Sono passati appena dieci giorni dalla presentazione ufficiale del neonato Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale presieduto da Mauro Masi e si scoprono subito i primi altarini: secondo Altroconsumo la SIAE avrebbe redatto un documento gia’ acquisito dal Comitato, in barba a tutte le dichiarazioni di apertura e trasparenza in conferenza stampa.
Gia’ Luca Spinelli aveva sollevato piu’ di un dubbio in un articolo su Punto Informatico riguardo al Comitato Tecnico, in primis rispetto alla scelta dei partecipanti, tutti tecnici ministeriali, il presidente Assumma della SIAE e due “esperti”, molto probabilmente provenienti dalle fila dell’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e della FAPAV (Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva).
Sottolinea giustamente Spinelli:
In sostanza, attorno al tavolo niente provider (ovvero chi fornisce il mezzo su cui viaggiano le opere da proteggere). Niente esponenti indipendenti del mondo della cultura e dell’arte (chi quelle opere le crea). Niente esponenti degli utenti e di consumatori (chi quelle opere le compra). Niente esponenti della Rete e della comunicazione (chi conosce il mezzo tecnicamente, i suoi limiti, le dinamiche, i difetti). Soltanto esponenti di istituzioni, corporazioni o comunque soggetti propensi per storia personale a un approccio repressivo/conservatore riguardo la diffusione online del sapere.
E sarebbe bastato gia’ questo per dubitare della bonta’ dell’operazione governativa, nonostante le buone intenzioni dichiarate in conferenza stampa, ovvero
un indirizzo email dal quale dire la nostra via web; “porte aperte” per le “tante audizioni” delle associazioni; dibattiti; nuove normative; e per tirare fuori qualcosa dal cappello
C’era da credergli? l’esperienza insegna: decisamente no. Ed oggi, grazie ad Altroconsumo, ne abbiamo le prove. LA SIAE avrebbe preparato un documento gia’ presentato al tavolo del comitato, nel silenzio piu’ assoluto; scrive Altroconsumo:
il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale. [...]
Ad entrare piu’ nel merito della modalita’ operativa, riservandosi un ulteriore approfondimento dei contenuti, e’ Guido Scorza che nel suo articolo “Anticultura” scrive tra l’altro:
E’ un disegno di legge scritto male, privo di qualsivoglia coerenza con il quadro normativo comunitario, denso di contraddizioni (si richiama il necessario rispetto della disciplina sul commercio elettronico salvo poi dimenticarsene imponendo anacronistici obblighi di controllo in capo ai prestatori dei servizi della società dell’informazione) e, soprattutto, liberticida rispetto ad ogni forma di creatività culturale.
Continua ancora Guido Scorza:
E pensare che il Prof. Mauro Masi, solo 7 giorni fa, nel presentare il comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale, aveva promesso di aver intenzione di ascoltare la Rete prima di assumere qualsiasi decisione mentre il Ministro Bondi assicurava gli utenti che non si sarebbero assunte decisioni restrittive dei loro diritti e libertà.
La definirei “ipocrisia di Stato”.
E se il concetto dell’inciucio perpetuato ancora una volta a scapito delle liberta’ e dei diritti dei cittadini non fosse ancora sufficientemente chiaro, Scorza toglie ogni dubbio quando puntualizza ancora:
Tutto è già scritto, già deciso e il comitato – contro il quale i protagonisti del mondo della cultura digitale si erano già espressi in una comunicazione lasciata cadere nel nulla – è solo un modo per legittimare l’ennesima iniziativa di RESTAURAZIONE da parte del Palazzo contro la cultura digitale.
Questa è ANTICULTURA.
Bene fa allora Anna Masera quando dalle pagine de La Stampa scrive:
Le istituzioni scoprono il potere di YouTube, ma non dell’e-democracy.
La Gelmini comunica le prove di maturità, il Papa nel giorno dell’accordo Google-Vaticano esterna contro il digital divide: “Internet deve essere accessibile a tutti”. Ma intanto AltroConsumo scopre che la Siae redige ddl anti-pirateria senza consultare il popolo della Rete,
come promesso dal governo…
Copione gia’ visto, soprattutto dai governi di destra: tanto fumo negli occhi, presentazioni in pompa magna, parole roboanti sulla liberta’ di mercato e sui diritti dei consumatori (badate bene, consumatori, NON cittadini!), sorrisi e strette di mano, porte aperte apparentemente a tutti (ma ci sara’ mai qualcuno a rispondere a quel famoso indirizzo di posta elettronica del comitato tecnico? chissa’ … ), ma le decisioni vere vengono prese altrove, scritte da altri, decise senza un vero consenso di base ed imposte dall’alto “per il bene della comunita’”. Ma quale? non certo quella dei cittadini, quanto piuttosto quella di chi ha forti interessi economici in ballo e fa di tutto per cercare di mantenere un monopolio de facto (alla faccia del libero mercato!).
E cosi’ diventeranno due gli obbrobri giuridici giacenti nei cassetti di qualche oscura commissione o ancor piu’ tenebroso “comitato tecnico”: dopo il DDL Levi di riforma per l’editoria, o “legge ammazza-blog” (che, ricordiamo, non e’ stato ancora bloccato definitivamente), il DDL Bondi antipirateria.
Senza scordare la recente proroga di un anno al Decreto Pisanu sull’antiterrorismo e l’ancora vigente decreto legge Urbani sulle opere tutelate dal diritto d’autore (o “legge italiana sul P2P).
Cosa ci sorprendiamo a fare poi quando continuiamo a scendere in picchiata nelle classifiche mondiali di infrastrutture informatico-telematiche, connessioni di utenti privati ad Internet, e soprattutto liberta’ di stampa?
Aggiornamento: l’approfondimento di Guido Scorza per Punto Informatico.










