I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano
Film, Recensioni February 4th, 2008
Un film che decisamente mancava alla mia collezione di opere dedicate alle tematiche della storia del movimento software libero ed alla cultura hacker; passato quasi sotto silenzio all’epoca in cui uscì – per pochi giorni, se non ricordo male – nelle sale cinematografiche, mai più rivisto in televisione e caduto nel dimenticatoio. E’ solo grazie agli amici del Linux User Group della mia città se questo titolo è tornato alla mia memoria, e senz’altro meritava di essere visto.
LA TRAMA
1997. Steve Jobs apre la convention Apple con una guest star di non poco conto: in collegamento audio video compare alle spalle di Jobs niente meno che l’odiato rivale Bill Gates. Viso sereno, sorriso smagliante, Bill saluta i presenti in sala ed esclama: “Siamo una grande famiglia!”
Già . Perchè il “Grande Fratello” ha appena acquistato una buona fetta di azioni Apple. Ma le cose non sono sempre andate così.
1971, Berkeley. In piena rivolta studentesca due giovani studenti, Steve Jobs (Noah Wyle) e Steve Wozniak (Joey Slotnick) cercano di fare affari costruendo e vendendo le (ormai mitiche) BlueBox di Captain Crunch, una scatoletta in grado di riprodurre le frequenze acustiche delle centraline telefoniche; così facendo i tre erano in grado di imbrogliare il sistema e telefonare gratuitamente in ogni angolo della Terra, Vaticano incluso (e cercare di farsi passare il Papa al telefono). Wozniak è un mattacchione e si diverte a costruire strani aggeggi elettronici, ma in questi Jobs “vede” il futuro: un computer in ogni casa, perchè i computer “possono cambiare il modo di pensare della gente, possono cambiare il mondo”. I due amici, nel garage di Jobs, riusciranno a costruire il loro primo computer, Apple; dopo il rifiuto della Hewlett Packard ad interessarsi della cosa (Steve Wozniak lavorava saltuariamente per loro ed aveva delle clausole contrattuali da rispettare) e con l’aiuto di Mike che finanzia il progetto con 250mila dollari, l’azienda di Jobs e Wozniak prenderà il volo.
Contemporaneamente ad Albuquerke, in New Mexico, una piccola azienda dal nome Micro-Soft comincia a collaborare con l’Altair, il primo personal computer uscito sul mercato, scrivendo per loro i primi programmi. Fondatori dell’azienda i due giovanissimi Bill Gates (Anthony Michael Hall) e Paul Allen (Josh Hopkins), ai quali alcuni anni dopo si aggiungerà un terzo amico dei tempi dell’università , Steve Ballmer (John Di Maggio).
Anche in questa coppia il vero genio informatico è Allen, ma sin da subito Gates dimostra il suo innato senso per gli affari, riuscendo a far raddoppiare le royalties dell’Altair da 15 a 30 dollari per pezzo, perchè “loro non sanno di cosa hanno bisogno, sta a noi farglielo capire e darglielo quando hanno capito”.
La carriera delle due aziende prosegue parallelamente, con una Apple sempre più splendente sul mercato, ma offuscata dalle stravaganze del suo quasi mistico fondatore Jobs, ed una Microsoft che arranca alle sue spalle, ma con un Gates sempre attento all’andamento dei mercati e pronto a piazzare il colpo vincente.
L’occasione si presenta quando IBM annuncia la prossima uscita sul mercato dei suoi personal computer, e Gates è lì pronto a cogliere l’opportunità : vendere al gigante informatico il suo sistema operativo. Con un piccolo particolare: che la Microsoft non ha nessun sistema operativo pronto da vendere alla IBM.
Sarà Paul Allen, subito dopo l’accordo stretto con IBM, a rivolgersi ad un suo vecchio conoscente, un programmatore che aveva realizzato il Q-Dos, acquistando per 50.000 dollari il prodotto e riscrivendone qualche riga codice per adattarlo alle specifiche IBM.
Ma anche la Apple ha piazzato già ben due colpi: LISA (dal nome della figlia – mai riconosciuta – di Jobs) e MacIntosh, ma soprattutto il sistema mouse “point and click” ed il sistema operativo grafico “a finestre ed icone”, copiati paroparo dagli istituti di ricerca della Xerox.
Gates sa che con il sistema operativo grafico tutto il resto del mondo informatico appartiene al paleolitico, che la concorrenza è sbaragliata in un sol colpo, e cosa fa? Finge di stringere un accordo commerciale con Jobs, proponendogli alcuni software per il Mac – in particolare i fogli di calcolo – ma in realtà ottenendo così dei prototipi del Mac da copiare per elaborare il suo nuovo sistema operativo, Windows.
Scoperto il doppio gioco proprio nel giorno del lancio pubblicitario del Mac (il famoso spot al Superbowl del 1984) Jobs cerca di salvare il salvabile sostenendo la bellezza e la bontà dei prodotti Apple rispetto agli IBM con i sistemi operativi Microsoft, ma lo stratega commerciale Gates ottiene la sua rivincita: “Questo lo so, Jobs. Ma quello che tu non capisci è che non conta proprio niente!”.
Qualche anno più tardi, con una azienda ormai quasi in bancarotta, Jobs sarà licenziato (mentre Wozniak se n’era andato già da tempo, scegliendo di dedicarsi all’insegnamento dell’informatica ai bambini), mentre Gates ed Allen porteranno la Microsoft a diventare l’azienda informatica più potente al mondo (e Gates l’uomo più ricco del mondo).
IL COMMENTO
Oggi Steve Jobs è rientrato in Apple, e le sue “visioni” hanno portato alla creazione di prodotti di successo com l’i-mac e l’ipod, o l’ultimo nato il MacBook Air. Condensati di tecnologia dal design accattivante, la realizzazione del sogno di Jobs di unire l’arte, il bello, alla tecnologia. E se la rivista Forbes mantiene Gates in cima alla lista degli uomini più ricchi, riconosce però a Jobs il ruolo di “uomo più potente”, perchè fa tendenza, perchè crea uno “status symbol”, perchè oggi nessuno come lui è in grado di condizionare milioni di utenti che letteralmente impazziscono per la Mela.
Ma il film, ed il libro da cui è tratto “Fire in the Valley” di Paul Freiberger e Michael Swaine, stanno lì a dimostrare che non è oro tutto quello che luccica; che due dei più strenui difensori dei diritti d’autore e dei brevetti devono le loro fortune a veri e propri atti di pirateria (Jobs fa issare addirittura la bandiera pirata sul pennone dell’azienda, mentre Gates non fa altro che ripetere ai suoi collaboratori la celebre frase di Picasso). Del resto, che ha ampliamente spiegato Carlo Gubitosa nel suo ultimo libro le invenzioni non nascono per caso dal nulla, ma sono il più delle volte elaborazioni di scoperte precedenti, quando non proprio copiate di sana pianta.
La caratteristica tecnica forse più interessante dell film è la sua narrazione con una struttura flashback a due voci: Steve Wozniak per la Apple, e Steve Ballmer, attuale CEO e vicepresidente, per Microsoft. Così facendo non viene raccontata solo la storia della nascita e dei primi passi delle due aziende, ma anche qualche particolare della vita privata dei due fondatori. Scopriamo così un Jobs alle prese con psicoterapia di gruppo (era stato abbandonato dai genitori e dato in affidamento, ed incaricò persino un investigatore privato per cercare di ritrovare i genitori naturali), con gruppi di arancioni seguaci delle dottrine indiane, con gli acidi, con la gravidanza della sua compagna che gli diede una figlia (Lisa, appunto) mai riconosciuta, o un Gates del tutto imbranato con le donne (memorabile la scena sulla pista di pattinaggio mentre cerca di attaccare bottone con delle ragazze franando loro addosso rovinosamente). Due personalità , nel bene e nel male, comunque fuori dal comune, e non a caso quindi a capo delle aziende più potenti nel campo dell’informatica (anche se, per dirla tutta, oggi la scena è interamente rubata dal nuovo colosso, Google).
LE FRASI
“Vorreste che la Xerox lanciasse un aggeggio che si chiama … topo?” (Dirigente Xerox ai suoi ricercatori)
“Ma che diavolo può farsene la gente comune dei computer?” (Dirigente Hewlett Packard a Steve Wozniak)
“E’ l’hardware ciò che conta in un computer, non il software” (Dirigente IBM a Bill Gates)
“I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano” (Bill Gates cita Picasso)
LA SCHEDA
Titolo originale: Pirates of Silicon Valley
Paese: Stati Uniti
Anno: 1999
Durata: 95′
Genere: Biografico
Regia: Martyn Burke
Sceneggiatura: Paul Freiberger, Michael Swaine, Martyn Burke
Produttore: Leanne Moore
Interpreti e personaggi
* Noah Wyle: Steve Jobs
* Anthony Michael Hall: Bill Gates
* Joey Slotnick: Steve Wozniak
* Josh Hopkins: Paul Allen
* John Di Maggio: Steve Ballmer
Tags: Bill Gates, Captain Crunch, Computer Apple, Joey Slotnick, Linux User Group, Microsoft, Noah Wyle, Software Libero, Steve Jobs, Steve Wozniak
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