w3cSembra ieri, eppure sono passati già quindici anni. All’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse un personal computer, e intanto, in un angolo remoto del mondo, un distinto signore inglese stava realizzando quella che, oggi, è riconosciuta come l’invenzione del nuovo millennio: è il tredici novembre del 1990, infatti, quando Tim Berners-Lee realizza la prima pagina web che l’uomo abbia mai visto. Circa un mese dopo vedeva la luce anche il secondogenito, il primo webserver; il World Wide Web era nato. La città che ha visto la genesi di questo evento destinato a cambiare il nostro stile di vita è Ginevra, il luogo deputato – e mai fato fu più fortunato – il CERN, prestigioso centro di ricerca internazionale.
Berners-Lee realizzò questo piccolo gioiello quasi per caso, e forse inizialmente neanche immaginava quanto la sua invenzione potesse diventare così importante ed in così poco tempo; ufficialmente avrebbe dovuto occuparsi di riordinare ed organizzare la grande quantità di documenti del laboratorio per rendere più efficiente la consultazione. Aveva già realizzato un lavoro analogo, un software denominato Enquire che catalogava schede di ricercatori e lavori scientifici collegandoli tra loro, ma era un software centralizzato con i dati inseriti in un unico computer. Al Cern il problema era un altro: le equipe lavoravano in tempi e modi diversi, utilizzando anche diversi computer che tra loro non erano in grado di comunicare. Come risolvere il problema?
Berners-Lee fu geniale in questo, combinare la tecnologia esistente per ottenere un nuovo risultato. L’Ipertesto ed il protocollo di comunicazione di Internet erano infatti già noti e molto usati, ma singolarmente: nessuno aveva mai pensato a combinarli insieme per avere un meta-linguaggio in grado di superare le specificità dei singoli computer per farli comunicare tra loro. Berners-Lee realizzò quindi i tre mattoncini fondamentali della grande ragnatela: il linguaggio html (HyperText Markup Language), l’uri (Universal Resource Identifier) o url (Uniform Resource Location), e l’http (HyperText Transfert Protocol).

Basta un semplice click
Era il 1994, avevo da poco preso il mio primo computer per scoprire le meraviglie della tecnologia cosiddetta Fidolike (dal nome della principale rete amatoriale al mondo, FidoNet) attraverso i Bullettin Board System (BBS), quando il mio mentore telematico mi mostrò l’ottava meraviglia del mondo: “vedi questa parola sottolineata? Se io ci clicco sopra, oplà! Siamo in Australia! Ti rendi conto ? Basta un semplice click e giri il mondo”.
Abituato allo schermo nero con le scritte in bianco del MS-DOS montato sul mio pc386, strabuzzavo gli occhi davanti ad un software grafico con cui potevo vedere delle immagini: era Mosaic, il primo web browser con cui il World Wide Web usciva dagli angusti spazi delle università e dei centri di ricerca per arrivare a noi comuni mortali. Si poteva “cliccare” sopra una parola, o una immagine, e si veniva proiettati dall’altra parte del mondo, dove altre persone stavano facendo probabilmente la stessa cosa che facevamo noi due in quella piccola stanza di una qualunque città da questa parte del globo.
Mosaic ebbe vita breve, già l’anno successivo fu sorpassato dal browser di Netscape mentre in America le prime aziende, come Amazon e Ebay, fiutavano l’affare e si buttavano a capofitto nel dotcom; stava nascendo la new economy.

Ancora non riuscivo a capacitarmi di cosa stesse accadendo intorno a noi che già mi ritrovavo a correr dietro all’ultimo computer uscito, al software più evoluto, al modem più potente, alle offerte telefoniche più allettanti. Ed era solo l’inizio.
Imparai anche le nozioni di base del linguaggio html, e che soddisfazione riuscire a realizzare la mia prima pagina web, scarna, semplice, anche banale. Poi arrivarono anche i webeditor, software che traducono in html quello che tu inserisci in un apposito spazio (qui il titolo, là una immagine, in mezzo il testo, a fondo pagina i link per tornare indietro o andare avanti, …): la questione non era più “come”, ma “cosa” fare, e soprattutto “perchè” (già: che ci scrivo su quel “foglio bianco” che potenzialmente potrebbe leggere il mondo intero !?).

La famiglia cresce
Dal primo semplice linguaggio html con cui poter realizzare pagine web statiche tante cose sono cambiate: è arrivato il javascript, l’xhtml, il css; le pagine web “si muovono”, luccicano, restituiscono “effetti speciali” sempre più belli e accattivanti. Con Atom e RSS possono anche “parlare” tra loro, scambiarsi informazioni senza che noi ci dobbiamo preoccupare più di cercare nella grande ragnatela un documento interessante e “collegarlo” al nostro attraverso un link da aggiornare periodicamente. Possiamo comunicare con altri utenti, tramite ad esempio i webforum, magari per scambiare opinioni o pareri sulla pagina che stiamo leggendo; possiamo anche scrivere un documento a più mani, con la tecnologia wiki, e creare un “sapere enciclopedico” a disposizione di tutti; oppure possiamo tenere il nostro diario personale, con i blog, per raccontare le nostre avventure, i nostri viaggi, le nostre riflessioni personali a chi avrà la bontà di venire a trovarci. Tutto questo può essere ulteriormente arricchito da immagini, suoni e filmati perchè nel frattempo anche la struttura di supporto del mondo virtuale si è evoluta con la banda larga, la tecnologia DSL.
Oggi il World Wide Web è forse la più grande risorsa a disposizione dell’umanità per la condivisione dei saperi, per mettere in comune con l’altro quanto è in nostro possesso. Ed in questo, il sogno quasi utopistico di Berners-Lee si è davvero avverato.

L’informazione deve essere libera
E’ lo stesso Berners-Lee, nel suo libro “L’architettura del nuovo web”, a spiegarlo: il World Wide Web è un potente strumento di democrazia, dove l’utente può non essere solo un lettore passivo di un contenuto proposto da altri, ma può diventare parte attiva nella costruzione del sapere condiviso dalla Rete. Usando le sue stesse parole «la visione che avevo del web era che ogni cosa fosse potenzialmente connesso con ogni altra cosa (anything with anything). Una visione che ci dà una nuova libertà e ci permette di crescere più rapidamente di quando siamo impastoiati in sistemi di classificazione gerarchica».

E’ quindi fondamentale per Berners-Lee l’elemento sociale di questo strumento, la possibilità cioè che gli uomini possano creare tra loro reti e connessioni che, fino all’avvento del web, non erano neanche lontanamente ipotizzabili. E se l’uomo riesce a socializzare il suo pensiero, a condividere il suo sapere, a costruire il bene comune, allora davvero “il computer può rendere la vita in meglio”.

Per far si che tutto ciò si avverasse, Berners-Lee ha pensato bene di tutelare gelosamente il suo sogno, realizzando il Consorzio W3C ed affidando ad esso lo studio e l’evoluzione del web. Ancor oggi, a distanza di quindici anni da quella prima pagina in html, Berners-Lee – diventato baronetto in patria e pluripremiato in giro per il mondo per il suo bellissimo regalo all’umanità – come direttore del Consorzio partecipa attivamente alla crescita del World Wide Web, portandosi però dentro un terribile cruccio: «A volte vorrei proprio non aver messo quel doppio slash negli indirizzi, perché è un po’ ingombrante».

Grazie Tim, e buon compleanno Web.

Articoli di approfondimento
WWW, quindici anni di vita libera e spericolata, di Pietro Greco

Buon compleanno Web
Sono passati quindici anni dalla pubblicazione della prima pagina Web ad opera di Sir Tim Berners-Lee, Stefano Gargano Virgilio Computer

13 novembre 1990 Oggi è nato il web
Quel giorno Tim Berners-Lee «accese» il file nei laboratori del Cern di Ginevra. Il sistema venne però completato a Natale. Berners-Lee, londinese di nascita e figlio di due matematici, aveva 35 anni. Come gli altri pionieri pensava che le idee devono circolare liberamente
FRANCO CARLINI
Il Manifesto, 13 novembre 2005

Quindici anni fa nacque il “www” che collega i computer
Quasi 900 milioni di persone ormai navigano con disinvoltura
Buon compleano web ragnatela intorno alla Terra
di RICCARDO STAGLIANO’



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