostri servizi, dobbiamo fare di necessità virtù ed accettare di venire a compromessi.
Certo, dal punto di vista di un’azienda che mira a fare i suoi interessi (cioè profitti), è tutto sommato ragionevole, e tutto sommato anche alcune voci che si sono alzate in favore di questa presa di posizione non sono poi così stonate.
Quello che stona, pero’, è la contraddizione tra gli altisonanti proclami dei governi occidentali contro gli stati dittatoriali che ledono le libertà personali (come la libertà di parola o di stampa, o i diritti delle donne nei paesi islamici), e i compromessi cui sono disposti a scendere le aziende e le multinazionali di quegli stessi Paesi occidentali pur di entrare in stati altamente popolati (come la Cina o l’India) e quindi potenzialmente assai lucrosi.

E’ qui che il sistema occidentale si arrovella su se stesso, e alla fine vien fuori la “ragion di stato”: van bene a grandi linee i principi, i diritti, le garanzie per i cittadini, ma quando per salvaguardare questi bisogna rinunciare a dei bigliettoni nei portafogli degli azionisti delle corporation, allora no. Meglio un po’ di censura ma il portafoglio gonfio, piuttosto che proclami altisonanti ma azioni in caduta libera sui mercati finanziari.

E suona quindi ancor più vagamente minaccioso quel “dobbiamo tutelare i nostri dipendenti in loco da possibili ritorsioni”; anche qui, per chi vuole leggere tra le righe, un altro ricatto in puro stile neoliberista: o ci lasciate mano libera o licenziamo dipendenti. E dunque meglio rinunciare ad un po’ di libertà individuali ma mantenere (per il momento) un posto di lavoro. Di fronte ad una simile (non)scelta chi gli darebbe contro?

La perfetta sintesi è di Massimo Mantellini nel suo ManteBlog:

Società che nascono piccole e scapigliate, dietro il confortevole scudo del Primo Emendamento, che mostrano iniziali aspirazioni alte e commoventi, vergate con toni forti nella mission aziendale, si ritrovano, una volta raggiunto il successo (ed i soldi degli investitori e l’occhio attento degli azionisti), a fare i conti con le miserie della realpolitik.

Appunto.

Read the rest of this entry »

Tags: , , , ,

Vasco Rossi e nonciclopedia

Storify October 10th, 2011

Gli avvocati della rockstar querelano gli amministratori del sito per diffamazione, e questi ultimi decidono di chiudere l’intero sito. Insorge la Rete, il Blasco chiarisce le cose ed il sito riapre. Ma non è tutto finito.

Tags: , , , , ,

DDL intercettazioni: avanti tutta!

Storify October 9th, 2011

Via libera alle norma sulla cosiddetta udienza-filtro. Paniz: “Carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni”. Accordo bipartisan sull’obbligo di rettifica per i blog: vale solo per le testate giornalistiche. Il popolo della Rete insorge: appelli e sottoscrizioni online.

Tags: , , , ,

Come interpretare la norma “ammazzablog” ?

Cyberdiritti September 27th, 2011

I fatti sono noti: sta per essere presentato alla camera un decreto legge, denominato “ddl intercettazioni”, al cui interno torna ad essere presente una norma definita “ammazzablog” (leggi la rassegna stampa qui). Il comma 29 dell’art. 3 infatti così recita:

“Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

La mancata rettifica nel termine comporterebbe una sanzione pecuniaria sino a 12 mila euro.

Questo articolo andrebbe ad incidere sull’art.8 della L.8 febbraio 1948, n. 47 – Disposizioni sulla stampa – che risulterebbe essere così modificato.
Read the rest of this entry »

Tags: , , , , , , , , ,

Ancora una proposta di bavaglio ai blog

Storify September 26th, 2011

Tags: , , , , , , , , , , , ,