E secondo voi, avrei mai potuto perdermi uno spettacolo di Paolo Rossi?

<l’ottimo presentatore di Indietro tutta>
NNEEEOOOO !!!!
</l’ottimo presentatore di Indietro tutta>

Mandata la sorella all’arrembaggio dei biglietti (acquistati anche i prossimi per lo spettacolo di Paolo Hendel, ci mancherebbe!), recuperata la compagna agonizzante davanti il ventilatore, ci fiondiamo a casa dei miei come tappa di passaggio prima dell’arrivo alla meta finale.

Un boccone mandato giù di corsa, e via!, verso lo spettacolo.
Temevo, come poi si è rivelato essere, l’ubicazione del parcheggio: ed infatti, lo abbiamo trovato distante anzichenò, ma una passeggiata in una serata un po’ più fresca del solito male non fa (non è vero. ha fatto anche male, sic!).
Prima sorpresa, una folla di persone bloccata prima dell’ingresso al teatro all’aperto, incavolati neri per la mancanza di biglietti – e ci credo! Paolo Rossi riempie i teatri di Pescara da qualche migliaio di posti, figuriamoci un teatro all’aperto con meno di cinquecento posti a sedere!
La notizia che mi giunge all’orecchio mentre passiamo tra gli irosi astanti mi lascia però perplesso, “se volete ci sono ancora biglietti per Hendel”, grida qualcuno, evidentemente dell’organizzazione.

Assì?
Chiaro che Hendel non attiri come Rossi, ma è un vero peccato: l’anno scorso ce lo siamo gustati in quel di Castelbasso, e mia madre è ancora lì che ride come una pazza (tant’è che venerdì prossimo ci sarà anche lei, sissì ;) ):

Troviamo posto grazie ad una simpatica hostess (molto carina! ;p) che ci fa accomodare chiedendo gentilmente ad una coppia (sgrunt!) di spostarsi datosi che i posti erano prenotati.
Siamo all’estrema sinistra (oilà! un caso? ;p) rispetto al palco, un po’ defilati forse, ma proprio li’ sotto; oltretutto, siamo proprio in direzione del backstage, quindi vediamo (vedo! la mia compagna ha affermato di non essere riuscita a vedere niente) tutto il movimento di Paolo e del suo accompagnatore (il chitarrista che lo segue nei suoi monologhi, bravissimo tra l’altro!) prima di entrare in scena.

Incredibilmente puntuale (ma da Rossi questo e altro: al suo spettacolo “Rabelais” ci accolse addirittura all’ingresso con una vestaglia, pantofole e retina in testa – mentre il chitarrista si faceva un pediluvio fumandosi un sigaro ;pp – lamentandosi del ritardo con cui arrivavamo perchè lui lo spettacolo lo aveva già finito e voleva andare a dormire! ;DD ), è solo lui a tenere la scena. E lo fa in modo istrionico, da par suo.

Speravo di riuscire a vedere l’ultimo spettacolo (quello di cui ho scritto recensione del libro [1]), ma purtroppo deve aver già cambiato, ed ora è in tourné con questo “Medley” (pomposamente chiamato “Greatest Hits”) di suoi brani dal 1983 al 2003 (ed infatti, quasi alla fine dello spettacolo ci ha lasciato con un paio di monologhi tratti da “Il signor Rossi e la Costituzione”).
Ma non sono i suoi monologhi – per quanto sempre bellissimi! – che mi affascinano più di tanto: è la sua capacità, da vero e proprio saltimbanco, di improvvisare, andare a braccio, raccogliere quanto gli offre la serata (ed uno spettacolo all’aperto di spunti ne dà eccome!) e giocarci su come pochi sanno fare.

E quindi, via! con battute sul latrare dei cani nelle case vicine, sui problemi di eco del suo fonico (“abbiamo una bellissima chiesa qui a sinistra, ma se non mi costruiscono un’altro palazzo qui sulla destra, io sento un’eco! cazzo! a meno che non c’è qualcuno nella valle che fa il mio stesso spettacolo UN SECONDO dopo il mio, è un eco! avessi almeno un’eco all’incontrario, sentirei la battuta UN SECONDO prima che io la faccia, ed eviterei di leggere queste cazzate!”) , sugli effetti di eco (questi voluti!) quando in un monologo ha dato voce a Dio (“cazzo! cosa penseranno adesso i vicini? – DDIO mi ha parlaTToo?!”), e gli immancabili sfottò a e con il pubblico.

E non sto qui a ripetervi tutte le esilaranti battute “sul capocomico italiano del momento, uno che da quando è sceso in campo – e lo ha fatto per noi! – ha messo in seria difficoltà noialtri comici, con lui davvero è difficile reggere la concorrenza, e troppo bravo!”.
E via sugli show all’Unione Europea o al matrimonio della figlia del premier spagnolo o la visita a Putin (“secondo me quando lo ha visto col colbacco ha pensato – cazzo! un muppet!”).

Due ore abbondanti di spettacolo esilarante, ma anche drammaticamente satirico (il monologo sul condominio amministrato da Giuliotti – Giulio Andreotti – ne è un classico esempio, “dopo tutti questi fatti che le ho elencato, due sono le cose: o lei sa chi è stato, oppure cazzo! porta una sfiga…”); non si esce dal teatro di Rossi solo con un sorriso in bocca, si esce anche pensando. E pensare non fa mai male.

Se qualcuno lo vede dalle parti della Sardegna, me lo saluti: ha detto che doveva andare a tenere un concerto di pentole sotto non so quale villa a Porto Rotondo …

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