I cattivi hanno sicuramente capito qualcosa
che i buoni ignorano

- Woody Allen -

ANTEFATTO
Era da tempo che mi era stato segnalato questo autore, Daniel Pennac; da altrettanto tempo ne ho alcuni scritti poggiati nella mia libreria, settore “da leggere”.

Mi era stato consigliato da un amico, amante dei giochi di ruolo, ammiratore smisurato di Stefano Benni, con le testuali parole: “se ti è piaciuto Benni, non può non piacerti Pennac. forse, è meglio di Benni stesso”.

Meglio di Benni… non scherziamo!
però mi aveva incuriosito, e l’acquisto era dietro l’angolo.
Caso volle che, passando in Feltrinelli, trovai un bancone con le nuove stampe della Universale Economica: quasi tutta la produzione di Benni (dove ho attinto a piene mani), gran parte dei libri di Pennac, altri autori a me sconosciuti.
L’occasione era ghiotta, non si poteva lasciarla perdere … ma quale libro prendere, tra i tanti?

PROLOGO
“Guarda che Pennac ha scritto una trilogia, poi ha sviluppato alcuni personaggi nei libri successivi. Comincia da quelli”.
La mia compagna, contenta più che mai di girovagare tra i libri freschi di stampa della Feltrinelli, mi osservava divertita dall’altro lato del bancone …

come dici? una trilogia?! non lo sapevo. e qual è il primo? da quale devo comincia…

Sparita. Sgattaiolata via per inseguire chissà quale best seller apparso improvvisamente all’orizzonte nel suo campo visivo, ha questa incredibile capacità di iniziare un discorso e poi farmi continuare a parlare da solo con le persone accanto che mi guardano tra l’attonito e lo stupito (“poverino! il caldo gli avrà dato alla testa!”) mentre farfuglio qualcosa all’indirizzo della mia compagna, che non c’è più.

“Leggi il retro di copertina, di solito nominano gli altri libri in ordine cronologico, quindi è facile risalire al primo scritto”.
La voce proveniva alle mie spalle; la mia compagna, con un misterioso giro tra gli scaffali della libreria, seguendo rotte note solo a lei e ad altri pochi eletti, era ricomparsa improvvisamente dietro di me. Per riscomparire subito dopo.

Ne prendo uno a caso dal mazzo, lo giro, e leggo il retro di copertina. Tra il 1991 ed il 1999 Pennac, un insegnante di un liceo parigino, ha scritto diversi libri (tutti editi in Italia da Feltrinelli); il primo sembra essere questo, “Il paradiso degli Orchi” (mi pare di ricordare vagamente qualcosa … orchi … forse è proprio il libro citato dal mio amico giocoruolista, chissà), la trilogia seguita con “La fata carabina” e “La prosivendola”, poi via via gli altri (“Il signor Malaussene”, “La passione secondo Therese”, “Ultime dalla famiglia”).

“Non è il mio preferito. Quello che mi è piaciuto di più è la fata carabina, ma il paradiso degli orchi è il primo, devi cominciare da lì altrimenti non capisci bene tutta la storia, come si svolge.
Vedrai, ti piacerà”.

Ancora lei, ancora la sua voce.
Stavolta è accanto a me, sta sfogliando pigramente gli stessi testi di Pennac esposti sul bancone, mi guarda e mi sorride.

Beh, se di trilogia si tratta, compro l’intera trilogia …

“Il solito esagerato, non conosci mezze misure. Prendine uno, se poi non ti piace?”

Vero anche questo, ma una trilogia non la si può lasciare monca. O tutto, o niente. Casomai, deciderò poi se comprare il resto.

INTRODUZIONE
E arriviamo finalmente ad oggi.
Dopo aver letto diversi libri sugli aspetti socioeconomici dell’informatica e la telematica, è giunto il momento di spezzare il ritmo e dedicarmi a letture diverse.
L’elenco è lungo, il settore “da leggere” della libreria quanto mai pieno di libri ancora da sfogliare…. ma quei tre, Pennac, continuano a farmi, sfacciati e impuniti, l’occhiolino.

E sia! Tocca a voi, miei cari, diamoci sotto.

LA STORIA
Benjemin Malaussene vive a Belleville, un quartiere di Parigi e lavora ai grandi magazzini.
Ufficialmente è l’addetto al controllo tecnico dell’ufficio reclami, ma in realtà la sua professione è un’altra: il capro espiatorio.
Il suo compito, in buona sostanza, è quello di “parafulmine” nei confronti dei clienti; un cliente arrabbiato per il difetto di un prodotto in genere è infuriato e rivuole indietro non solo i soldi dell’incauto acquisto ma anche i danni subiti.
E qui entra in scena Malaussene: chiamato dal responsabile dell’ufficio reclami, strigliato a dovere dallo stesso con tanto di minacce di licenziamento o rimborso a sue spese dei danni, Malaussene assume “fisicamente” il ruolo di capro espiatorio al punto da indurre pietà e compassione nel cliente che quasi sempre rinuncia ai soldi e si accontenta della sostituzione del prodotto difettoso pur di salvare il posto a quel povero malcapitato.

La vita di Malaussene non è che sia così ricca di avvenimenti: passa dai grandi magazzini a casa, dove deve accudire alla sua famiglia, formata da tanti fratelli e sorelle, tutti figli della stessa madre (mai presente, sempre in giro con i suoi amanti), ma tutti di padri diversi, e da un cane, Julius, che poi non ha così bisogno di un padrone che si prenda cura di lui, abituato com’è a girovagare da solo alla ricerca di femmine della sua specie e di cibo da ristoratori compiacenti.

I passatempi preferiti di Malaussene sono pochi: raccontare fiabe ai piccoli di casa (ed i suoi personaggi preferiti sono due investigatori della polizia, Jib la Iena e Bas Basetta), giocare a scacchi il martedì sera con la guardia giurata dei grandi magazzini, rimorchiare donne con una raffinata tecnica: nel sorprenderle a rubare nei grandi magazzini, le spaccia per sue zie (che, stranamente, si chiamano tutte Julia) per beffare il servizio di sicurezza e queste, per ringraziarlo, si infilano nel suo letto.

Insomma, una vita di cui non essere proprio del tutto soddisfatti, ma una vita che si deve fare, per amore dei piccoli di casa, per la famiglia, per Julius.

Ma qualcosa è destinato a cambiare nella vita piatta e monotona di Malaussene, proprio alla vigilia di Natale, il 24 dicembre: una bomba esplode nei grandi magazzini, al reparto giocattoli, ed uccide un anziano.

L’episodio è solo l’inizio di una serie di attentati che saranno portati a segno nei grandi magazzini nonostante la stretta sorveglianza della polizia, e tutti gli indizi, in un modo o nell’altro, sembrano portare a Benjemin Malaussene come artefice degli omicidi.

Ma quando tutto sembra congiurare contro di lui …

L’EPILOGO
Non lo capisco. E’ uno stile strano di scrittura. E non c’entra niente con i libri di Benni. Come si può paragonarlo a Benni?

“Non ti piace?”

La mia compagna è seduta sotto l’ombrellone, all’ombra, mentre io sudo come un dannato nel vano tentativo di prendere un po’ di sole su questa pelle quasi bianca, sdraiato su un lettino di fianco.

“Hai appena cominciato a leggerlo, come puoi dirlo? vai avanti, secondo me alla fine ti piacerà”.

E’ incredibilmente bella con quel costumino rosso sulla pelle abbronzata, ed i capelli mossi le stanno d’incanto … leggo ancora qualche pagina, ma fa troppo caldo, è difficile concentrarsi.

“Tesoro, che ne dici se rientriamo? adesso questa calura è davvero insopportabile!”

Sono decisamente d’accordo, preferisco leggere il libro spaparanzato sul divano davanti ad un ventilatore al massimo e con qualche bicchiere d’acqua gelata.

E così sarà.
Partito quasi in sordina, stentando a decollare, arzigogolando tra mille concetti, protagonisti, vicende, storie che si intrecciano, pensieri di Malaussene e dialoghi con i comprimari, Pennac alla fine mi conquista, mi affascina, mi seduce.

La storia lentamente si dipana nella sua matassa, colpi di scena sul finire la impreziosiscono, tutti i fili tornano al loro posto configurando una trama perfetta, senza nodi, con un disegno bellissimo quasi fosse un arazzo afghano di chissà quale dinastia.

Tutti i personaggi hanno un loro perchè, tutto torna come in una fotografia, tutto era previsto come in un disegno astrale, segno del Fato o del Destino di ognuno di essi.
Malaussene lo sapeva già. Io l’ho scoperto solo alla fine del libro.

“Amore, ma non dovevamo uscire stasera?”

No, fa troppo caldo … e poi voglio proprio vedere come va a finire questo povero capro espiatorio di Benjemin Malaussene.

Ride.
“Sei sempre il solito, non conosci mezze misure”.

Lo so. Mi ami per questo :-)

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