Quale futuro per il sociale abruzzese?
Abruzzo, volontariato October 22nd, 2010
Approvate le linee guida del Piano Sociale Regionale per il triennio 2011-2013.
Anni di ritardi, dati demografici obsoleti, mancanza di interlocutori della società civile, assenza di verifiche a posteriori sui risultati dei piani precedenti; ma soprattutto, quali finanziamenti per il prossimo piano?
Con provvedimento n. 653 del 31 agosto 2010 la Giunta Regionale ha approvato le Linee-guida del Piano Sociale Regionale 2011-2013.
Il documento, disponibile integralmente anche sul sito internet della Regione Abruzzo, si compone di 45 pagine suddivise in otto capitoli:
i primi capitoli tracciano un breve profilo storico dei piani sociali regionali dal 1998 ad oggi, forniscono una serie di dati demografici, tracciano le nuove linee politiche del welfare – con particolare riferimento alla riforma del Titolo V della Costituzione della Repubblica Italiana mediante la quale lo Stato ha trasferito alle Regioni le competenze in materia di assistenza socio-sanitaria;
la parte centrale del documento definisce quelle che dovranno essere le principali aree di intervento, ovvero
- minori, giovani e famiglia
- anziani
- disabili
- persone soggette ad esclusione sociale;
gli ultimi capitoli fissano quella che dovrà essere la politica di spesa, i bisogni sociali emergenti, le idee guida del prossimo Piano Sociale Regionale.
Senza entrare nel merito dei contenuti – se siano valide le aree prioritarie individuate dalle linee guida, se siano opportuni gli obiettivi prefissati, se siano corretti i bisogni sociali emergenti o la politica di spesa, e via dicendo – è però interessante fare alcune riflessioni sul metodo.
I TEMPI DI APPROVAZIONE
Che l’ambito sociale sia la cenerentola degli interventi della Pubblica Amministrazione, a partire dal governo centrale fino all’ultimo degli enti territoriali, è ormai un dato di fatto: basti guardare ai tagli nell’ambito scolastico nazionale o ai mancati rifinanziamenti di importanti leggi a sostegno della famiglia, minori, disagio, o a tutte le problematiche inerenti il mondo del lavoro.
Nella regione Abruzzo, però, i ritardi legislativi sono praticamente la norma: mediamente, tra un Piano Sociale Regionale triennale ed il successivo intercorre un biennio (due anni!) di “vacatio legis”, di assenza legislativa. L’approvazione di un piano triennale, poi, avviene a ridosso del triennio entrante quando non addirittura a triennio iniziato.
Le attuali linee guide per il prossimo piano triennale sono state approvate, come abbiamo scritto, il 31 agosto di quest’anno, ovvero ben venti mesi dopo la fine del piano triennale precedente. Riuscirà il Piano Sociale ad essere approvato entro la fine dell’anno ? Magari come l’approvazione di quello precedente avvenuto in data 28 dicembre ?
Sono oltretutto molto singolari queste “scadenze” mensili, agosto e dicembre, ovvero durante periodi tipicamente “vacanzieri”: sarà un caso?
I DATI DEMOGRAFICI
In questo caso un accenno ai contenuti è doveroso. Il capitolo 7 delle linee guida titola “Il profilo sociale locale dell’Abruzzo e l’analisi dei bisogni sociali”. Ovvero, il vero e proprio perno di tutto il documento. Si legge infatti tra l’altro :
“L’analisi basata sulla panoramica generale dei bisogni non può non tenere conto della disomogeneità intrinseca del territorio abruzzese, diversificato tra aree interne e aree costiere, tra realtà urbane e contesti rurali o, comunque, di modesta ampiezza demografica.”
Infatti, una seria e professionale indagine sociale non può non basarsi che sui dati oggettivi della realtà, ed in ambito sociologico i principali dati di cui occorre tener conto non possono che essere i dati demografici.
Una delle principali aree di intervento indicate dalle linee guida è quella della famiglia; il primo dato che occorre rilevare dunque è la composizione tipica della famiglia abruzzese. A pagina 31 del documento troviamo infatti
“TABELLA 1: composizione dei nuclei familiari in Abruzzo dal 1994 al 2007 (ad eccezione del 2004)”.
Quindi: il legislatore regionale baserà il suo piano sociale di intervento triennale a partire dal 2011 basandosi su dati (incompleti!) che risalgono al 2007, ovvero a quattro anni prima. Senza quasi neanche considerare che dal 2007 al 2009 si è svolto un altro piano sociale regionale, con interventi a sostegno della famiglia, di cui non si hanno i risultati a posteriori. Serve aggiungere altro?
I RISULTATI DEI PRECEDENTI PIANI SOCIALI REGIONALI
In un tempo in cui ormai si usa ovunque, e spesso a sproposito!, di “eccellenza”, “qualità”, “miglioramento continuo”, “soddisfazione degli utenti” eccetera, risulta essere sempre più fuori luogo la “pianificazione” della Pubblica Amministrazione: uno degli elementi principali per poter pianificare un intervento (ci insegna la norma per la certificazione di qualità UNI EN ISO) è la misurazione del raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati dagli interventi precedenti. La tipicità tutta italiana di pianificazione, in particolare da quando è stata introdotto il cosiddetto “bipolarismo” governativo, è quella di spazzare via quanto fatto dal precedente governo, soprattutto se della controparte politica!, senza tenere in minima considerazione eventuali successi ottenuti né introducendo eventuali correttivi in caso di insuccessi. Così facendo il risultato è che spesso, quando non sempre!, gli operatori del settore sociale si ritrovano a dover ricominciare tutto daccapo. Garantendo quale tipo di continuità di intervento socio-educativo e/o psicoterapeutico!?
GLI INTERLOCUTORI PER LE NUOVE LINEE GUIDA
Dal documento di deliberazione della Giunta Regionale , con il quale si approvano le suddette linee guida del PSR 2011-2013, si legge:
“di fornire […] indirizzi operativi per la predisposizione ed approvazione del Piano Sociale Regionale 2011-2013, individuando, per il prosieguo dell’iter formativo del piano sociale regionale 2011-2013, le seguenti fasi:
- consultazione, sulla proposta di piano sociale regionale , dei soggetti istituzionali e sociali interessati alla materia”
Prima considerazione: perché si consulteranno i “soggetti istituzionali e sociali per il prosieguo dell’iter formativo del PSR”, mentre non lo si è fatto (o non risulta che sia stato fatto, e se è stato fatto non è dato sapere chi fossero gli invitati al tavolo di consultazione) per definire anche le linee guida?
Seconda considerazione: alla data in cui si sta redigendo questo articolo (metà ottobre) nulla si sa di eventuali convocazioni di “soggetti istituzionali e sociali” ai tavoli regionali per essere consultati nel merito dell’ “iter formativo del piano sociale regionale 2011-2013”. Sono passati circa 40 giorni dalla data di approvazione delle linee guida, e ne mancano circa 70 alla fine dell’anno. Quando saranno convocati questi soggetti, a Natale? a Capodanno? o magari si rimanda a Pasqua dell’anno nuovo?
I FINANZIAMENTI
Le linee guida danno delle indicazioni, più o meno giuste o valide che siano, ma la domanda di fondo resta comunque la stessa: quanto sarà disposta a spendere nel sociale la Regione Abruzzo per il prossimo triennio ?
Tags: 2011, 2013, Abruzzo, Piano Sociale Regionale, Regione, sociale
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