Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore,
ma non ho creato dolore.

Fabrizio De André, Il Testamento di Tito
(da “La Buona Novella”, 1970)

Speravo davvero di riuscire a vedere questo film al cinema, ma nella mia città non è passato o, se è uscito nelle sale cinematografiche locali, è stato proiettato davvero per pochissimi giorni, al punto da non fare in tempo a rendermene conto.
Comunque sia, ieri pomeriggio – stante la entrante scarsezza estiva di programmazione tv – sono riuscito a trovarlo a noleggio e quindi vederlo in santa pace con la mia metà.

Perchè vederlo. Per due buoni motivi, almeno per me: primo, l’attore protagonista, Liam Neeson, scoperto nel film “Michael Collins”, e lodato in “Schindler’s List”; secondo, per la figura narrata, il controverso dott. Alfred Kinsley. Ma chi è Kinsley, meglio noto come “The Doctor Sex” ?

L’UOMO [1]
Alfred Charles Kinsey nasce a Hoboken, New Jersey, nel 1894 da Alfred Seguine Kinsey e Sarah Anne (Charles) Kinsey.
L’infanzia di Alfred non fu molto felice: malattie, diagnosi errate su problemi cardiaci tennero il bambino lontano dallo sport. Amava però la natura e per questo entrò nei Boy Scouts, dove rimase anche come consulente. La madre era una donna molto devota ed il padre un pastore metodista, e sessuofobo.

Il padre voleva che Alfred studiasse ingegneria. Ma il giovane Kinsey era appassionato di biologia, che studiava addirittura di nascosto ed il suo eroe era Charles Darwin. Questa sua passione gli consentì di ottenere una borsa di studio al Bowdoin College, Maine, in biologia e psicologia (1916). Questo provocò la rottura con il padre. Seguì poi una laurea in tassonomia ad Harvard (1919, magna cum laude).

Fu chiamato dalla Indiana University nel 1920 come Assistant Professor di zoologia, dove si fece una solida reputazione accademica attraverso la ricerca sulle vespe delle galle e attraverso i suoi libri di biologia per la scuola superiore.
La sua specialità era la tassonomia, cioè la classificazione delle specie e lo studio delle variazioni individuali.

Nell’Indiana conobbe Clara Brachen McMillen, brillante studentessa di chimica, che poi sposerà nel 1921. Avevano in comune l’amore per la musica e la campagna. Da questo matrimonio nacquero quattro figli, anche se il maggiore morì di diabete prima di compiere i quattro anni.

Nel 1930 Kinsey era considerato il massimo esperto mondiale nello studio delle vespe delle galle ed un affermato genetista.

Kinsey morì nell’agosto del 1956 a 62 anni per un attacco di cuore. I suoi allievi continuarono a portare avanti la ricerca fino al 1963, pubblicando altri tre volumi sull’argomento, fra cui Male and Female, tradotto in molte lingue [2].

LO SCIENZIATO [1]
Nel 1938 l’associazione studentesca femminile si fece promotrice della proposta di inserire presso l’Università dell’Indiana, un corso sul matrimonio chiamato ‘Marriage and Family’. Kinsey fu invitato a coordinare questo Corso e da lì cominciò il suo interesse per lo studio dei rapporti sessuali, cominciando dalla raccolta di storie ed esperienze raccontategli dai suoi stessi studenti. Cominciò così una ricerca che lo portò ad esplorare circa 18.000 casi.

Nel 1941 il lavoro pionieristico di Kinsey aveva trovato anche cospicui finanziamenti, grazie ad Alan Gregg del National Research Council (facente capo alla Fondazione Rockefeller). Con questi fondi fu possibile assumere altri ricercatori: Clyde Martin e Wardell Pomeroy. Nel 1947 l’Istituto universitario che faceva studi sulla sessualità, l’Institute for Sex Research, divenne un’associazione no profit affiliata all’Università dell’Indiana ed in quello stesso anno al gruppo di ricerca si aggiunse anche Paul Gebhard.

Con i primi due ricercatori Alfred Kinsey scrisse il primo libro, quello sul comportamento sessuale maschile, dal titolo originario Sexual Behavior in the Human Male, meglio conosciuto come ‘Il rapporto Kinsey’.
Cinque anni più tardi arrivò il corrispondente volume riguardante gli studi sulla femminilità femminile, Sexual Behavior in the Human Female, conosciuto come il ‘secondo Rapporto Kinsey’.
Nel 1949 si unì al gruppo anche un fotografo, William Dellenback, che doveva documentare la sessualità negli animali.

LA RICERCA E LE CRITICHE
Siamo in un periodo piuttosto delicato della storia americana, compreso tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda (fine anni ’40, primi anni ’50), dove il puritanesimo e la religione cristiano-metodista, profondamente sessuofobi, la fanno da padrone e facilmente si sposano con il periodo politico ancora oggi conosciuto con il nome di “maccartismo” (dal senatore McArthy), una vera e propria “caccia ai comunisti”, spesso identificati – guarda caso! – con omosessuali, pedofili, pervertiti di qualcunque risma. Il solo parlare di sesso era tabù, e l’ignoranza imperversava soprattutto tra i giovani (e con essa le malattie veneree, in particolare la sifilide, vera piaga della gioventù americana); tutto quello che poteva generare “prurito sessuale” era bandito (ne sanno qualcosa i primi cantanti di rock&roll, come Chuck Berry e soprattutto Jerry Lee Lewis). Il gruppo di studio di Kinsley naturalmente non sfuggì ai bigotti, e sul ricercatore se ne disse di tutto e di più, un omosessuale, un sadomasochista, un voyeur, un perverito, finanche un pedofilo.
Per non parlare dei suoi metodi di ricerca, dove fu accusato di aver falsato i risultati, di aver usato un campione non rappresentativo, di utilizzare tecniche e metodiche (come video e foto) assolutamente inappropriate.

Non ci sono prove certe di tutte queste illazioni (l’unica causa intentata all’Istituto di Ricerca fu per aver acquistato materiale ritenuto pornografico all’estero, e questa causa fu vinta dall’Istituto nel 1957 presso la Federal District Court); sta di fatto, al contrario, che ancora oggi Kinsey è ritenuto uno dei “padri fondatori” della moderna sessuologia clinica, e della ricerca sociologica sul campo.
A lui si deve la costruzione di un questionario anamnestico, e la costruzione della “Heterosexual/ Homosexual Rating Scale,” una scala a sette punti, dove si misura la sessualità e le eventuali tendenze omosessuali di un soggetto, entrambi ancora oggi utilizzati. I due “Rapporti Kinsey” (sui comportamenti sessuali al maschile e al femminile) vengono ancora citati come unico esempio di ricerca sociologica di una così vasta portata in quanto a numero di casi presi in esame (e mai nessuna ricerca, in nessun campo, ad oggi si è lontanamente avvicinata a questo numero). Sempre a Kinsey si deve la metodologia di preparazione degli intervistatori, l’attenzione alla “neutralità delle domande”, alla postura fisica, alla comunicazione non verbale, etc.
Insomma, la ricerca di Kinsey va ben aldilà dei semplici contenuti emersi sui comportamenti sessuali, discutibili o meno che siano: Kinsey ha prospettato metodologie, strumenti, ipotesi di lavoro, tecniche di addestramento, tutto un bagaglio di metodiche che ancora oggi vengono utilizzati nel campo delle scienze umanistiche.

Basti pensare (ed è ben espresso questo concetto nel film, proprio a proposito della seconda ricerca, quella sui comportamenti sessuali delle donne), che bisognerà attendere il 1966 per avere una seria e documentata ricerca sulla risposta sessuale al maschile e al femminile, grazie a Masters&Johnson che con le loro osservazioni cliniche riuscirono a spiegare il funzionamento degli organi genitali femminili (del tutto sconosciuti ai tempi di Kinsey); e basti ancora pensare che, dopo queste due ricerche, quella di Kinsey e quella di M&J, nulla più è stato fatto in questo campo con altrettanto rigore scientifico.

IL FILM
Tutto quanto sopra citato è sostanzialmente raccontato nel film di Bill Condon; l’infanzia turbolenta nei difficili rapporti con il padre e la scoperta della natura e dell’osservazione scientifica; il rapporto con la moglie Clara Brachen McMillen (l’attrice Laura Linney), affettuosamente chiamata “Mac”, i primi corsi agli studenti dell’università dell’Indiana e l’inizio della ricerca sui comportamenti sessuali, il definirsi del gruppo di ricerca e le difficoltà a reperire fondi, le prime pubblicazioni.

Ma anche la vita più intima, privata, di Kinsley, come le sue iniziali difficoltà sessuali con la moglie, le perduranti difficoltà relazionali con i figli, soprattutto con il maschio terzogenito, il controverso rapporto con il padre, i rapporti omosessuali con il suo primo assistente Clyde Martin e le diverse perversioni (vere o presunte che fossero), come il voyeurismo e il masochismo. Solo sulla presunta pedofilia – o comunque sulla sua accettazione di tale perversione – il regista mette un punto fermo, quando Kinsey intervista un pedofilo (kenneth brown) che teneva traccia delle sue azioni in un diario, alla cui affermazione “lei ha detto che ognuno è libero da fare ciò che gli pare”, fa rispondere “non ho mai detto questo. ho detto che ognuno è libero per sé, ma non può far fare ad altri ciò che non vogliono o non sono in grado di capire”.

Un film, insomma, che tratta bene i chiaroscuri della vita di Alfred Kinsey, lasciando poco o nulla al caso, ma cercando di riproporre fedelmente anche gli aspetti più controversi, seppure mai effettivamente comprovati. Un film davvero molto ben interpretato da Liam Neeson e da tutti gli altri attori del cast, ognuno con la giusta caratterizzazione ed il giusto spazio nello svolgersi della trama, una trama pregna di significato, sottolineato da dialoghi importanti, caratterizzanti soprattutto la cultura del tempo, l’aria che si respirava negli anni ’40 in America.
Molto bella, infine, la tecnica di alternare riprese in bianco e nero a riprese a colori, in modo da staccare le parti della “narrazione” dalle parti della “storia”.

IL COMMENTO
Inutile a dirsi, ma questo film è stato ampliamente discusso e dibattuto, soprattutto in America dove un nuovo spirito maccartista sta infuriando. Si è cercato di censurare il film in tutti i modi, lettere accorate sono state scritte direttamente al protagonista Neeson affinché rinunciasse al progetto, boicottaggi e campagne stampa contro la produzione a tutto tondo. Se fate una ricerca su google, ne troverete a iosa, io vi segnalo solo un articolo, tanto per farvi rendere conto della situazione [4].

E’ incredibile a dirsi, ma a distanza di oltre sessant’anni … sostanzialmente non è cambiato nulla.
Ultima controprova: dopo tutto il parlare di questo film ai tg e sui quotidiani, e l’infuriare della polemica sul finire dell’anno scorso, qualcuno ha più visto/sentito nulla? un trailer, un articolo di presentazione all’uscita del film nelle sale, un servizio in tv … ma soprattutto: qualcuno si è accorto che questo film è uscito anche in Italia ?!

SCHEDA FILM
Titolo originale: Kinsey
Nazione: U.S.A, Germania
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 118′
Regia: Bill Condon
Sito ufficiale: www2.foxsearchlight.com
Cast: Liam Neeson, Laura Linney, Chris O’Donnell, Peter Sarsgaard, Timothy Hutton, John Lithgow, Tim Curry, Oliver Platt
Produzione: Qwerty Films, American Zoetrope, N1 European Film Produktions GmbH & Co. KG, Pretty Pictures
Distribuzione: 20th Century FoxNOTE

NOTE
[1] tratto da
http://www.psicolinea.it/p_p/alfred_kinsey.htm
[2] La home page del Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana

[3] un estratto a cura di Virginia Johnson qui

[4] Un interessante articolo tratto da “La Repubblica

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