Nessuno mi può giudicare
Cinema, Film, Recensioni March 29th, 2011
Un simpatico e intelligente film dove due mondi agli antipodi, i ricchi ed i poveri, gli italiani e gli immigrati, le ville esclusive in collina e le periferie suburbane in pianura, si incontrano/scontrano tra il serio ed il faceto, la commedia ed il dramma, nello scivolare di una trama che non viene mai a noia ma anzi diverte e commuove al tempo stesso lo spettatore, solleticandolo con alcuni sketch esilaranti ma inducendolo a qualche riflessione su come va il mondo oggi.
Dove normalmente certe storie non finiscono nel più classico dei “e vissero tutti felici e contenti” come in questo film.
LA TRAMA
Alice (Paola Cortellesi) è una ricca ed un po’ snob signora della Roma-bene; sposata con Pietro (Dario Cassini), un imprenditore nel settore sanitari, con un figlio di nove anni che frequenta una delle scuole più esclusive della città. L’unica preoccupazione di Alice è quella di organizzare feste nella sua villa e dirigere i lavori dei suoi tre domestici, tutti extracomunitari.
La vita sembra scorrere tranquilla e senza preoccupazioni per lei quando, a causa di un incidente automobilistico, Pietro perde la vita; proprio durante il suo funerale l’avvocato che cura gli interessi dell’azienda rivela ad Alice che l’azienda era al collasso, il marito era pieno di debiti e che una finanziaria vuole indietro un prestito di 150mila euro entro un mese. Oltre ad aver perso tutto, Alice corre il rischio di veder intervenire i servizi sociali che potrebbero toglierle anche il figlio.
Senza una casa e senza un lavoro, Alice accetta l’aiuto del suo ex domestico Aziz (Hassani Shapi) che le presenta Lionello (Rocco Papaleo) il portiere di un condominio nel quartiere popolare Quarticciolo, disposto a darle una stanza in affitto. Alice si trasferisce qui con il figlio e conosce i suoi nuovi vicini Enzo (Pasquale “Lillo” Petrolo) e Tiziana (Lucia Ocone), ma soprattutto Giulio (Raul Bova) che gestisce un internet point per extracomunitari nello stesso palazzo.
Ma il problema principale di Alice è quello di trovare i soldi per far fronte al debito con la finanziaria: 150mila euro in un mese. Dopo aver provato alcuni lavori da poche centinaia di euro al mese, capisce che c’è un unico modo per guadagnare tanti soldi in così poco tempo: diventare una escort. Non sapendo da che parte cominciare, si rivolge ad Eva (Anna Foglietta), una escort che aveva conosciuto durante una delle sue feste. Eva capisce il problema di Alice e decide di aiutarla.
IL COMMENTO
C’è poco da dire: il film è tutto centrato sulla bravura di Paola Cortellesi, soprattutto quando entra nei panni della escort e dialoga con la sua controparte Anna Foglietta, bravissima anche lei. Sono sicuramente le scene più divertenti, esilaranti, e per certi aspetti anche un po’ velate da una vena malinconica di sottofondo.
Paola è bravissima a recitare la parte dell’imbranata (ed in alcune interviste televisive – come a “Parla con me” della Serena Dandini – avrebbe dichiarato che non le è stato affatto difficile fare la parte dell’imbranata in campo seduttivo-erotico-sessuale!), così come dall’altro lato Anna è bravissima a giocare il ruolo della femme-fatale ma con un animo un po’ burino all’occorrenza.
Scene come quella girata al bar, con la camminata sexy di Anna/Eva per entrare, la richiesta della consumazione al barista, e la camminata imbranata di Paola/Alice per uscire, sono da annoverarsi tra le scene cult della commedia sexy all’italiana. Uno spasso.
Altro elemento interessante è sicuramente il mondo del Quarticciolo, con Rocco Papaleo in primo piano nella parte di un portinaio del sud omofobo, xenofobo, razzista ed idealmente di destra, che alla fine del film si ritrova con un figlio omosessuale ed in coppia con una ragazza di colore immigrata dall’Africa. I suoi scambi con Raul Bova/Giulio, ovviamente esattamente all’opposto del portiere Lionello, sono divertentissimi. Così come sono molto divertenti le “intrusioni” di una Caterina Guzzanti/Sofia che cerca in tutti i modi di riconquistare il suo amore Valerio Aprea/Biagio (bravissimo nella parte del socio depresso di Giulio), addirittura con una comparsata di Fausto Leali che canta “Mi manchi”, cameo meraviglioso; o le “comparsate” dei vicini di casa, classici impiccioni nullafacenti, Enzo e Tiziana.
Insomma, il film gira bene ed il tempo passa via senza neanche accorgersene, tra molte risate e qualche lacrimuccia di commozione in qualche scena (Alice e Giulio che litigano, ed il figlio di Alice che intona il brano di Pino Daniele che i due avevano interpretato insieme alla festa del quartiere; Alice che fa una sorpresa ad Eva per il suo compleanno; Aziz che, nonostante la sua situazione precaria da immigrato senza fisso lavoro, trova sempre una parola di speranza e di conforto per gli altri).
Peccato solo per il finale: chiudere il cerchio alla perfezione, dove tutti trovano il loro giusto posto nella storia e buona parte dei problemi da affrontare sono risolti, fa perdere alla storia quel tocco di “graffiante” accennato in qualche punto del film.
Forse si poteva dare qualche pennellata di “satira sociale” in più, e qualche spruzzo di “buoni sentimenti” in meno. L’impianto del film ne avrebbe sicuramente guadagnato.
Tags: Anna Foglietta, Caterina Guzzanti, Cinema, Film, nessuno mi può giudicare, Paola Cortellesi, Raul Bova, Recensione, Rocco Papaleo, Valerio Aprea
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