Un fumatore morto è un cliente in meno
Cinema, Film, Recensioni September 13th, 2006
Il Film
Nick Naylor (Aaron Eckhart) é il rappresentante mediatico, nonché vicepresidente, dell’Accademia degli Studi sul Tabacco, una facoltà di ricercatori istituita dalla compagnia Big Tobacco per contrastare gli studi dell’American Lung Association (associazione per la tutela dei polmoni).
Nick fa parte di un terzetto, autoproclamatosi M.O.D, Merchants of Death (Mercanti di Morte), che una volta a settimana si riunisce per confrontarsi sui risultati ottenuti da ognuno. Gli altri due componenti del gruppo sono Polly Bailey (Maria Bello), esponente per gli alcolici e Bobby Jay Bliss (David Koechner), esponente del mercato delle armi da fuoco.
Avversario dichiarato di Nick è il senatore Ortolan (William H. Macy) che con la sua commissione al senato sta studiando la possibilità di far stampare sui pacchetti di sigarette il teschio con le ossa incrociate, simbolo di morte. Il capo di Nick, B.R. (J. K. Simmons), incarica il suo vicepresidente di studiare nuove strategie di comunicazione per combattere la “crociata salutista” contro le sigarette che da qualche anno impera negli USA.
Per rilanciare il mercato calante delle sigarette Nick ha l’idea di convincere il più potente tra gli agenti di Hollywood, Jeff Megall (Rob Lowe) a mettere in cantiere una pellicola che dovrà rinverdire i fasti del cinema dei bei tempi, quando tutti i divi fumavano come ciminiere e la sigaretta era un vero e proprio status symbol.
Il progetto è direttamente seguito dal – cosiddetto – capitano (Robert Duvall), il più importante ed influente tra i produttori di sigarette americane.
Nick porta con sé il figlio adolescente Joey (Cameron Bright), nel tentativo di recuperare un rapporto incrinatosi in seguito alla separazione dalla moglie. Tutto sembra procedere bene, ma Nick pecca di presunzione quando ignora i saggi consigli dei suoi amici: cede infatti alle grazie generosamente esibite da una giornalista rampante, Heather Holloway, (Katie Holmes), finendo sbugiardato in prima pagina, e con lui tutta la lobby del tabacco.
Nick viene allontanato dall’Accademia da B.R. (non godendo più nemmeno della “copertura” del capitano, morto proprio lo stesso giorno della pubblicazione dell’articolo), aggredito e rapito da eco-terroristi, mediaticamente linciato.
Proprio quando sta per gettare la spugna è proprio suo figlio Joey a ricordargli che “questo è il tuo mestiere, farti insultare ed odiare da tutti, rispondendo colpo su colpo con la forza delle proprie argomentazioni, discutendo all’infinito per difendere l’indifendibile”.
La prova del fuoco è l’audizione in commissione sanità al senato, proprio di fronte al rivale, senatore Ortolan: riuscirà Nick a tenere testa alla commissione e superare la prova?
La scena
La discussione tra i tre “mercanti di morte” sul numero di morti al giorno a causa dei prodotti delle rispettive multinazionali.
La frase
“Papà se finisco il tema restiamo alzati tutta la notte?”
“Questa è una transazione, non una discussione”
Il commento
Tratto dal romanzo “Si prega di fumare” di Christopher Buckley (Baldini Castoldi Dalai editore 1995) il film è un paradossale, brillante apologo, applicabile anche ad altri campi del vivere sociale, per dimostrare come si possa con successo difendere l’indifendibile, negando l’evidenza con la adeguata faccia tosta, mentendo spendo di mentire, facendo spettacolo e sfidando il buon senso con argomentazioni provocatorie purché divertenti. Come in politica, si sceglie l’involucro più scintillante, il sorriso più smagliante, la sicurezza di se, l’eloquio brillante.
L’argomento trattato dal film porta a riflettere sul tipo di società in cui viviamo, dove non è la verità a contare, bensì il modo in cui vengono presentati i fatti. Il segreto sta nel convincere la massa, non il diretto rivale. Nelle sue conversazioni con il figlio, Nick afferma che se si argomenta la propria tesi correttamente, non si è mai in errore. Se il confronto non può essere vinto, è sufficiente provare che sia sbagliata la tesi opposta per avvalorare automaticamente la propria (“a me piace la vaniglia, a te il cioccolato. a te basta il cioccolato? a me no. e non basta nemmeno la vaniglia. quello che voglio io è la libertà di scelta”. “Papa’ ma cosa c’entra? stavamo parlando di gelati!” “Tu parli di gelati, io parlo di libertà ”).
In realtà Thank You For Smoking ci parla di un’America che da tempo sta vivendo una crisi democratica, che pone interrogativi inquietanti su dove debba attestarsi la frontiera del bene collettivo di fronte al diritto individuale (“Tema: perchè il sistema di governo americano è il migliore del mondo?” “Puoi scrivere qualunque cosa, figliolo, qualunque risposta va bene, poichè non è dimostrabile che il nostro sistema sia il migliore del mondo”). Negli stati uniti il lobbying è una pratica istituzionalizzata che ha profonde radici nella storia del paese. Con questo termine si intende l’attività di pressione che grandi gruppi (banche, multinazionali, associazioni di vario tipo…) possono esercitare sulle decisioni dei politici del loro Paese. Attualmente a Washington si contano 35 mila lobbisti che fanno girare due miliardi di dollari l’anno e il cui rapporto con il governo è sempre più stretto dato che molti ex deputati vengono attratti da questo mestiere; il risultato è quello di una pesante intromissione dei gruppi di pressione nel lavoro legislativo. Nonostante il rigido controllo soprattutto fiscale cui è sottoposto chi fa questo lavoro, molti politologi cominciano a denunciare il fenomeno come pericoloso per la democrazia.
Thank You For Smoking, a differenza di altri film che si sono già occupati di lobby e multinazionali (uno su tutti, il mio preferito Erin Brockovich) ha il “pregio” di passare “dalla parte dei potenti”; in questo film non c’è il classico eroe “senza macchia e senza paura”, o “l’avvocato delle cause perse”, personaggi che spiccano tra la massa e, sposando la causa – qualunque essa sia – fino all’ultimo respiro riescono a far riunire intorno al loro carisma quei gruppi, o classi, vittime di un sopruso.
No, qui c’è il perfetto anti-eroe, il difensore di chi, oggi, è sotto processo: le multinazionali, i potenti, gli imperi economici. E allora, contro la forza della verità , si usa la bieca bugia, la falsità , la mistificazione, il raggiro, il riuscire a far passare per “normale” ciò he normale non è. (“Per noi un fumatore morto è un cliente in meno. Noi vogliamo i fumatori vivi!”)
E’ la lobby, bellezza.
La Scheda
Titolo originale: Thank you for smoking
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Commedia
Durata: 92′
Regia: Jason Reitman
Cast: Aaron Eckhart, Maria Bello, Cameron Bright, Adam Brody, Sam Elliott, Katie Holmes, William H. Macy, Robert Duvall, Rob Lowe
Produzione: Room 9 Entertainment, TYFS Productions LLC, ContentFilm
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 01 Settembre 2006
Tags: Aaron Eckhart, Adam Brody, Cameron Bright, commedia, Jason Reitman, Katie Holmes, Maria Bello, Rob Lowe, Robert Duvall, Sam Elliott, Thank you for smoking, William H. Macy
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