fornero guidaIl Ministro Fornero ha dichiarato l’intenzione di voler chiudere l’agenzia per il Terzo Settore che attualmente ha sede a Milano.
L’ente, nato nel 2002 come Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale dal maggio 2011 aveva preso il nome di Agenzia per il terzo settore. Istituito con il decreto del Presidente del Consiglio del 26 settembre 2000, l’ente di emanazione governativa di diritto pubblico era preposto ad esercitare poteri di indirizzo, promozione e vigilanza nel contesto in cui agiscono le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, i soggetti del terzo settore e gli enti non commerciali. Lo staff dell’agenzia doveva essere di 35 persone che Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano avrebbero dovuto distaccare, ma oggi si limita a 12 persone e al momento opera in regime di “prorogatio”.
L’Agenzia è costituita dal Presidente e da dieci Consiglieri nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta di diverse autorità competenti, in base all’esperienza istituzionale, alla conoscenza del Terzo Settore e alla professionalità acquisita nel campo dell’economia sociale. L’attuale Presidente è l’economista Stefano ZamagniW, e tra i consiglieri siedono personaggi di spicco del volontariato italiano quali Edoardo Patriarca.

Non si sono fatte attendere le voci del Terzo settore, a partire da Riccardo BonacinaW che su Vita.it scrive:

Le notizie sono due, la Fornero non ha pianto e neppure la Guida, che forse non ha neppure capito bene la cosa. Un annuncio di morte silente.
L’altra è, ma Pisapia ci è o ci fa? È mai possibile che dopo mesi di silenzio a fronte della ricerca di interlocuzione dell’Agenzia, solo ieri abbia detto qualcosa a riguardo di una Agenzia che cercava un alleato? Sapeva o è stupidità?

Segue a ruota Sergio Marelli, segretario FOCSIV, che dal suo blog scrive:

I ripetuti tagli che anche il Governo Monti ha inferto al welfare del nostro Paese oggi si completano con la decisione unilaterale di abolire l’Agenzia voluta per promuovere e sostenere le realtà della società civile e le loro attività. L’indignazione delle associazioni e la solidarietà già manifestata da diverse forze politiche ad oggi non sembrano aver sortito alcun effetto per un ripensamento di un atto miope, ancora una volta fatto alla luce della sola logica ormai imperante del taglio della spesa pubblica e senza preoccuparsi di contemporaneamente promuovere misure di rilancio e di sostegno alla ripresa economica. Il tutto per risparmiare 1,2 milioni di Euro: a tanto ammonta infatti il bilancio annuale dell’Agenzia presieduta sino al 12 gennaio dal Prof. Stefano Zamagni.

Ma la critica più feroce arriva da Angelo BonelliW, presidente nazionale dei Verdi, che dalle colonne di Repubblica dice:

“La decisione di chiudere l’Agenzia per il Terzo settore è semplicemente un atto inaccettabile. In un Paese in cui non si toccano di un euro le spese militari e in cui si stanno per spendere 15 miliardi di euro per acquistare 131 caccia bombardieri F-35 (ognuno dei quali costa l’equivalente di 183 asili nido) è francamente sconcertante che si sia deciso di intervenire a gamba tesa sul Terzo settore che ha una funzione essenziale, spesso di surroga rispetto a carente dello Stato, per la nostra società. [...] Piuttosto il ministro Fornero chieda al suo collega, il ministro della Difesa De Paola, di rinunciare a qualcuno dei caccia F-35 (oltre 120 milioni di euro ognuno) e le risorse per tenere in vita l’Agenzia e per rafforzare il volontariato usciranno”.

La contraddizione (che la dice lunga sulle intenzioni di questo governo, del precedente, e di buona parte dei partiti di destra e di sinistra) è tutta in questi numeri: davvero si continua a ritenere che la ripresa e lo sviluppo passi attraverso la spesa bellica militare (15 miliardi di euro per dei caccia bombardieri F-35 d’attacco che sono in palese contrasto con l’art.11 della Costituzione della Repubblica Italiana) a scapito della spesa sociale?
Non solo: i 15 miliardi di euro servono per l’acquisto dei mezzi. Quanto costa mantenerli? e armarli? ed i consumi per le missioni? e l’addestramento dei piloti e del personale addetto? Di quanto si moltiplicano questi 15 miliardi, e per quanti anni dovremo sostenere queste spese nei conti di un già disastrato bilancio dello Stato?

E, a parte l’1,2 milioni di euro annui dichiarati dal presidente Zamagni per il funzionamento dell’Agenzia, con tutti quei miliardi quanta spesa sociale, sanitaria, assistenziale (per non parlare della difesa del territorio, la prevenzione dalle calamità naturali, l’emergenza immondizia o dell’energia, etc) potrebbe sostenere lo Stato senza per questo aumentare tasse e balzelli?

Insomma, ancora una volta, governi politici o tecnici che siano, gli interessi che si perseguono non sono certo quelli del bene comune e dei diritti dei cittadini, ma piuttosto del profitto di pochi e gli interessi dei mercati.


L’ENTE ERA NATO NEL 2002. LA SEDE ERA STATA FISSATA IN VIA ROVELLO, A MILANO
Il Governo chiude l’Agenzia per il terzo settore
Il ministro Fornero lo ha annunciato al vicesindaco Guida: «Ci dispiace, ma bisognava per forza»
Corriere della Sera, 28 gennaio 2012

IL CASO
Chiuderà l’Agenzia per il volontariato
Fornero: “Impossibile un’altra authority”

La decisione dell’esecutivo nonostante la lettera di Pisapia al governo Monti per salvare l’organismo, con sede a Milano dal 2002. Il ministro del Lavoro dà l’annuncio al vicesindaco Maria Grazia Guida a margine del convegno Pan sui servizi d’infanzia. “Tenerla in vitasarebbe stata la riprova che in Italia non si può chiudere niente”. Pd e Verdi: “Rivedere la decisione”
La Repubblica, 28 gennaio 2012

Terzo settore, Fornero chiude Agenzia: è rivolta
L’Unità, 28 gennaio 2012

Fornero: chiuderemo l’Agenzia per il Terzo settore
Il Sole24ore 28 gennaio 2012

FORNERO. Chiude l’Agenzia per il terzo settore
Vita.it 28 gennaio 2012

«Chiudo l’Agenzia per il Terzo settore»:
annuncio-choc del ministro Fornero

L’Avvenire, 29 gennaio 2012

Agenzia per il Terzo Settore: Fornero ci spiace, dobbiamo chiuderla
Sergio Marelli, Segretario Generale FOCSIV – La Repubblica

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