La curiosità, della mia signora e mia, era tanta, soprattutto perchè si narra di usi e costumi molto lontani dai nostri – e non solo geograficamente – , di un mondo antico e misterioso, pieno di fascino e di misteri, quale quello del Giappone Imperiale, anche se soltanto dei primi anni del Novecento.

In effetti, almeno da questo punto di vista, il film non ha deluso le aspettative, anzi. Davvero molto ben curati la fotografia, i costumi (splendidi i vestiti delle geishe!), la regia, il trucco; davvero bellissime le due protagonisti femminili, Ziyi Zhang e Gong Li (ma anche Michelle Yeoh mica scherza eh?!), con un applauso speciale per l’interpretazione davvero bella della seconda, molto più calda e passionale della prima; però, qualche dialogo un po’ più curato, qualche passaggio un tantino più veloce, qualche momento – diciamo così – un po’ più … esaltante … forse avrebbero reso migliore l’insieme dell’opera (che se vista, come noi, in seconda serata, rischia in qualche momento di far sprofondare in un sonno profondo nelle comode poltroncine dei moderni multisala …).

La Trama
Giappone, primi anni del Novecento. L’Impero giapponese è forse al suo massimo splendore e potenza militare nel Pacifico, ma tanta ricchezza non è certo equamente distribuita tra la popolazione che, quando alle già difficili e precarie condizioni di vita, viene colpita da qualche disgrazia – come la malattia di uno dei membri della famiglia – deve ricorrere a rimedi estremi.

E’ così che la famiglia della piccola Chiyo decide di vendere lei e la sorella maggiore ad un commerciante che le porterà a Kyoto per rivenderle alle Okiya, le case dove vengono istruite e preparate le geishe.

Qui Chiyo diventa una maiko, un’apprendista, ma deve sopportare le angherie di Hatsumomo (Li Gong), la geisha più famosa della Okiya, che già vede nella piccola, ma molto bella, Chiyo una terribile rivale.

E’ un susseguirsi di reciproche scorrettezze e dispetti, fin quando Chiyo, nell’ennesimo tentativo di scappare per ritrovare la sorella e tornare a casa, non viene smascherata da Hatsumomo (che pure “santa” non è, visto che si porta un giovane amante nella Okiya contravvenendo a tutte le regole delle geishe) e denunciata alla Madre (la proprietaria della Okiya), che punisce Chiyo togliendola dalle scuole e relegandola al ruolo di serva.

La vita sarebbe praticamente finita per Chiyo, se non fosse per Mameha (Michelle Yeoh), la geisha più famosa di Kyoto e principale rivale di Hatsumomo e della sua Okiya; Mameha decide di fare un accordo con la Madre dell’Okiya di Chiyo, prendendo la giovane allieva sotto la sua ala protettrice, insegnandole tutto quello che una geisha deve sapere, fino a farla diventare Sayuri Nitta, la geisha più famosa dell’intero Giappone.

Sayuri custodisce però nel suo cuore un grande segreto, l’amore per un uomo, il Direttore Generale (Ken Watanabe), al quale però non puo rivelare i suoi sentimenti perchè, come le ha insegnato la stessa Mameha “noi non diventiamo geishe per perseguire il nostro destino, diventiamo geishe perché non abbiamo altra scelta”.

Sarà l’arrivo della guerra sul suolo giapponese, la terribile bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, a spazzare via tutto quello che resta di questa antica tradizione, con le sue passioni ed i suoi intrighi, con i suoi segreti ed i suoi misteri, con le sue arti ed i suoi tempi lunghi; e toccherà proprio a Sayuri Nitta, alla fine della guerra e con l’occupazione americana in corso, a cercare di far rivivere quelle antiche tradizioni …

Il Commento
Forse se il regista avesse meglio caratterizzato alcune figure, come quella di Mameha ad es., la storia non ne avrebbe risentito, anzi. L’unica parte, a mio avviso, davvero riuscita è quella di Hatsumomo (ma credo dipenda dalla bravura dell’interpretazione di Gong Li, in alcuni momenti davvero molto brava).

E purtroppo, grave mancanza a mio avviso, anche alcuni passaggi importanti (come la guerra, ma soprattutto il dopoguerra, con Sayuri che rincontra la sua vecchia amica Zucca – ormai “convertita” al rockandroll, alle gomme americane e al taglio dei capelli all’occidentale – o Mameha che ormai si dedica ad affittare le camere, e vorrebbe ridare vita alle vecchie tradizioni secolari) avrebbero necessitato di ben più spazio.

Certo, il finale (scontato, direi) è il classico lieto fine che piace tanto ai romantici amanti delle lovestories, ma il quadro tratteggiato dallo sceneggiatore avrebbe dovuto essere molto più a tinte fosche rispetto ai colori pastello del bellissimo giardino delle scene conclusive.

Con l’arrivo degli americani come vincitori, le “mode” importate quasi a forza, cose resta delle antiche sale da thé e dei bellissimi vestiti di seta di mille colori ?

La Scheda
Titolo originale: Memoirs of a geisha
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 140′
Regia: Rob Marshall
Cast: Ziyi Zhang, Ken Watanabe, Kôji Yakusho, Michelle Yeoh, Kaori Momoi, Youki Kudoh, Li Gong, Kenneth Tsang
Produzione: Lucy Fisher, Douglas Wick
Distribuzione: Eagle Pictures

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