Facciamo il punto sul copyleft in Italia

Posted by loris on August 28, 2006 at 5:09 pm.

copertinaDiciamolo subito: il libro non è semplice, non è di facile lettura, non è immediatamente comprensibile. Pur scritto molto bene, con un lessico appropriato – e con una stampa efficace, il che non guasta – e pur con l’intento di divulgare quanto più possibile l’informazione in esso contenuta, resta comunque un libro “tecnico” (anzi, nell’attuale panorama editoriale italiano forse IL libro tecnico, visto che non mi risultano scritti analoghi che affrontino l’argomento con la stessa chiave di lettura) nel campo probabilmente più ostico tra tutti: la giurisprudenza.

Del resto l’autore, oltreché webmaster del sito www.copyleft-italia.it, Simone Aliprandi, si è laureato presso l’università di Pavia, facoltà di Giurisprudenza, con una tesi dal titolo “Open source e opere non software” per la cattedra di Diritto Industriale, ed il libro altro non è che una rivisitazione – ed ampliamento – della sua tesi, arricchita anche con i contenuti apportati dai vari partecipanti del movimento free software / opensource italiano con cui Aliprandi è entrato in contatto.

Insomma, per decidere di leggere (non dico di acquistare – che male comunque non sarebbe! – visto che, essendo rilasciato sotto licenza creative commons è disponibile gratuitamente online in formato .pdf) questo testo dovrete essere fortemente interessati agli argomenti trattati, ed in questo caso non ne resterete certamente delusi.

La prma parte del libro ripercorre, in modo abbastanza sintentico ma non per questo privo di interesse, la storia del movimento del free software, dell’open source e dei creative commons; sono cose, per chi segue l’argomento, decisamente conosciute, ma forse più dal punto di vista socioculturale che non giuridico ed è per questo, quindi, che una rilettura di taluni avvenimenti possono assumere in questo libro significati differenti.

I punti centrali della presentazione sostanzialmente sono:
1. le licenze copyleft, open source, creative commons etc, sono giuridicamente valide ?
2. data la loro origine anglosassone (americana in primis), come si conciliano con il diritto internazionale e con le legislazioni nazionali (ove queste differiscono nella sostanza dal sistema giuridico americano) ? in particolare in Italia?

L’autore è molto bravo a passare dalla teoria/filosofia/etica del diritto alle applicazioni pratiche, ed in questo in qualche modo riesce anche ad affascinare e sedurre il lettore (per quanto possibile in questi argomenti): parlare di “massimi sistemi” e riportarli alla cruda realtà delle aule dei tribunali non è cosa semplice, ma Aliprandi ci riesce benissimo.

Altro aspetto interessante, e molto valido, dell’impianto del libro è quello di distinguere l’applicazione dall’ambito software all’ambito non software, campo molto più vasto delle cosiddette “opere d’ingegno” nell’ambito dell’arte, della cultura, dello spettacolo.
Parlare di proprietà intellettuale, brevetti, copyright, applicati a software, libri, fotografie, brani musicali e tante altre forme di espressione della creatività umana (e come la si quantizza, la creatività ? e l’innovazione ? e la fantasia ?) cercando di dare il giusto valore ad un quid intangibile, è forse la differenza sostanziale tra l’impianto legislativo europeo e quello americano (dove tutto è brevettabile, commerciabile, monetizzabile – ultimamente, persino le forme di vita).

Molto importanti, poi sono alcuni episodi, fonti, chiavi di lettura offerte nel libro; una su tutte la risposta data da un giurista della Free Software Foundation (l’organizzazione voluta da Richard Stallmann autrice della GPL, General Public License, la pietra miliare delle licenze fs/os/cc) all’accusa mossa loro sull’inconsistenza delle licenze GPL che non reggerebbero la prova dell’aula di tribunale: “Il fatto che non sia mai stata citata in tribunale dimostra esattamente il contrario, ovvero che, essendo concettualmente inattaccabile, chiunque decidesse di appellarsi ne uscirebbe decisamente sconfitto”.

La parte conclusiva pone degli scenari interessanti (o forse, inquietanti): quale giustificazione ha l’attuale sistema di diritto d’autore, se non quello giuridico-economico ? è possibile tornare ad un concetto “puro” del diritto d’autore per disporre liberamente di questi diritti? I diritti dell’autore entrano necessariamente in conflitto con gli interessi pubblici?

In ambito teorico/filosofico le risposte sono (sarebbero) scontate: il problema adesso è riuscire a tradurle nei sistemi legislativi, nazionali ed internazionali.

Indice
PREFAZIONE
PRESENTAZIONE
PREMESSE CONCETTUALI
I. DINAMICA STORICA DEL FENOMENO COPYLEFT
II. IL SISTEMA DELLE LICENZE IN AMBITO SOFTWARE
III. COMUNICAZIONE, CREATIVITA’ E DIRITTO NEL MONDO DIGITALE
IV. IL COPYLEFT NELLE OPERE NON SOFTWARE
V. IMPLICAZIONI GIURIDICHE E PROSPETTIVE DEL FENOMENO COPYLEFT
BIBLIOGRAFIA
DOCUMENTI

Scheda libro
Copyleft & OpenContent – l’altra faccia del copyright
Simone Aliprandi
Edizioni PrimaOra (Lodi) 2005
Euro 12
pagine 176
ISBN: 88-901724-0-1
disponibile gratuitamente online con licenza Creative Commons
http://www.copyleft-italia.it/libro/Aliprandi-copyleft.pdf

Risorse Online
Sito web di Simone Aliprandi
http://www.copyleft-italia.it/

Interviste a Simone Aliprandi
http://permessodautore.it/?p=52
http://www.scarichiamoli.org/main.php?page=interviste/aliprandi

Recensioni del libro
http://www.copyleft-italia.it/stampa/index.htm

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