god_at_his_computerDalla tradizione orale ai primi scritti sui papiri, dalla Parola della Bibbia alle frequenze di Radio Maria, dal primo sito web del Vaticano alla partecipazione sui social network come Facebook, la Chiesa di Roma ne ha fatta di strada nel campo delle comunicazioni, al punto di interrogarsi in un convegno proprio in questi giorni: “Chiesa in Rete 2.0“. E gia’ nascono le prime discussioni per alcune affermazioni rilanciate dalla stampa nazionale.

Ma il problema della Chiesa digitale sta negli strumenti di comunicazione adottati e non, o piuttosto nei “lucchetti” posti alla libera informazione?
Don Domenico Pampili, portavoce della Conferenza episcopale italiana, ha lanciato una riflessione ai convegnisti citando il sociologo Castells:

«Mi chiedo in che modo questo individualismo interconnesso ridisegna il territorio umano e dunque la dinamica relazionale … Esiste un nuovo individualismo che cresce e che il sociologo spagnolo Castells non ha esitato a definire ’networked individualism’ per evocare singoli che rescindono i legami con il territorio circostante, salvo poi moltiplicare le connessioni, magari su Facebook».

D’altro canto, sempre in questi giorni, il gesuita Padre Antonio Spataro scrive su Civilta’ Cattolica una lunga analisi del fenomeno Facebook e dei social network, dove tra l’altro sostiene:

«Il bisogno di conoscere e farsi conoscere, il bisogno di vivere l’amicizia sono bisogni ‘seri’, che si bilanciano con il rischio di confondere relazioni superficiali e sporadiche con l’amicizia, voglia di fare conoscenza e voyeurismo. Sebbene la differenza tra le prime e le seconde sia radicale. … Facebook in questo senso è una sfida, perché come tutte le piattaforme di social network è insieme un potenziale aiuto alle relazioni ma anche una minaccia».

Molti hanno (male?) interpretato queste, ed altre, affermazioni come un attacco della Chiesa direttamente ai social network – e a Facebook in particolare – , e piu’ in generale ad Internet tutta e/o alla sua troppa liberta’.
Se davvero così fosse, qualche alto prelato di Santa Romana Madre Chiesa dovrebbe spiegare questi concetti al cardinale Crescenzio Sepe che da quando ha attivato il suo profilo su Facebook ha gia’ raggiunto il limite massimo dei cinquemila amici imposto dal portale e cerca altri modi, come la creazione di un gruppo Ufficiale, che conta gia’ oltre tremila iscritti, e quello dei suoi fans al momento circa trecento.

Personalmente non ci vedo nulla di strano che la Chiesa si interroghi sui nuovi media e linguaggi di comunicazione: una Chiesa al passo con i tempi forse farebbe solo meglio il suo “mestiere” di evangelizzazione. Ben vengano dunque le Parrocchie su Internet (come rileva una recente indagine dell’ Associazione WebCattolici), ben vengano i sacerdoti (e ne conosco diversi) che usano il computer, navigano in Internet, spediscono email, discutono sui forum, comunicano iniziative locali tramite sms.
Cosa ci sarebbe di sbagliato in tutto cio’?

Quello che invece trovo di sbagliato, quando non proprio scandaloso!, e’ l’utilizzo del copyright per le Scritture, sacre e non; che la Bibbia di Gerusalemme arrivi a costare anche 130 euro nella versione “extralusso”, o la Nuova Bibbia CEI a 150 euro, e’ fuori da ogni logica, persino quella commerciale, figuriamoci ecclesiale.
Per non parlare poi dei vari libri scritti da sacerdoti, cardinali e papi, come l’ultimo libro scritto da papa Benedetto XVI che nella versione integrale ed illustrata arriva a costare la “modica” somma di 60 euro.

Mi immagino dunque la vecchina della parrocchia sotto casa, fervente cattolica assetata di sapere che, a causa della sua misera pensione sociale da 250 euri, non potendo permettersi l’acquisto dell’agognato testo di papa Ratzinger induce l’adorato nipote a compiere l’ “atto impuro” del fotocopiare (orrore!) in tutto o in parte le pagine desiderate; o anche, orde di gruppi scouts scaricare dai circuiti di file sharing copie pirata delle versioni integrali delle Bibbie commentate, stamparle e rivestirle poi con copertine fatte a mano, magari con tessuti del commercio equosolidale; o ancora, gruppi di giovani seminaristi che, come nelle società segrete dei carbonari, si passano di mano in mano sottobanco i numeri speciali delle varie riviste cattoliche da leggere avidamente nelle loro fredde e buie celle conventuali.

Insomma, non è un bel leggere sui siti internet cattolici quando si trovano frasi come questa:

«Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione dei testi, anche parziale, con qualsiasi mezzo, compresa la memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata per iscritto».

o addirittura dei comunicati ufficiali della Santa Sede

“IN MERITO ALL’AFFIDAMENTO ALLA LIBRERIA EDITRICE VATICANA DEGLI SCRITTI DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER”

e dover poi scoprire che in Internet esistono dei progetti per la ricerca di versioni libere della Bibbia o gruppi di volontari cattolici il cui scopo è quello di promuovere il software libero all’interno della Chiesa.

Non c’e’ qualcosa di contorto, quando non proprio grottesco, in tutto cio’?

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8 Comments to “La Chiesa nell’era digitale ed il diritto alla libera informazione”

  1. trito | January 29th, 2009 at 5:14 pm

    Per precisare una cosa paradossale che l’autore del post ha scritto. Una copia della Bibbia nell’ultima versione CEI (parlo di un volume con rilegatura rigida in similpelle di 2000 pagine in carta india avorio e stampata a 2 colori) è di 16 (SEDICI) euro. Capita spesso di trovarla persino in offerta. Io l’ho acquistata a 12 (DODICI). Mi sembra che il prezzo sia ben più che ragionevole per non dire decisamente sotto ogni standard. Comunque il prezzo di copertina è 16. Andare il libreria per credere.

  2. trito | January 29th, 2009 at 5:21 pm

    Ecco il link giusto: http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788821561573/nuova-bibbia-cei—uelci.html (14 euro e rotti). Quelle citata da Loris è una Bibbia gigante e pesantissima che certo quella che Loris definisce “la vecchina della parrocchia sotto casa, fervente cattolica assetata di sapere” non riuscirebbe neanche a sollevare (e io farei fatica a trascinarmi dietro).

  3. loris | January 30th, 2009 at 7:37 am

    credo se ne possano trovare anche a meno di 12 euro (all’epoca, meta’, anni novanta) c’erano alcuni formati pocket, plastificati, anche a cinquemila lire; e’ ovvio che ho segnalato le versioni piu’ paradossali, perche’ non e’ il prezzo di copertina che conta, ma il principio: e’ una cosa ragionevole utilizzare i copyright piuttosto che altre forme di tutela come i creative commons? resto della mia idea: no.

  4. trito | January 30th, 2009 at 9:35 am

    sì, Loris, se segnali solo il paradosso allora non si può ragionare bene. Tu hai segnalato una edizione gigante, che la vecchina di cui parli non riuscirebe neanche a sollevare (e io a trascinare per un po’, ripeto. Quella Bibbia ha scopi precisi ed è da grosso ambone. Ha costi notevoli. E in ogni caso se un l’editore Vattelappesca stampa una Bibbia per motivi suoi ricoperta d’oro zecchino e tempestata di lapislazzuli e topazi e lustrini allora beh, non mi venire a fare questo esempio. Si capisce che non c’entra. Non è una questione di principio: è una questione pratica. Le questioni di principio spessono ciechi sulla storia e sulla realtà concreta, che spesso è molto più semplice da giudicare…

  5. loris | January 30th, 2009 at 9:39 am

    e dalli :-) nell’esempio, la vecchina non cerca la Bibbia, ma l’ultimo libro di papa benedetto XVI :-) con prezzo di copertina (nella versione integrale ed illustrata) a 60 euri.

  6. trito | January 30th, 2009 at 9:44 am

    sì, ma alla fine è lo stesso!! Il contesto del tuo riferimento è lo stesso. In ogni caso il problema è diverso. La Bibbia è la Bibbia. Il libro del papa è – da lui stesso affermato – il libro scritto dal signor Joseph Ratzinger e pubblicato da un nomale editore e non un testo che abbia un valore specifico a livello ecclesiale come una enciclica o un documento ufficiale. Basta comprendere questa differenza e si comprende come il discorso dei diritti vada trattato in maniera diversa.

  7. trito | January 30th, 2009 at 9:45 am

    Ah… Dimenticavo…  viva la vecchina!!! ;-)

  8. loris | January 30th, 2009 at 3:01 pm

    http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb#comment-171

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