La frase usata come titolo per questo articolo non è mia, ma è detta al regista da un vescovo e due sacerdoti cattolici intervistati da Moore per questo suo ultimo (capo)lavoro.
Dopo il film d’esordio “Roger and me“, nel quale raccontava della crisi della General Motors e della chiusura degli stabilimenti di produzione a Flint (Michigan), sua città d’origine, Moore torna ad occuparsi specificatamente della questione economica, e della (secondo lui) origine di tutti i mali odierni: il Capitalismo.
Argomento in un certo modo sempre presente nei suoi documentari (basti pensare al suo penultimo lavoro, quel “Sicko” dove Moore ha approfondito il funzionamento del sistema sanitario americano), ma questa volta con il ruolo di protagonista assoluto.
L’inizio del docufilm lascia subito intendere la trama che si sviluppera’ a seguire: un drammatico parallelismo tra l’antico impero romano ed il moderno impero americano; badando alla sostanza più che alla forma – lascia intendere il regista – non ci sono poi tutte queste differenze: stessa suddivisione in classi della società, stessa modalità di distribuzione del reddito, per un certo periodo stesso sistema politico. E’ dunque nell’impero romano l’origine del capitalismo? E vista la fine che fece implodendo su se stesso, e’ possibile ipotizzare la stessa fine per l’impero americano?
Ma soprattutto, dove sta scritto che l’America ha scelto come modello economico quello capitalista? Nella Costituzione Americana questa parola, Capitalismo, non c’è. Al contrario, sono ben altre le parole, ed i concetti, scritte su quella preziosissima carta. E dunque come, quando, perchè, ma soprattutto CHI ha deciso che l’America diventasse un (rigido) sistema capitalistico?
E Moore non le manda certo a dire, facendo nomi e cognomi, a partire dal Presidente Rooswelt che mandò proprio a Flint la Guardia Nazionale per proteggere gli operai della fabbrica della GM dalle aggressioni della polizia locale durante lo sciopero e l’occupazione degli stabilimenti prossimi alla chiusura, per poi redigere una “Carta dei Diritti del Lavoratori” che purtroppo, causa morte prematura, non vide mai la luce; passando per quel Reagan che fu praticamente il primo Presidente eletto dalle lobbies economico-finanziarie che lui per primo rappresentava, con tutto quello che il Governo Federale riuscì a combinare durante il mandato presidenziale; arrivando alla fine a Bush jr che mise direttamente gli uomini delle banche nei posti più prestigiosi della Casa Bianca, dal Ministero del Tesoro al Ministero della Difesa, alla Giustizia e via dicendo.
Due gli episodi, forse piu’ eclatanti, raccontati da Moore: il caso di una contea dove un avvocato e due giudici si sono messi d’accordo per demolire il vecchio penitenziario miorile, costruirne uno nuovo (a spese dei contribuenti), appaltarne la gestione ad un ente profit (sempre a spese dei contribuenti) e rinchiudervi giovani ed adolescenti “rei” di aver litigato con una amica in un centro commerciale, o di aver tirato una bistecca in faccia al compagno della propria madre, o di aver fumato una canna. Tempi di detenzione? variabili dai 9 ai 18 mesi. Tempi del dibattito processuale? variabile dai 3 ai sei minuti. Costi per la gestione dell’impianto? variabili (da poche a molte migliaia di dollari, per somme annuali che superano i milioni di dollari) a seconda del numero di detenuti e dei tempi di detenzione.
E quale logica può sottendere l’azione di un ente profit? quello della rieducazione del giovane? o piuttosto quello di massimizzare il profitto?
Ma il secondo caso è forse il piu’ eloquente: la scoperta casuale di polizze assicurative sulla vita sottoscritte dalle aziende all’insaputa dei propri dipendenti il cui beneficiario è… l’azienda stessa! riuscendo così a speculare, ad arricchirsi, sulla pelle (è proprio il caso di dirlo!) del lavoratore anche da morto.
E dopo questi “stuzzichini” d’assaggio, si arriva al piatto forte, ovvero il vero e proprio disastro sociale nel quale si trova oggigiorno l’America: i pignoramenti delle case dei cittadini che non riescono a far fronte alle salatissime rate dei mutui bancari da pagare. Intere famiglie mandate sul lastrico, gettate in mezzo alla strada, dopo decenni di risparmi (quando non di più generazioni di risparmiatori, visto che molte fattorie erano dei nonni quando non dei trisavoli, tramandate di padre in figlio) a causa delle speculazioni finanziarie di banchieri senza scrupoli grazie a prodotti “marci” dai nomi ormai tristemente famosi anche per noi italiani quali “derivati”, “subprime”, e via dicendo.
Pura immondizia buttata in pasto ai pesci piccoli, mentre i grossi squali non facevano altro che arricchirsi ulteriormente, facendo crescere una bolla speculativa che al momento dello scoppio … si e’ portata dietro praticamente l’intero sistema finanziario-bancario americano.
E cosa hanno pensato bene di fare i “furbetti del quartierino” ? scaricare i costi sulla societa’ civile, facendosi (ri)finanziare per circa 700miliardi di dollari dalle casse dello Stato. Prontamente messe a disposizione da Bush jr con un accordo sottobanco con i democratici. Salvo poi scappare con la cassa ovvero, invece di utilizzare quei soldi per finanziare le attività, saldare i debiti, coprire le spese, mantenere i posti di lavoro, hanno pensato bene di licenziare ancora i dipendenti, ma di aumentare stipendi e benefit ai CEO, ai manager, ai soci delle aziende, agli azionisti.
Perchè il mercato è il mercato.
LA FRASE
“…Gesù non farebbe mai parte di questo sistema”.
SCHEDA FILM
Titolo originale: Capitalism: A Love Story
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Documentario
Durata: 120′
Regia: Michael Moore
Sito ufficiale: www.capitalismalovestory.com
Produzione: Dog Eat Dog Films, Overture Films, Paramount Vantage
Distribuzione: Mikado
LINK UTILI
Wikipedia: il film
Wikipedia: Michael Moore










