Rispondendo all’on.Cassinelli in merito alla sua proposta di legge pensavo di esser stato chissà quale provocatore ipotizzando l’abrogazione di leggi ed articoli del codice penale ormai desueti se non inutili/iniqui, quando mi sono imbattuto in un articolo di Alessandro Bottoni, segretario dell’Associazione Partito Pirata, pubblicato su Punto Informatico, a corredo di un altro articolo del medesimo autore pubblicato sul suo blog.
Leggendo i due articoli, penso che poco o nulla si possa aggiungere. Semplicemente perfetti. Chiariscono in modo inequivocabile gli errori che il legislatore italiano continua imperterrito a riproporre nel (vano) tentativo di legiferare in materia di internet, stampa, editoria.
Nell’articolo su Punto Informatico Alessandro parte da una semplice constatazione: che bisogno c’è di leggi anti/salva blog? Domanda apparentemente banale a cui risponde analizzando i concetti di editoria cartacea e digitale, professionale ed amatoriale, stampa ed opinionistica personale, libertà di espressione.
Ed evidenzia in modo molto puntuale:
Si tenga presente che chiunque pubblichi (od anche solo dica a voce) qualunque cosa, da sempre e dovunque nel mondo, è tenuto ad attenersi ai seguenti cinque criteri:
1)Non deve dire cose false perché rischierebbe una denuncia per calunnia.
2)Non deve offendere nessuno perché rischierebbe una denuncia per ingiurie.
3)Non deve rivelare informazioni imbarazzanti senza che ciò sia necessario per informare correttamente il pubblico su qualcosa che riguarda la vita sociale, politica e finanziaria del paese o su qualche aspetto del mercato che riguarda il lettore. Diversamente si ricade nel reato di diffamazione.
4)Non deve rivelare informazioni personali perché rischierebbe una denuncia per violazione della privacy.
5)Non deve demolire l’immagine di una azienda o di un prodotto senza fondato motivo, diversamente rischia una denuncia per danni.
Appunto. Gli altrui diritti, dunque, sono già abbondantemente tutelati dal nostro ordinamento, senza dover quindi aggiungere inutili, e quanto mai fastidiosi!, orpelli; del resto, lo spiega sempre molto bene Alessandro nel medesimo articolo quando scrive:
Una proposta di legge su questo tema che voglia essere degna di attenzione dovrebbe fornire gli strumenti necessari per ottenere entrambi i seguenti due effetti.
1)Garantire ai cittadini il diritto di esprimere la loro opinione (e svolgere le loro attività associative e politiche) come previsto dalla Costituzione.
2)Impedire alle aziende e ad altre organizzazioni di sfruttare questi spazi di libertà al solo scopo di sottrarsi agli obblighi di legge previsti per le attività editoriali.
Esiste attualmente una legge in Italia che riesca a mantenere questo difficile equilibrio? ovviamente, no, sbilanciandosi sempre (guarda caso!) a sfavore delle libertà individuali.
E proprio nel secondo articolo sul suo blog Alessandro approfondisce questo aspetto, definendo cos’è un blog e cosa dovrebbe essere secondo il legislatore, analizzando punto per punto quelli che chiama i “tratti distintivi” che permettono (o permetterebbero, secondo i nostri politici) di distinguere un blog da un giornale: il media, la periodicità, la presenza di una redazione, la natura volontaria o professionale dei redattori, gli eventuali introiti dalla pubblicità, un prezzo di copertina, la tipologia dei contenuti, gli eventuali finanziamenti pubblici per l’editoria.
Ma è nella proposta conclusiva (uguale per entrambi gli articoli), che Alessandro è spiazzante: semplificare l’art.21 della Costituzione:
In realtà, l’unico intervento che dovremmo augurarci su questo tema sarebbe una drastica e coraggiosa opera di snellimento e di semplificazione dell’Articolo 21 della Costituzione. Lo potete vedere nella sua forma attuale qui: Costituzione. Alla fine, questo articolo dovrebbe recitare soltanto quanto segue:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”
Punto e basta. Senza distinzioni prive di senso tra giornalisti e privati cittadini, tra libertà di espressione e informazione, tra blogging ed editoria. Senza cavilli e senza remore.
Non sono un giurista, ma non credo ci voglia molto a comprendere che una simile modifica alla Costituzione renderebbe di fatto incostituzionali TUTTE le leggi, gli articoli dei codici ed altri dispositivi normativi che – dai Regi Decreti ad oggi – hanno cercato di regolamentare stampa, editoria, media e Internet.
E con questo, si è risposto anche all’on. Cassinelli che nel suo blog scrive:
A chi mi ha scritto “internet deve essere libero, non servono leggi”: ancora una volta, scusatemi, non sono d’accordo. Libertà non significa anarchia. Proprio per dare ad internet tutta la credibilità e l’autorevolezza che merita è necessario regolamentarlo in modo equilibrato e serio.
Non ce n’è bisogno, onorevole. Basta correggere l’articolo 21 della Costituzione.
Ma riusciremo ad arrivare così in alto?










