La “lenta” scoperta del Nuovo Mondo
Cinema, Film, Recensioni January 24th, 2006
Devo ammettere che, francamente, dai trailers mi aspettavo molto di piu’ (e devo riconoscere di aver sbagliato completamente epoca storica, continente e popolazioni, immaginando di avere a che fare con i conquisadores spagnoli in sudamerica nel 1500-1600 contro gli indios dell’amazzonia…); ci tenevo tanto a vedere questo film, convincendo anche una riluttante signora a seguirmi nell’avventura, che alla fine della proiezione quasiquasi ci son rimasto male …
trama
Siamo ai primi anni del XXVII secolo, epoca di grandi avventure dopo le scoperte dei nuovi mondi oltreoceano, ed epoca delle prime colonizzazioni del nord-america.
Alcune navi di Sua Maestà britannica arrivano in una piccola insenatura adatta allo sbarco, e qui fondano un insediamento che diventerà poi la città di Jamestown; ma nella zona vi e’ anche un insediamento di indigeni che non vedono proprio di buon occhio l’arrivo di questi stranieri dalla pelle diversa che, secondo i nativi, altro non sono che invasori.
I primi approcci sono piuttosto guardinghi da entrambe le parti, qualche scambio di doni, qualche sguardo storto, qualche provocazione, ma nulla di che; il capitano deve però ripartire per tornare in Inghilterra a prendere rifornimenti e soprattutto per trasportare altri coloni e far crescere così l’insediamento, e decide quindi di mandare un suo ufficiale, John Smith, a prendere contatto direttamente con il re dei nativi nel loro campo più grande.
Smith viene però catturato e portato alla presenza del re e del consiglio dei capi tribu’, e mentre questi stanno decidendo di ucciderlo e cacciare gli invasori, interviene in suo aiuto la principessa, figlia preferita del re, che credendo nella sua bontà ed essendo gia’ innamorata di quell’uomo forte e coraggioso, prende le sue parti e perora la sua causa al consiglio.
Smith resta per un lungo periodo presso il campo dei nativi, impara i loro usi e costumi, la loro lingua, e si innamora anche’gli della bella principessa; ma arriva il momento di tornare alla colonia, dove trova solo fame e miseria, un manipolo di disperati comandati da un fanatico del rigore militare e della disciplina ad ogni costo.
Il ritorno di Smith accende nuove speranze nel villaggio; il comandante viene ucciso e l’incarico di Presidente viene dato a Smith, il quale fara’ di tutto per salvare l’insediamento e per mantenere buoni rapporti con i vicini.
Il suo amore per la bella principessa suscita pero’ molte gelosie ed invidie soprattutto tra gli ufficiali che alla fine decidono di togliere il comando a Smith e dichiarare apertamente guerra ai nativi: solo il ritorno del capitano, con altri uomini ed armi, riuscirà a salvare la colonia costringendo i nativi alla tregua.
Ma per Smith e la sua bella principessa la storia non avrà lo stesso seguito …
commento
La trama dovrebbe prendere spunto dalla storia d’amore tra Pocahontas, una nativa-americana, e John Smith, soldato inglese; non conosco bene la storia, ma non mi sembra un grande adattamento (Pocahontas muore e viene seppellita in Inghilterra?), non vorrei che fosse stato ripetuto “l’errore di trascrizione” di Troy con l’Iliade (quel “liberamente tratto da”, o “ispirato a” e’ un po’ una “licenza di uccidere” un capolavoro letterario con una dozzinale riproduzione cinematografica).
Nel dettaglio, che dire di questo film: prima di tutto la location, davvero uno spettacolo della natura e bene ha fatto il regista a renderla praticamente la vera star del film: un tripudio di colori, soprattutto le diverse tonalità nei cambi di stagione e le differenze abissali tra le grandi distese verde-marrone degli spazi aperti americani e gli spazi grigi e angusti di una Londra già capitale europea per costruzioni e popolazione.
Poi, i costumi: bellissimi quelli dei coloni, imperdibili quelli dei nativi, così come le ricostruzioni dei villaggi indiani e della colonia inglese, sembrava davvero di essere in una “terra di frontiera”.
I punti dolenti, ahime’, tolgono davvero molto a questo impianto pur così curato: il film mi è parso lento, troppo lento, in alcuni momenti praticamente fermo (sic!); l’idea poi di dare voce ai pensieri dei protagonisti con delle voci fuori campo, mentre la camera spaziava sul cielo, sulle foglie al vento, sull’erba alta, con una tonalità di voce così bassa e mono-tono, quasi sussurrata … beh, c’è davvero mancato poco che un colpo di sonno mi facesse sprofondare nella comoda poltrona del multisala!
Due sono i paragoni che mi vengono in mente: Mission e Balla coi lupi. Entrambi parlano di viaggi in terre inesplorate, di zone di frontiera, dell’incontro tra popoli e culture diverse, dei “bianchi civilizzati dell’ovest/vecchio continente” a confronto con “indigeni/pellirossa/nativi primitivi e sottocivilizzati quasi fossero scimmie”; ma in questi due film anche le scene lunghe, lente, silenziose (la marcia di de niro con l’armatura sulle spalle mentre passa accanto alla cascata, o i pensieri di Costner nella sua casetta mentre disegna sul taccuino) hanno un pathos, una intensità emotiva, quasi una sacralità che il regista Malick, a mio parere, in questo film neanche lontanamente immagina.
Non so. Io non mi sento di cosigliarlo. Per vederlo dovreste essere proprio appassionati del genere … oppure aspettare un videonoleggio.
scheda
Titolo originale: The new world
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Avventura
Durata: 151′
Regia: Terrence Malick
Cast: Colin Farrell, Joe Inscoe, Jamie Harris, Michael Greyeyes, Jason Aaron Baca, Q’Orianka Kilcher, Eddie Marsan, Christian Bale
Produzione: New Line CinemaSunflower, Productions LLC
Distribuzione: Eagle Pictures
Tags: avventura, Christian Bale, Cinema, Colin Farrell, Eddie Marsan, Film, Jamie Harris, Jason Aaron Baca, Joe Inscoe, Michael Greyeyes, Q'Orianka Kilcher, Recensione, Terrence Malick, The new world
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