Levi, Cassinelli, D’Alia, Carlucci: lasciateci in pace!

Gabriella CarlucciMa cosa gli e’ preso ai parlamentari italiani negli ultimi mesi? Da meta’ dell’anno scorso, piu’ o meno, ad oggi e’ tutto un susseguirsi di idee, bozze, ipotesi, progetti, disegni di legge su Internet, per Internet, contro Internet. Cos’e’ questa smania di legiferare, emendare, addizionare, promulgare articolini su articoletti, codicilli o commi, dentro grandi normative di riordino di interi comparti economici o piani strategici per la sicurezza nazionale?
Non c’e’ un serio piano di sviluppo industriale per le infrastrutture tecnologiche, non ci sono finanziamenti per l’innovazione e la ricerca nel campo delle nuove tecnologie, non esiste una legge quadro del sistema delle telecomunicazioni degna di tale nome (ovvero, aggiornata e funzionale a fronte dei nuovi sistemi di comunicazione), ma ci si rincorre continuamente per cercare, alla resa dei conti, il modo piu’ “elegante” per mettere finalmente il bavaglio all’ultimo spazio di liberta’ per un cittadino: Internet.

A parte i vari decreti tristemente noti ai netizen (Urbani e Pisanu in primis), ha cominciato questo gioco al rimpiattino Ricardo Franco Levi (PD) con il suo DDL 1269, tuttora fermo alla Camera (e a quanto risulta, ancora non emendato, nonstante le promesse dell’autore), con il quale si vorrebbe equiparare un blog personale ad una testata giornalistica, con tutto quello che ne consegue; lo ha proseguito Roberto Cassinelli (PDL), che ha ribattezzato la sua proposta “legge salva blog” proprio perchè vorrebbe in qualche modo “limare” le storture normative della recente legge di riordino del settore dell’editoria, ma di fatto corre il rischio di introdurre ulteriori elementi di incertezza nel gia’ precario quadro normativo generale; pochi giorni fa il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) e’ praticamente entrato a gamba tesa nel ddl 733, il “pacchetto sicurezza” in discussione alla camera, con un emendamento all’art.50 pensato appositamente per bloccare i social network come Facebook (e l’intervista rilasciata al giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli fa semplicemente venire la pelle d’oca!); adesso, dulcis in fundo, salta fuori la proposta di legge n.2195 dell’onorevole Gabriella Carlucci (PDL) che vorrebbe … nientepopo’dimenoche! … “vietare di fatto la possibilita’ di esprimersi in maniera anonima su Internet”?

Il primo a (ri)lanciare la notizia e’ stato Quintarelli dal suo blog: le sue osservazioni sono tutto sommato “possibiliste”, e personalmente non le condivido quasi per niente.
Al contrario, mi trovo pienamente d’accordo con Guido Scorza che, nella sua pur breve e sintetica analisi (ripromettendosi di tornarci sopra non appena sarà ufficialmente pubblicato il DDL), non le manda certo a dire, e conclude:

Delle due l’una: o l’On. Carlucci cambia il titolo al proprio ddl o lo riscrive. Parlare di Internet come territorio di libertà e poi dettare regole come quelle contenute nel ddl costituisce, almeno, un’ipotesi di pubblicità ingannevole!

A me restano comunque sempre i dubbi in apertura di questo post: perche’ tutta questa frenesia di controllo sociale della rete, mentre e’ assodato – ad esempio! – che la grande criminalita’ utilizzi le migliori tecnologie informatiche per sfuggire a forze dell’ordine e magistratura?
Comincio seriamente a dubitare che si tratti solo di

far in modo che lo spazio telematico formi oggetto di un controllo assoluto di orwelliana memoria affidato alle tradizionali dinamiche che, negli anni, hanno reso il mondo dei media anziché uno spazio di libertà e democrazia uno strumento asservito al potere di pochi.

come sostiene Scorza, e come io stesso sostenevo fino a non molto tempo fa.

Dev’esserci per forza qualcos’altro sotto … ma cosa puo’ mai nascondersi dietro questi “pruriti normativi” del legislatore?