Qualcosa di nuovo bolle sui doppini di rame delle linee telefoniche o tra le fibre ottiche dei cavi “ad alta velocità ”: da alcuni mesi si fa un gran parlare intorno ad un arcano concetto, la cosiddetta “neutralità della Rete”. Di cosa si tratta? Per comprenderlo meglio occorre fare un passo indietro e spiegare, seppure sommariamente, il funzionamento di base della rete Internet.
La base della comunicazione telematica è definita da un protocollo standard, il TCP/IP (Transmission Control Protocol/Internet Protocol), ovvero il sistema che “spezza” l’informazione in diversi pacchetti di dati, li “spedisce” attraverso la rete e li “riassembla” a destinazione. Fisicamente, questi pacchetti di dati corrono lungo le linee telefoniche (o delle linee dati appositamente create), mentre più recentemente sono subentrate le trasmissioni via satellite e attraverso i cellulari di ultima generazione (Universal Mobile Telecommunications System UMTS). A prescindere dal mezzo fisico (doppino, fibra ottica, etc), l’insieme di queste tecnologie è ciò che viene definita “l’infrastruttura” della Rete, gestita dalle grandi compagnie di telecomunicazioni o TelCo.
Questo sistema ha continuato a funzionare nel medesimo modo dalla sua creazione ad oggi, le TelCo gestiscono la parte fisica della Rete, gli Internet Service Providers (ISP) gli accessi ed i gestori di contenuti le risorse che possiamo trovare in Internet, e finora tutti i soggetti in campo hanno avuto modo di lucrare e fare affari, mantenendo il sistema in un sostanziale equilibrio tra le parti.
Ma con l’avvento delle linee veloci (DSL, Digital Subscriber Line) sono aumentati in modo esponenziale sia il numero degli utenti sia le richieste di questi di contenuti multimediali (audio e video); agli ultimi arrivati non bastano più testi e foto, vogliono suoni, immagini in movimento, “effetti speciali”, e per questi occorrono infrastrutture sempre più potenti, veloci … e costose.
L’equilibrio del sistema si è rotto, a farla da padroni ora sono le grandi majors dell’industria dell’info-entertainmnet, i gestori di contenuti quali le case discografiche, le produzioni cinematografiche, le società editoriali le quali, grazie a due grandi innovazioni tecnologiche come la digitalizzazione (che permette una duplicazione in tempi e costi molto contenuti) e la rete Internet (che permette una rapida diffusione a livello quasi planetario pressoché in tempo reale), riescono a perseguire il massimo profitto a costi ridottissimi. Dall’altra parte, alle TelCo sono richiesti ingenti investimenti in infrastrutture per potenziale la risorsa Internet lasciando loro pochi spiccioli di guadagno (si fa per dire!). Come vogliono le regole del dio-mercato, è logico che le Telco abbiano qualcosa da (ri)dire in proposito.
Ed ecco quindi la recente proposta, avanzata al Congresso USA dalle grandi compagnie di telecomunicazione, di una rete Internet a “due velocità ”: l’utente che paga (di più) potrà utilizzare corsie preferenziali per la consegna dei sui “pacchetti di bit” a destinazione, mentre l’utente che non sottoscriverà queste ipotetiche forme di abbonamento dovrà pazientare ed aspettare il suo turno per vedere i suoi pacchetti consegnati.
La vera innovazione con l’avvento della rete Internet è stata quella di avere una risorsa pressoché illimitata, accessibile a tutti alle stesse condizioni e soprattutto, una volta collegati alla rete, uguale per tutti: sono questi fattori che hanno favorito la condivisione dei saperi, la crescita della rete stessa come “bene comune” patrimonio di tutti, favorendo la partecipazione dal basso e la democratizzazione dei processi di conoscenza. E’ l’insieme di tutto questo ciò che oggi si può definire la “neutralità della rete”, uno strumento a disposizione di tutti alle stesse condizioni. E non è un caso se guru informatici del calibro di Vint Cerf (il papà di Internet) e Berner-Lee (il papà del World Wide Web) da subito sono scesi in campo in favore della neutralità della Rete; Berner-Lee ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Toronto Star “Internet rischia di perdere la sua più importante caratteristica ovvero la sua struttura aperta”, mentre Cerf, in una lettera aperta sul suo blog ufficiale, sostiene “Il grande impatto sociale ed economico del successo di Internet è dovuto alla sua stessa architettura: Internet è nata per non avere nessun tipo di controllore che ne vigili i servizi ed i contenuti. Internet, così come la conosciamo”, continua nella lettera, “è riuscita a portare grandi innovazioni tecnologiche perché non esiste alcun filtro tra due punti della Rete. Le leggi e le nuove norme messe a punto dalla commissione sulle telecomunicazioni del parlamento dagli Stati Uniti”, conclude, “mettono a rischio il futuro del network”.
Per il momento sembra tutto fermo al Congresso USA, con un rinvio di cinque anni per permettere alla Federal Communications Commission (FCC) i necessari studi del caso; ma questa “tregua armata” non sembra presagire nulla di buono visto che le TelCo già cantano vittoria.
E’ davvero vicina la fine di Internet così come l’abbiamo conosciuta ?










