“La privacy? Tutte cazzate!”

privacyIl lenzuolone Bersani e l’abolizione della tutela dei dati personali.

Piccoli esempi personali di vita quotidiana che illustrano quanto sia realmente sentita la tutela dei dati personali da parte delle aziende. Ad ulteriore dimostrazione che dell’ennesimo decreto Bersani non ce n’era davvero bisogno.

Alcuni mesi fa ho acquistato una nuova auto. Come un qualunque cittadino medio italiano ho pagato una parte (un terzo) in contanti ed una parte (due terzi) tramite finanziaria. Al momento di firmare il contratto e compilare i documenti per la finanziaria ho fornito i miei dati anagrafici mediante regolare documento d’identità ed i miei dati bancari per il rid.
Dopo qualche giorno mi telefona il proprietario del concessionario auto, “abbiamo un problema, non riusciamo ad attivare la sua finanziaria perchè l’utenza telefonica risulta sconosciuta”. Mi torna in mente la mia richiesta di rendere riservato il mio numero telefonico ed informo il mio interlocutore. Risata, “massì, tanto la privacy è tutta una cazzata!”. Rispondo indignato che non si tratta di “cazzate” bensì di diritti del cittadino, e come tali vanno rispettati e tutelati, e che comunque non capivo dove fosse il problema avendo io fornito dati anagrafici e bancari. Non sono sufficienti, è la risposta, se l’utenza telefonica è privata devo fornire altra utenza (come quella elettrica, o del gas) “che attesti la veridicità della sua residenza”. Io potrei anche abitare in Papuasia e magari affittare ad altre persone il mio appartamento, mantenendo l’intestazione delle utenze di acqua, luce, gas, telefono, ma questo per il mio interlocutore poco conta. Fa più fede una bolletta di un gestore telefonico/elettrico che la carta d’identità rilasciata da una pubblica amministrazione. E comunque, fatta la legge trovato l’inganno: se il telefono è riservato, non lo sono acqua, luce, gas visto che, fornito il mio numero di utenza, il concessionario ha potuto verificare che quel numero corrispondeva effettivamente a me.

Qualche tempo prima mi era scaduta la carta di credito ed in concomitanza era stato cambiato il chip del bancomat con emissione di nuovi bancomat. Recatomi in banca per le pratiche del caso, mi sono ritrovato una pila di scartoffie da firmare, tutte con doppia/tripla firma. Chiedo di cosa si tratti, cosa sto per firmare, “sa, è per la nuova legge sulla privacy”. Mi soffermo allora a leggere il contenuto dei documenti (prima di firmare gradirei anche sapere cosa autorizzo e cosa no) e decido, su un documento, di apporre DUE su TRE firme richieste. Non do’ il consenso al trattamento dei miei dati verso terzi per fini commerciali, “ma se lei non ci autorizza noi non possiamo rilasciare le carte che ha chiesto”. Perchè, di grazia? Cosa c’entra il ricevere un bancomat con il ricevere della posta commerciale? Non sto a dilungarmi sui tentativi della signorina di convincermi del contrario, dico solo che alla fine è dovuto intervenire un qualche alto funzionario il quale, dietro neanche tanto velate minacce di denuncia da parte mia, con un tiratissimo sorriso ha autorizzato la consegna di carte e bancomat pur senza le terze firme.

Ancora prima, per una serie di motivi vari, avevo deciso di lasciare un determinato gestore di telefonia fissa, tornare a Telecom ed aprire un contratto per DSL con un terzo gestore. Mi son preso la briga di leggere tutto il contratto, clausole incluse, del gestore che stavo lasciando, scrivendo una lettera di disdetta che concludeva: “Ai sensi della legge sulla privacy ed alle clausole xyz del vostro stesso contratto richiedo la cancellazione dei miei dati in vostro possesso, etcetc”. Tornato a Telecom, come detto più sopra, chiesi che la mia utenza non fosse inserita in elenco telefonico. Dunque, il primo gestore, a termini di legge, non poteva (più) avere il mio numero telefonico avendolo dovuto cancellare su mia precisa richiesta e non essendo più pubblico. Eppure, dopo pochi mesi, arrivò a casa una telefonata del call center di questo gestore che voleva propormi un affarone di contratto. Leggermente alterato, per non dire proprio incazzato nero, feci presente alla malcapitata operatrice di turno che 1. ero un loro cliente scappato a gambe levate per i loro gravi disservizi con tanto di lettera di disdetta nella quale era esplicitamente richiesto di cancellare i miei dati; 2. la mia utenza telefonica era riservata e non di pubblico dominio. Dunque, come poteva la signorina avere il mio numero di telefono? come se l’era procurato? è facile ipotizzare la risposta: non avevano cancellato i miei dati che erano rimasti a disposizione di quella azienda per future informazioni commerciali. Detto tutto questo la mia richiesta fu immediata: il nome della signorina, il nome del suo responsabile, il nome del responsabile commerciale, il nome del responsabile trattamento dati personali poichè era mia precisa intenzione sporgere denuncia alle autorità competenti. La risposta fu … un sonoro “click” con cui la signorina ebbe premura di interrompere la comunicazione. Comunicazione che, peraltro, non è mai più avvenuta.

Sono tre esempi, tre banali esempi di vita quotidiana che capitano, possono capitare ad ognuno di noi: un acquisto tramite finanziaria, rapporti con la propria banca, utenze casalinghe, soprattutto quelle telefoniche (le più “invasive” come marketing, indubbiamente). In tutti e tre i casi abbiamo a che fare con questo “mostro sacro” del “trattamento dei dati personali”, ovvero diciamo all’azienda con cui stiamo trattando “si, ti autorizzo ad avere i miei dati a patto che tu li conservi in questo e quest’altro modo”, “si, ti autorizzo ad inviarmi informazioni commerciali”, “si, ti autorizzo a fornire a terzi i miei dati per fini commerciali”, e via dicendo. Nella mia esperienza, in tutti e tre i casi citati ho avuto a che fare con persone incompetenti, menefreghiste, quando non proprio truffaldine: la privacy, per loro, è un impiccio, lacciuoli che limitano il loro “sacro diritto” al libero mercato, a trattare i loro utenti non come “persone con diritti da tutelare” ma come “clienti cui spillare soldi in continuazione”.

Ora, a dar man forte alle aziende e al mercato, un nuovo pacchetto di liberalizzazioni del ministro Bersani nel quale sono previsti due punti:
1. che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali;
2. che siano eliminate le tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni.
Questo significherà che se qualcuno utilizzasse a sproposito i dati sensibili personali, non si potrebbe imputare più la colpa a quella azienda che non li ha sufficientemente protetti, e, ancor più grave

“si dà il via libera alla schedatura delle associazioni con l’effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero, che sono il sale di ogni democrazia”.

E’ per questo che Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto hanno lanciato un appello sul web (www.adunanzadigitale.org/privacy/) per sottoscrivere una petzione da presentare al Parlamento per fermare questo “accordo bipartisan” teso a svuotare di ogni rilevanza giuridica il Dlgs. n. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

Appello che, naturalmente, io ho sottoscritto. Ed invito tutti a fare altrettanto.

FONTI
Il documento dell’authority sarà al centro di una consultazione pubblica con istituzioni, aziende e associazioni di consumatori
Garante Privacy, ecco le regole a difesa dei dati telefonici e web
Autenticazione e tracciamento degli accessi degli incaricati
Cifratura del traffico per evitare acquisizione indebita o fortuita

Il testo della Relazione
La Repubblica, 25 settembre 2007

I cittadini scrivono e appoggiano l’appello sul web di Stefano Rodotà
La politica sotto accusa: viola il diritto alla riservatezza degli italiani

Privacy, lo sfogo dei lettori
“Caccia alle streghe in ufficio”

Ma c’è anche chi approva: “Sfoltiamo la burocrazia lunga e inutile”
La Repubblica, 25 settembre 2007

Ritirato il piano anti-privacy
Dietrofront dopo la bufera

Dopo l’appello di Rodotà e la denuncia di Repubblica l’Ulivo rinuncia all’emendamento che limitava la tutela sopra i 15 dipendenti
Critici anche i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Il Garante: “Forti preoccupazioni”

La Repubbica, 25 settembre 2007

Il garante sottolinea l’illegittimità degli emendamenti del ddl Bersani che mettono a rischio la tutela dei dati personali dei lavoratori raccolti dalle imprese
Privacy, Pizzetti scrive a Prodi. “Norme in contrasto con diritto europeo”
“La giusta esigenza di semplificazione per le imprese dovrebbe essere perseguita senza compromettere i diritti fondamentali dei cittadini”
La Repubblica, 24 settembre 2007

Il buio dei diritti
IL COMMENTO di STEFANO RODOTÀ
La Repubblica, 24 settembre 2007

Custoditi in amministrazione molti dati sensibili dei lavoratori. Ora a rischio
L’allarme del Garante: la raccolta di notizie riservate è ormai a livelli bulimici

Malattie, reddito, vizi quanti segreti in ufficio
di ELSA VINCI
La Repubblica, 24 settembre 2007

Accordo bipartisan: via gli obblighi per le imprese. La proposta in commissione. Appello sul web per evitare che la legge sia svuotata
Privacy in azienda a rischio dipendenti senza più tutele
di VLADIMIRO POLCHI
La Repubblica, 24 settembre 2007

Preoccupazione per il disegno di legge sulla privacy
di Davide Pellegrino
Anti Digital Divide sostiene la petizione di Adunanza Digitale
Apogeonline, 26 settembre 2007

Italia? Traffico telefonico blindato
(PI Telefonia РNews) I dati sulle chiamate degli italiani devono essere protetti: si deve sapere chi, come e quando ha accesso a quelle informazioni e perch̩. Una nuova serie di tutele. Il Garante per la privacy accelera su un terreno scottante
Punto Informatico, 26 settembre 2007

Privacy, la legge la fanno a pezzi
(PI – News) Al Senato sta per andare in porto una piccola ma significativa, persino epocale, modifica alla legge sulla privacy. Che in pratica ne fa polpette. Partito un appello, firmato anche da Rodotà
Il commento di Marco Calamari, Punto Informatico, 25 settembre 2007

Appello online per salvare la legge che tutela la privacy
Potete aderire aggiungendo il vostro nome a quello dell’ex garante Stefano Rodotà
Anna Masera – La Stampa, 20 settembre 2007