giustiziaContinua la querelle tra bloggers e SIAE, che prima nega poi ammette a mezza bocca infine rilancia che tutto è risolto. Anche se non è vero.
Ma mentre si fanno gli opportuni distinguo in punta di codice, la Guardia di Finanza entra in gioco a gamba tesa: se non è apposto il bollino c’è l’ arresto ed il sequestro del materiale.

Ricapitoliamo: Prima l’Unione Europea, poi la Cassazione italiana sentenziano che l’applicazione del bollino SIAE non è dovuta, nè tantomeno la non applicazione sia da considerarsi reato penale. Questo perchè il bollino viene considerato come “regola tecnica” e le regole tecniche devono essere preventivamente comunicate dai governi nazionali all’organo comunitario e da questi approvate. In venti anni i governi italiani che si sono succeduti non hanno mai adempiuto a questa direttiva ed ora che il caso è esploso (cosiddetta “Sentenza Schwibbert”) i nodi vengono al pettine: in tutti questi anni la SIAE ha indebitamente incassato dei balzelli (il costo del bollino) non dovuti.

Come reagisce la SIAE a queste sentenze?
Dapprima fa la gnorri, citando una sentenza della Cassazione di Palermo in cui si condannano i gestori di una videoteca per la vendita di supporti DVD privi del contrassegno della SIAE, sottolineando in particolare che

“Premesso che i fatti contestati risultano accertati nell’aprile 2005, quindi nel vigore delle novellazioni alla normativa previgente apportate sia dalla Legge n. 248/2000 che dal D.Lgs n. 68/2003, il Giudice, nell’affermare provato il concorso degli imputati nei reati previsti e puniti dall’art. 171/ter lettera a) e lettera d) delle legge n. 633/1941 e successive modificazioni, sottolinea che non assume nessuna rilevanza la pronunzia della Corte di Giustizia Europea prodotta dalla difesa … in quanto i reati contestati agli imputati erano già previsti ben prima dell’entrata in vigore della Direttiva Comunitaria n. 189/83 …”

Successivamente ammette, in modo piuttosto sibillino, che il mancato uso del bollino è si privo di conseguenze penali, ma puntualizzando che

“il bollino nasce come uno strumento d’immediata utilità sia per i consumatori, sia per le Forze dell’Ordine: serve, infatti, a riconoscere facilmente i prodotti legittimi da quelli pirata e ad arginare il diffuso fenomeno della contraffazione di opere tutelate dal diritto d’autore.”

tesi questa ampliamente smontata da Scorza e Giordanella in un articolo su Punto Informatico.

Infine, e siamo ad alcuni giorni fa, la Siae annuncia che

“il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso all’Ispettorato tecnico  dell’Industria del Ministero dello Sviluppo Economico la normativa concernente il contrassegno SIAE. Il Ministero dello Sviluppo Economico, competente in materia di notifica di regole tecniche, sta provvedendo alla notifica alla Commissione Europea”.

A quest’ultima notizia fa eco immediatamente Guido Scorza dal suo blog

“Innanzitutto è difficile credere che nel week-end (venerdì 18 non era ancora accaduto nulla altrimenti SIAE lo avrebbe annunciato nel suo precedente comunicato) e, per di più, in un momento istituzionale tanto delicato il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Presidenza del Consiglio, l’Ispettorato tecnico dell’Industria del Ministero dello Sviluppo economico ed il Ministero stesso non abbiano avuto niente di più urgente da fare che preoccuparsi del contrassegno SIAE …
Ammesso anche che, in effetti, l’Italia stia per notificare alla Commissione Europea con un ritardo di appena 20 anni la normativa in materia di apposizione del contrassegno, tale circostanza non vale, evidentemente, a risolvere alcun problema legato al passato ed al presente …
La procedura di notifica durerà mesi e non è affatto detto che, alla fine, Bruxelles dia il via libera ma, se anche lo desse, ciò non sanerebbe il passato né il presente che, nel frattempo, diventerebbe passato…
L’Avvocato Generale nelle proprie conclusioni nel caso Schwibbert … ha già chiarito che l’apposizione di qualcosa di simile al contrassegno è, allo stato, richiesta solo in Portogallo e Romania con la conseguenza che ben potrebbe la commissione UE negare all’Italia l’autorizzazione ad introdurre nell’Ordinamento le disposizioni di legge che sanciscono tale obbligo.”

Ed ulteriori puntualizzazioni arrivano anche dal blog di Daniele Minotti che fa proprio le pulci (è il caso di dirlo) alla dichiarazione della SIAE.

Purtroppo verrebbe da dire che tutte queste considerazioni diventano questioni di lana caprina quando ci si imbatte in una “prova provata”: un blogger scrive alla Guardia di Finanza per avere informazioni in merito all’applicazione o meno delle recenti sentenze e si trova a leggere la seguente risposta:

“Per rispondere alla Sua e-mail del 18 u.s., la informiamo che chiunque, a fini di lucro, detiene per la vendita o la distribuzione, pone in commercio, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, proietta in pubblico, trasmette a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, od altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della Legge n. 633/1941, l’apposizione di contrassegno da parte della SIAE, privi del contrassegno o dotati di contrassegno contraffatto o alterato, è punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 2.582,00 a 15.493,00 Euro (art.171 ter, lett.d, legge n. 633/1941). Pertanto, Le rappresentiamo che il Reparto del Corpo procede al sequestro della merce sprovvista del contrassegno “SIAE”, notiziando l’Autorità Giudiziaria del reato di specie.”

Temo che K2 abbia ragione quando afferma

“il reato potrebbe essere effettivamente scomparso ma le forze dell’ordine potrebbero continuare a reprimerlo, giacché non sono loro che applicano e disapplicano la legge!”

Ovvero, nel caos giuridico che s’è venuto a creare, dove gli stessi magistrati applicano in modo diverso leggi e sentenze, le Forze dell’Ordine intanto proseguono nel loro lavoro come se niente fosse, cioè applicando quella che per loro è al momento la legge vigente.
Chi ci va di mezzo? Naturalmente il cittadino, che si ritroverebbe denunciato, inquisito, portato davanti ad un giudice e chiamato a difendersi per un reato che “non è reato”. Ma intanto, chi paga le spese? Il cittadino, ovvio.

E questa la chiamate “giustizia”?

APPROFONDIMENTI
Bollini SIAE, il dibattito continua
(PI – Commenti) di Guido Scorza – Il sostanziale silenzio sulla dirompente questione del contrassegno SIAE dà adito ad interpretazioni che non rappresentano correttamente la realtà. Utili però a comprendere meglio la portata delle novità
Punto Informatico, 28 aprile 2008

Chi sa come farsi rimborsare il bollino Siae, che non è più obbligatorio?
Anna Masera, La Stampa 26 aprile 2008

Il contrassegno Siae cerca una stampella nella Ue
Un nuovo capitolo si aggiunge alla saga del bollino delegittimato da sentenze sia della Ue che di Cassazione. La Siae cerca sostegno a Bruxelles, ma un’eventuale legittimazione non mette la società al riparo da class action
VNUnet.it 23-04-2008

SIAE: un rimedio tardivo al problema del bollino?
di Nicola Battista
MyTech.it, 23 aprile 2008

La SIAE fa pressioni sul governo per il bollino
Su richiesta delle major di casa nostra, il ministero dello Sviluppo economico trasmetterà alla Commissione Europea i dati tecnici del “bollino”.
ZeusNews, 24 aprile 2008

La SIAE insiste: “Il bollino ci vuole”, ma è una farsa
La Società Italiana Autori ed Editori cerca riconoscimenti di qualità attraverso un mezzo che Unione Europea e Cassazione hanno dichiarato illegale.
ZeusNews, 21 aprile 2008

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