La psicologia ingenua di Facebook
Varie, WebSite December 28th, 2008
Hamlet scrive sul newsgroup it.cultura.cybersocietà citando un articolo di Davide Bennato dal titolo “Sociologia di Facebook, ovvero perche’ Facebook ha cosi’ tanto successo“.
L’articolo non è recente, ma offre spunti decisamente interessanti; l’autore riassume i motivi del successo di questo social network in quattro punti, ovvero:
Motivo 1. Capitale sociale: manutenzione delle proprie relazioni sociali
Motivo 2. Economia del dono: rinsaldare legami sociali
Motivo 3. Costruzione del sé: Facebook come palcoscenico
Motivo 4. Diffusione delle innovazioni: l’arrivo della early majority
Ci sarebbe tanto da argomentare su ciascuno di questi, e molti spunti di riflessione sono presenti nei commenti all’articolo, ma secondo me manca un elemento, forse il più importante, come è stato anche in qualche modo sottolineato anche in un commento.
Banalmente, è la (definitiva?) vittoria del browser su tutti gli altri programmi di comunicazione via internet.
Su Facebook hai/c’è tutto: gruppi di discussione, messaggi privati, chat, bacheca, foto, video, e tante applicazioni più o meno utili/interessanti. Tutto a portata di click.
Senza stare tanto ad arzigogolare attraverso la sociologia e la psicologia, per quanto letture del fenomeno interessanti, penso sempre all’inesperto/apprendista/neofita navigatore di internet (chiamatela pure “psicologia ingenua”, se credete).
Il nostro compra un bel computer nuovo, fa il suo bel contratto dsl con il gestore pippo, “collega il filo” e opla’! è su internet.
Ora, qual è l’unico programma che trova già preinstallato e senza il bisogno di configurare con alcun parametro (*)? quello che campeggia sul suo desktop con una grande “e” azzurra (sarà un caso che tanti miei conoscenti alla domanda “dammi la tua email” rispondano con “www. ” ? e alla mia osservazione “quello è un SITO web, non una casella di POSTA elettronica!” affermino tra lo scocciato ed il sorpreso, “e non sono la stessa cosa?!”)
Aggiungendo poi che quasi sicuramente avrà sentito parlare di FB almeno UNA volta in tv, e chissà quante volte da amici/parenti/colleghi un po’ piu’ scafati di lui, il gioco è fatto (**).
Credo sia semplicemente un processo di evoluzione e come tale, secondo le note leggi darwiniane, porti ad una “selezione naturale”: il web, e quindi il browser, è il servizio piu’ accessibile per un neofita completamente a digiuno di conoscenze / competenze tecnico-pratiche di utilizzo della rete Internet, ed il cosiddetto web 2.0, con i blog, i social network, forum, chat etc, ha incorporato in sé tutta la ricchezza e la diversità che esistevano prima del 1993.
Oggi un utente del web 2.0 è passato dallo stato di “soggetto passivo” (apro il sito internet dell’azienda paperino e leggo quello che l’azienda ha da propormi, al massimo posso compilare un apposito form per porre qualche domanda e se ho fortuna forse un giorno qualcuno dell’azienda si prenderà la briga di rispondermi), allo stato di “soggetto attivo” (scrivo sul mio blog – o su un social network come Facebook le mie impressioni sul prodotto quiquoqua dell’azienda paperino, condivido un link alla scheda del prodotto, posso mettere una fotografia o addirittura commentare in prima persona con un piccolo video acquisito tramite webcam, scambio pareri ed opinioni con altre persone che hanno acquistato lo stesso prodotto, e via dicendo).
Tutto, tramite web. Senza il bisogno di installare / configurare / imparare altri programmi.
C’e’ da chiedersi quindi perche’ i social network abbiano cosi’ tanto successo?
(*) già per la posta elettronica necessita di
1. i parametri di configurazione forniti dal gestore pippo
2. sapere che il programma di posta si chiama Outlook
3. trovarlo nei menu
4. saper aprire il pannello di configurazione
5. scrivere correttamente i parametri
6. avere almeno UN indirizzo di posta elettronica di un amico/collega/parente, senno’ a chi cazzo scrive?!
passaggi stupido/scontati? non tanto … ho visto di peggio!
tra l’altro, questo spiega anche perche’ molti neoutenti di Internet usino la webmail piuttosto che un programma di posta elettronica, cosa che – incidentalmente! – ha fatto la fortuna di servizi come Gmail, ed anche perchè aziende come Google spingano a soluzioni sempre più web-oriented.
(**) ammesso che riesca ad iscriversi, dovendo fornire un indirizzo di posta elettronica (e torniamo al caso (*) ) e soprattutto dovendo “cliccare” (oVVoVe!) sul link di attivazione della richiesta di iscrizione … anche qui, ne ho sentite delle belle!
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