Quando un robot diventa un Io?
Cinema, Film, Recensioni October 4th, 2007
LA TRAMA
Anno 2035, Chicago. Del Spooner (Will Smith) è un detective della squadra omicidi, uno di quelli tosti, come si dice, uno “cazzuto”. Single, tutte le mattine passa dalla vecchia nonna per la colazione e divora il pasticcio di patate che adora.
Spooner è un poliziotto vecchio stampo, non ama le moderne tecnologie (di cui farebbe volentieri a meno), si fida soprattutto del suo intuito, ma in particolare prova un odio viscerale per i robots per una vecchia storia che proprio non gli è andata giù.
Alla US Robotics, azienda leader del settore robotico, in quei giorni stanno per lanciare un nuovo modello di Robot, l’NS5, con l’obiettivo di raggiungere il ragguardevole rapporto di un robot ogni cinque umani. Il marketing dell’azienda è molto aggressivo, e l’offerta invitante: dateci indietro il vostro vecchio modello NS4 e vi daremo il nuovo NS5 gratis.
Proprio alla vigilia dell’uscita del nuovo modello, uno strano incidente coinvolge la mente più brillante della Robotics: il dottor Alfred Lanning (James Cromwell), inventore dei robots e creatore delle famose Tre leggi della robotica, cade dal suo ufficio all’interno del palazzo aziendale e muore. Tutto sembra indicare un suicidio, ma perchè lo stesso Lanning avrebbe lasciato un messaggio olografico nel quale richiedeva esplicitamente l’intervento del detective Spoon?
Fin da subito al detective l’idea del suicidio non è andata giù ed investigando insieme alla dottoressa Susan Calvin (Bridget Moynahan), una psicologa esperta di intelligenze artificiali, scopre che autore dell’omicidio è un particolare robot della serie NS5, Sonny (Alan Tudyk).
Il caso sembra risolto, ma il detective Spoon non è convinto: perchè il dottor Lanning ha voluto proprio lui per le indagini? come avrebbe potuto Sonny ignorare le famose tre leggi? che ruolo ha avuto in tutto questo il presidente della Robotics Bruce Greenwood (Lawrence Robertson) ? ma soprattutto, il super computer che gestisce tutte le attività e le infrastrutture aziendali, V.I.K.I., Virtual Interactive Kinetic Intelligence (Fiona Hogan) come mai non è intervenuta?
IL COMMENTO
Più che un film di fantascienza è un vero e proprio giallo-thriller, con la ricerca dell’assassino seguendo indizi apparentemente senza senso, colpi di scena, doppi o tripli giochi, verità nascoste, finale a sorpresa.
Il mix sembra buono: un futuro neanche tanto lontano con tecnologie all’avanguardia ma non così “fantascientifiche” da risultare impossibili, l’indagine con indizi, prove, presunti colpevoli e sospetti innocenti, scene d’azione da adrenalina pura (queste si, in alcuni casi “fantascientifiche”, come l’inseguimento di due camion pieni di robot NS5 lanciati all’inseguimento dell’auto del detective Spoon); insomma, c’è tutto.
Buona anche la scelta degli attori, con un Wil Smith che dopo MIB I e II si trova a suo agio in ruoli del genere, un po’ spaccone un po’ paladino della giustizia, un po’ ragazzo serio preso dal suo compito di salvatore del mondo e un po’ sciupafemmine, e soprattutto il buon vecchio James Cromwell che nella parte dello “scienziato pazzo” è assolutamente perfetto. Bravissimi poi tutti quegli attori che han dato volti, voci e movenze ai robot ed alle intelligenze artificiali.
Tecnicamente poi (regia, effetti speciali, fotografia) il film risulta essere godibilissimo e per certi versi anche “sopra le righe (davvero belle le “animazioni” dei robot, molto affascinante tutto quello che può dire e fare WIKI).
Ma è il “sensus” del film che colpisce più di tutto: può una intelligenza artificiale sviluppare una sua consapevolezza, al di fuori della sua programmazione? può mantenere un segreto? sognare? può arrivare a considerarsi unico? un “Io”? e se arriva a sviluppare una coscienza del Sè, chi assicura all’umanità che rispetterebbe le tre leggi della Robotica? ed essendo un “Io”, perchè dovrebbe rispettarle?
Oggigiorno gli studi sulla robotica sono molto avanti, ma quelli sull’intelligenza artificiale non hanno seguito lo stesso passo. E, date le attuali conoscenze tecnologiche, forse non sarebbero nemmeno in grado. Nel film Sonny e WIKI sono IA del tutto particolari, uniche nel loro genere (e questa si, è fantascienza), che pongono agli studiosi problemi molto lontani dal loro campo di applicazione in ambito scientifico, spostandosi su un piano etico, morale, fisolofico, finanche giuridico (ad es. nel caso della difesa della Robotics per riavere Sonny: è un robot, non un essere umano, quindi non può essere processato ma solo disassemblato).
Sotto questo punto di vista ci sono molte analogie con un film analogo, quell’Uomo bicentenario magistralmente interpretato da Robin Williams, che per altri motivi si pone, e pone all’umanità , le stesse domande: sono unico? sono un Io? posso essere considerato parte dell’umanità ? (non a caso, forse, alla fine del film Sonny rivolgendosi a Dan gli chiede “questo significa che siamo diventati amici?).
Ma c’è un rovescio della medaglia che forse è ancora più inquietante: perchè l’Uomo vuole arrivare a riprodurre qualcuno “a sua immagine e somiglianza”?
Forse perchè vuole sentirsi un Dio?
SCHEDA FILM
Titolo originale: I, Robot
Nazione: U.S.A.
Anno: 2004
Genere: Thriller, Azione
Regia: Alex Proyas
Sito ufficiale: www.irobotmovie.com
Produzione: John Davis, Topher Dow, Laurence Mark
Distribuzione: 20th Century Fox
Cast:
Will Smith: Del Spooner
Bridget Moynahan: Susan Calvin
Alan Tudyk: Sonny
James Cromwell: Dr. Alfred Lanning
Bruce Greenwood: Lawrence Robertson
Chi McBride: Luogotenente John Bergin
Jerry Wasserman: Baldez
Fiona Hogan: V.I.K.I.
Peter Shinkoda: Chin
Terry Chen: Chin
David Haysom: Robot NS4
Scott Heindl: Robot NS5
Craig March: Detective
Darren Moore: senzatetto
Shia LaBeouf: Farber
LINK E INFO UTILI
http://it.wikipedia.org/wiki/Io,_Robot_(Asimov)
http://it.wikipedia .org/wiki/Io%2C_Robot_%28film%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Tre_leggi_della_robotica
Tags: Alan Tudyk, Alex Proyas, Asimov, Azione, Bridget Moynahan, Bruce Greenwood, Chi McBride, Cinema, Film, Fiona Hogan, I Robot, James Cromwell, Jerry Wasserman, leggi robotica, Peter Shinkoda, Recensione, robot, Terry Chen, Thriller, Will Smith
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