libyan attackE’ la frase che sempre più spesso (mi) sento ripetere ovunque quando si argomenta sul nuovo fronte caldo internazionale, la Libia. E la risposta mi esce quasi del tutto naturale direttamente dallo stomaco: si. sono fatti loro. Così come per gli egiziani, i tunisini, gli yemeniti e tutti gli altri Paesi dove in questo momento ci sono subbugli, disordini, rivoluzioni, guerre civili.

Piuttosto, quando la smetteremo di vendere loro le armi? di ingrassare i nostri speculatori internazionali con le ricostruzioni post guerra? di depredare quei Paesi delle loro risorse naturali, magari imponendogli trattati commerciali del tutto insostenibili?

Smettiamola una volta per tutte con questa ipocrisia della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti civili da “esportare” in tutto il mondo, quando poi – una volta “liberi” – siamo pronti a colonizzarli imponendo il nostro “stile di vita”, il nostro pensiero, la nostra cultura.

E smettiamola con questa foglia di fico delle Nazioni Unite e delle sue, ormai decisamente inutili, “risoluzioni” a senso unico, dettate unicamente dai grandi della Terra che fanno e disfanno a proprio piacimento e secondo i loro interessi, non certo per fare gli interessi delle popolazioni civili dei paesi da “liberare”. Ma sarebbe meglio dire da occidentalizzare. Un riferimento per tutti, questo eccellente articolo di Danilo ZoloW Libia, ‘Chi dice umanità’, pubblicato su PeaceReporter, 22/03/2011.

Oggi siamo bravi, bravissimi!, a stracciarci le vesti per salvare il “fratello libico” dando del pazzo sanguinario al feroce dittatore. Dittatore che, ricordiamolo, è stato ritenuto il mandante della strage di Lockerbie sul Volo Pan Am 103W, ma che, nonostante questo, ha continuato a fare affari con mezza Europa, Gran Bretagna inclusa. I 270 morti di Lockerbie si staranno rivoltando nella tomba.

Quando il figlio del dittatore è venuto a giocare al calcio qui era il gossip del momento. Quando l’altro figlio è stato beccato dalla stradale, se non ricordo male, e multato, è stato trattato col tappeto rosso e tante
scuse.
E dov’erano allora questi cittadini che oggi si dichiarano interventisti? hanno detto/fatto qualcosa? no. ci ridevano su, e continuavano a comprare macchine fiat, guardare le partite della juve, avere i conti in banca alla unicredit o la RC auto da unipol.
I libici ci tengono per le palle a livello energetico (col gas e col petrolio) e finanziario (con le compartecipazioni in alcune grandi aziende come fiat e gruppi bancari come unicredit), e nessuno ha mai mosso un dito, perchè è la legge del libero mercato.

Che un dittatore mandante di una strage internazionale sfrutti le risorse del suo Paese per arricchirsi personalmente alla faccia della sua popolazione civile (quella stessa popolazione civile che oggi gli occidentali vogliono proteggere con sedicenti “nofly zone”), reinvestendo miliardi di dollari in tutto il mondo ieri non interessava a nessuno. Anzi, gli si permetteva di piantare la sua tenda dove voleva e gli si baciava persino la mano.
Oggi, in nome della risoluzione di un organismo internazionale che non serve più a nessuno se non ai potenti della Terra, bisogna intervenire per “salvare il fratello libico”.

E a sinistra si lamentano su “dove sono i pacifisti” (Veltroni in primis sul suo profilo facebook)? Quella stessa sinistra che ha mandato i caccia sui Balcani? quella stessa sinistra che ammicca alle centrali atomiche? quella stessa sinistra (governo Prodi) che non avrà fatto “patti di amicizia” col dittatore, ma gli affari si. Realpolitik, che diamine!
Veltroni, i pacifisti sono a casa a farsi i fatti loro. Vacci tu a fare da scudo umano per difendere gli insorti di Bengasi.

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