L’eredità di Tiziano
Libri, Recensioni November 10th, 2005
“…Nel silenzio rotto solo dal frusciare delle auto
sull’asfalto bagnato della strada
e da quello delle suore sul linoleum del corridoio,
mi venne in mente un’immagine di me
che da allora mi accompagna.
Mi parve che tutta la mia vita fosse stata
come su una giostra:
fin dall’inizio m’era toccato il cavallo bianco
e su quello avevo girato e dondolato a mio piacimento
senza che mai, mai qualcuno fosse venuto a chiedermi
se avevo il biglietto.
No. Davvero il biglietto non ce l’avevo.
Tutta la vita avevo viaggiato a ufo!
Bene: ora passava il controllore,
pagavo il dovuto e, se mi andava bene,
magari riuscivo anche a fare…
un altro giro di giostra.”
Tiziano Terzani – Un altro giro di giostra (retro di copertina)
INTRODUZIONE
Mi sono bloccato. Ho impiegato quasi quattro mesi a leggere questo libro, e ne son passati quasi due da quando l’ho finito prima di decidermi a cercare di riordinare le idee su questo foglio bianco.
Nel frattempo ho scritto di vacanze, film, cellulari, di concerti rock e di spettacoli teatrali … ma il pensiero restava fisso lì, sulle ultime parole di Tiziano, centellinate nel tempo, pagina per pagina, parola per parola.
Ho visto il suo dvd “Anam, il senzanome” (di cui ho gia’ scritto), ho visto il suo vhs “Il kamikaze della pace” (di cui scriverò penso a breve); vederlo “di persona”, ascoltare le sue parole, osservare le immagini delle sue case, a Orsigna in Toscana e sul monte Himalaya, scene e suoni che – per quanto mi abbiano colpito (anche perchè ormai postume) – non hanno avuto su di me lo stesso effetto di questo, ultimo, libro.
Perchè ha avuto tutto questo effetto su di me?
IL LIBRO
Cinquecentosettantotto pagine che racchiudono gli ultimi anni di vita di Tiziano, raccontati non in prima ma in primissima persona, la sua parte più nascosta, intima, profonda, sfuggente. Quella piena di dubbi, di paure, di domande sul senso della vita, sul suo matrimonio, sulle piccole miserie umane come sui grandi drammi della nostra specie…
E’ il racconto di un viaggio. Anzi, di più viaggi: quello fisico, in giro per il mondo alla ricerca di qualcosa che riuscisse a sconfiggere la sua sete di sapere, e quello intimo, alla ricerca del suo vero Io, l’Io più profondo, l’Io che trascende dal Se’.
L’occasione, drammatica, per l’inizio di questi percorsi è la scoperta, inattesa, del peggiore dei mali: cancro. Inguaribile, incurabile, senza speranze. I medici di New York (gli “aggiustatori”, come li chiama Tiziano nel libro) glielo avevano detto fin da subito: possiamo allungare il tempo di qualche mese, forse qualche anno, ma non ci sono speranze, prima o poi …
Tiziano il viaggiatore, Tiziano il cercatore, Tiziano il narratore. Tiziano innamorato dell’Asia, della sua cultura, dei miti e delle leggende, del sovrannaturale (lui, praticamente ateo) che da’ risposte laddove le scienze umane falliscono e restano mute, senza risposte. Eppure questo Tiziano, così perdutamente innamorato delle discipline asiatiche, non ha dubbi nel momento del bisogno: meglio la moderna medicina occidentale alle chiacchiere, per quanto meravigliose e seducenti, ed agli intrugli di sedicenti maghi e guaritori.
Sceglie quindi il centro specializzato più prestigioso e all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione sulle terapie per la cura del cancro, e si offre a questi medici dando loro la massima fiducia … fino a rendersi fisicamente irriconoscibile persino a se stesso, guardandosi in uno specchio.
Da qui Tiziano capisce: capisce che gli ultraspecialisti medici americani potranno (forse!) curare una parte del suo corpo, del suo involucro esterno, ma l’essenza di Tiziano, quella che qualcuno chiama “anima”, chi la cura? chi lo aiuterà ad accettarsi per quello che, oggi, è diventato?
Non ha quindi che una unica soluzione: per cercare una risposta deve rimettersi in viaggio, riprendere il cammino.
un cammino che lo porterà in India, Thailandia, Filippine, Hong Kong, fino all’Himalaya, dove troverà finalmente una sistemazione sulle pendici della Grande Montagna, lassù, in solitudine, nelle nuvole …
COMMENTO
E’ difficile riuscire a commentare le sensazioni che questo libro riesce a suscitare durante la lettura, ricco com’è di racconti, episodi, riflessioni personali, aneddoti, poesie, canti religiosi e quant’altro. In pochi anni, tanti quanto è durata la sua malattia, è riuscito a condensare una esperienza di vita (come se la sua non fosse già così ricca!) che, credo, nessuno potrebbe accumulare nell’intera sua esistenza.
Un percorso individuale, quello di Tiziano, che lo porta al massimo del paradosso, come dice egli stesso: “dopo aver passato una intera vita a farmi un nome e a difenderlo, in un piccolo ashram sperduto nel cuore dell’India ho capito chi fossi veramente, Anam, il senzanome”.
E’ possibile una simile “conversione” ? riuscire ad arrivare così in fondo dentro a se stessi da scegliere di togliersi di dosso l’ultimo vestito che ci resta: la propria identità .
Eppure è questa la scelta fatta da Tiziano, una profonda accettazione del proprio essere malato, non con spirito di rassegnazione o con pessimismo cosmico, ma come una parte fondamentale della propria esistenza.
Quello che ci lascia con questo suo ultimo scritto è una vera e propria eredità : i viaggi alla scoperta di mondi “altri”, la conoscenza di altri popoli, altre culture, altre religioni, miti e credenze, ma soprattutto profonde riflessioni sul senso della vita e della morte, tra stili di vita occidentali, pervasi ormai dalle tecnologie postindustriali, a confronto con antiche filosofie orientali di cui si perde la conoscenza nella notte dei tempi. E al centro di tutto questo l’uomo, con le sue spinte alla ricerca, alla scoperta, alla conoscenza, che lo portano però al contempo lontano dall’oggetto del suo cercare: se stesso.
SCHEDA LIBRO
Autore: Tiziano Terzani
Titolo: Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo
Anno: 2004
Editore: Longanesi & C.
Collana: Il Cammeo
Pagine: 578
Prezzo: € 18,50
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Pagina ufficiale
Tags: Libro, Longanesi, Recensione, Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra
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