Film annotato nella mia personale agenda fin dalla sua presentazione al Festival di Roma, seguito nelle varie presentazioni su quotidiani e online, e finalmente visto durante le vacanze natalizie.
Film difficile, ostico ad un primo impatto (i commenti dei miei accompagnatori all’uscita della sala non sono stati entusiasmanti, ed ammetto che all’inizio ha suscitato qualche perplessità anche a me), ma se digerito bene, magari accompagnato da qualche recensione, davvero ricco di spunti e riflessioni, sia sotto il profilo strettamente cinematografico, sia, soprattutto, per i suoi contenuti.

LA TRAMA
Scena 1. Ore 7,00 Los Angeles. West Coast University, ufficio del professor Malley (Robert Redford). Todd Hayes (Andrew Garfield), promettente studente di scienze politiche ad inizio semestre è stato chiamato per un colloquio da Malley: il professore non si spiega come mai nelle ultime settimane il rendimento di Todd sia sceso così drasticamente, ma soprattutto perchè sta mancando sempre più alle sue lezioni, proprio lui che, nei primi incontri, era stato capace di avviare critiche e discussioni tra gli studenti basandosi solo sulla logica e la dialettica. Todd è uno studente brillante, potrebbe eccellere in ogni campo se solo si applicasse, eppure si tira indietro. Perchè?
Il motivo glielo fornisce lo stesso studente: è disilluso, non crede che il sistema possa essere cambiato, non serve a nulla impegnarsi, credere in qualcosa perchè tanto “loro”, i politici in primis, la spunteranno sempre. E allora perchè darsi tanto da fare? meglio godersi oggi la vita al sole della west coast piuttosto che sbattersi per nulla domani nella gelida Washington.
Per un vecchio idealista come il professor Malley, reduce del Vietnam e attivista pacifista negli anni settanta, non c’è niente di peggio da sentirsi dire, ed inizia una discussione con il suo studente sul perchè vale la pena, sempre e comunque, fare una scelta, impegnarsi, provare a cambiare le cose.

Scena 2. Ore 8,00 Afghanistan, da qualche parte tra le montagne, tenda del comando forze speciali USA. Arian (Derek Luke) ed Ernest (Michael Peña) fanno parte di un commando che sta per partire in missione. obiettivo: conquistare un’altura e piazzare lì una postazione fissa da dove poter controllare tutti i passi sottostanti. Il tutto dev’essere fatto rapidamente, prima che smetta di nevicare e le forze talebane si riapproprino della postazione: l’intelligence è sicura che attualmente la zona è libera, si tratta solo di arrivare lì in elicottero, scendere ed occupare la posizione.
Ma non è così: i talebani sono già piazzati in zona anche con armi pesanti. L’elicottero è colpito, il mitragliere ucciso, diversi marines sono feriti a bordo, Ernest, nel tentativo di rimpiazzare il mitragliere, cade dall’elicottero in volo e Arian, pur di non lasciare solo l’amico, si getta nel vuoto insieme a lui. Cadranno, entrambi feriti, sull’altura che avrebbero dovuto occupare, completamente circondati dai talebani.

Scena 3. Ore 10,00 Washington, Congresso USA, ufficio del senatore Jasper Irving (Tom Cruise). Janine Roth (Meryl Streep) è una giornalista liberal quasi sessantenne, ormai sulla soglia del pensionamento. E’ stata convocata direttamente dalla segreteria del senatore per una intervista esclusiva: una intera ora, da soli nell’ufficio del senatore, per uno scoop. Il senatore Irving, repubblicano tutto d’un pezzo, è convinto che sia in Afghanistan sia in Iraq sono stati commessi molti errori, politici ma soprattutto militari. E’ ora di cambiare strategia: proprio in quel momento, in Afghanistan, piccoli commandos delle forze speciali si stanno addentrando nei territori ancora controllati dai talebani per conquistare e mantenere posizioni su determinate alture, in modo da dominare le vallate sottostanti e spezzare la resistenza locale. Roth, che di esperienza di guerre ne ha un bel po’, non vede la notizia: quale cambiamento di strategia? fu fatta la stessa cosa anche in Vietnam, e anche lì la guerra fu persa dagli americani, così come la si sta perdendo oggi in Iraq ed in Afghanistan, dove i militari americani muoiono più che in Vietnam senza che nessun passo in avanti venga realmente fatto. Sarà mica che il senatore sta cercando di giocare in anticipo per accreditarsi come futuro Presidente degli Stati Uniti d’America?

Nell’arco di una giornata la vita di queste persone, ognuna all’insaputa degli altri, cambia radicalmente: per Janine Roth, che ripensa alla sua carriera passando davanti ai cimiteri di guerra americani mentre torna in sede dal suo direttore per portargli (o non portargli?) la notizia; per Todd Hayes, che sprofondato nella poltrona del suo circolo vede passare le notizie dal fronte afghano sui rulli a fondo schermo tv mentre in primo piano si dà risalto alle notizie di gossip; per Arian ed Ernest, che hanno creduto di poter cambiare il sistema dal di dentro.

LA FRASE
« L’unica cosa buona del giorno è che la sera finisce. »
(Janine Roth / Meryl Streep dai dialoghi del film)

IL COMMENTO
Cosa dire del film? geniale. Un modo diverso di Redford per portare avanti la sua, ormai arcinota, linea liberal e soprattutto, oserei dire, antigovernativa (vogliamo qui ricordare capolavori assoluti come “I tre giorni del condor” o “I signori della truffa” o ” Tutti gli uomini del presidente”?). Forse il vero protagonista della storia, più che i singoli personaggi in sè, è il tempo, scandito dai sottotitoli ad ogni cambio scena (con le località dove si svolge l’azione) o dalle inquadrature degli orologi sempre presenti nel setting (lo studio del senatore ma anche l’ufficio del direttore del giornale, lo studio del professore universitario ma anche sul televisore della casa degli studenti, la tenda del comando dei marines ma anche a bordo dell’elicottero), finanche nelle battute dei personaggi (Janine Roth che chiede al senatore, quanto tempo abbiamo? e Irving risponde, sono le dieci alle undici ho un altro impegno; lo studente Todd che chiede al professore, da quando riceve alle sette di mattina? e Malley che risponde, fino alle otto questo ufficio è chiuso e nessuno ci disturberà, e via dicendo). In una giornata, anzi, in poche ore, si sviluppano tre scene, tre storie, apparentemente senza alcuna connessione diretta tra loro, ma in realtà strettamente interconnesse come si può capire leggendo tra le righe: “Non mi candiderò mai alle elezioni presidenziali”, è la frase con cui il senatore Irving accompagna alla porta la giornalista Roth a conclusione dell’intervista, ma è anche la frase con cui lo studente Todd aveva qualche ora prima dato al suo professore per rappresentare la frase simbolo del politico bastardo e corrotto. Se da una parte il senatore afferma che il modus operandi dell’imperiale Roma, che conquistava le alture delle montagne per avere il controllo dei territori appena occupati, è ancora valido e attuabile anche per l’Afghanistan, dall’altra il professor Malley, nel cercare di motivare Todd a prendere una posizione nella sua vita, risponde che i tempi sono finiti, Roma sta bruciando.
E mentre in una università californiana ed in un ufficio del congresso americano (anche qui, simboli non scelti a caso) questi personaggi disquisiscono in linea teorica di impegno civile, scelte politiche, strategie militari, dall’altra parte del mondo due giovani americani (i “leoni per agnelli” citati dal professor Malley al suo giovane e disilluso allievo) stanno per dare la loro vita in nome di un ideale: una società americana equa e giusta per tutti, incluse le minoranze etniche.

E’ il montaggio, insomma, a farla da padrone assoluto in questo film: non sono le scene di per sé, non è l’interpretazione di questo o quell’attore (per quanto i tre protagonisti principali siano bravissimi nei loro ruoli: Cruise nel cinico politico che a parole inneggia ai grandi valori americani ma in realtà pensa alla sua carriera; Streep nella giornalista disincantata, un tempo cronista d’assalto ed ora ridotta a velina del Potere pur di sbarcare il lunario a fine mese, sulla soglia del pensionamento e con madre a carico; Redford nel professore disilluso, che un tempo credeva che con i suoi libri potesse cambiare il sistema politico americano ed oggi spera solo di tirar fuori qualcosa di buono dai suoi studenti). ma è proprio l’interconnessione tra le scene, il continuo rimando dall’una all’altra che danno forza e vigore all’intero film.

Ed è ad un pubblico ben preciso che Redford si rivolge: non ai (pochi) americani repubblicani guerrafondai, non agli (ancor meno) americani liberal/democratici pacifisti, ma alla grande massa degli americani indecisi, disillusi, disincantati, come Todd, come Janine, come lo stesso professor Malley. A tutti, sembra porre la stessa domanda che ha posto al suo allievo: i tempi sono finiti, Roma sta bruciando. E’ ora di fare una scelta: tu, da che parte stai?

LA SCHEDA
Titolo originale: Lions for Lambs
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2007
Durata: 88′
Genere: Drammatico
Regia: Robert Redford
Sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan
Interpreti e personaggi

  • Robert Redford: Dr. Stephen Malley
  • Meryl Streep: Janine Roth
  • Tom Cruise: Senatore Jasper Irving
  • Peter Berg: Ten. Col. Falco
  • Michael Peña: Ernest Rodriguez
  • Andrew Garfield: Todd Hayes
  • Derek Luke: Arian Finch
    Produzione: Andell Entertainment, United Artists, Wildwood Enterprises
    Distribuzione: 20th Century Fox
    Fotografia: Philippe Rousselot
    Montaggio: Joe Hutshing
    Musiche: Mark Isham
    Scenografia: Jan Roelfs
    Costumi: Mary Zophres
    Sito ufficiale: www.lionsforlambs.unitedartists.com

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