Pater Noster, qui es in ius imitationis …

Cyberdiritti March 31st, 2011

holy bibleSe n’era parlato un paio di anni fa, a proposito dell’ingresso della Chiesa nell’era del web 2.0, argomentando come non ci fosse nulla di male nell’uso delle nuove tecnologie per stare al passo con i tempi che cambiano mentre, al contrario, qualcosa di male forse c’era nell’uso del copyright come forma di tutela per gli scritti, le immagini, gli audiovideo di fonte vaticana.

Detto fatto, è da poco uscita la notizia di una nuova legge promulgata da papa Benedetto XVI per recepire le innovazioni in materia della legge italiana ed aggiornare una legge vaticana ormai risalente a cinquant’anni fa sotto il pontificato di Giovanni XXIII.
Già nel modus operandi (il latino è d’obbligo!) ci sono due elementi significativi: questa nuova legge vaticana intende recepire in modo automatico tutti gli aggiornamenti futuri della legge italiana (e di corbellerie in materia di copyright, diritto d’autore e quant’altro, il nostro Parlamento non ha pari in tutto il mondo!); ma non basta: le novità introdotte con questa legge vaticana avranno effetto retroattivo.
Naturalmente, i webmaster sono i primi a preoccuparsi di quanto sta accadendo: un passo della Bibbia, una preghiera, un estratto di un libro scritto da un Papa e riportati su un blog, su un forum, su Facebook potrebbero costar cari. Per non parlare del diritto di satira, come insinua (giustamente?) qualcuno.

Ma perchè questa legge? Scrivono Carlo Carrieri e Sergio Aumenta su L’Osservatore Romano:

Scopo della legge non e’ sottrarre alla libera fruibilita’ personale i testi del Magistero, che continueranno a essere disponibili per attivita’ non lucrative, ma di proteggerne l’integrita’ e in definitiva l’autenticita’ dei contenuti [...] si tiene in grande conto l’esigenza della diffusione dei testi originali del Magistero, che ogni privato ha la possibilita’ di scaricare liberamente dal sito internet della Santa Sede e di diffondere, purche’ non ne tragga profitto economico. La nuova legge vuole tutelare non solo i diritti di diffusione e riproduzione, ma soprattutto l’originalita’ e integrita’ dei testi del Magistero che, pertanto, e’ giuridicamente illecito (oltre che eticamente riprovevole) modificare.

Tutto giusto? forse, ma indubbiamente ci sono altre forme di tutela del diritto d’autore, come sostengono ad esempio tra gli altri il segretario dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, e il responsabile del sito di Radio Radicale, Diego Galli:

“Mentre molti editori e autori, pubblicazioni scientifiche, mezzi di informazione come la BBC e Radio Radicale, adottano le licenze Creative Commons proprio per favorire la massima circolazione e l’utilizzo creativo dei propri archivi e delle proprie opere, il Vaticano impedisce a giornali ed editori, anche cattolici, di pubblicare le parole del Papa”.

Appunto. Chissà quando dovremo cominciare a pagare la SIAE per recitare il Padre Nostro … oppure ci toccherà aggiornare quella bellissima preghiera in “Padre Nostro, che sei nel copyright …”.

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Informare o dimenticare. Basta una legge?

Cyberdiritti March 30th, 2011

deleteIl fatto è recente, e potrebbe avere ampia e deleteria ripercussione nella blogosfera italiana se le cose non saranno chiarite quanto prima: il quotidiano online PrimaDaNoi.it è stato condannato dal Tribunale di Chieti sezione di Ortona a risarcire con 5000 euro (più spese legali) una coppia di coniugi per violazione della privacy, non avendo rimosso un articolo che li riguardava (se pure fatto a norma di legge) dal proprio archivio informatico.

Al di là dei dettagli della vicenda, che si possono leggere nei riferimenti a corredo di questo scritto, le cose che appaiono singolari sono due:
primo, i coniugi si sarebbero rivolti precedentemente al Garante della Privacy che avrebbe dato loro torto in quanto

«il trattamento dei dati personali è stato effettuato nel rispetto della disciplina di settore per finalità giornalistiche»

(e lo stesso magistrato di Ortona avrebbe scritto che l’articolo era stato scritto correttamente ed adeguatamente aggiornato con gli sviluppi giuridici della vicenda),
secondo, il magistrato di Ortona ordina che sia tolto l’articolo dall’archivio informatico su Internet, ma può restarne copia in formato cartaceo.

Dunque: sia il garante della privacy che il magistrato sostengono che l’articolo è scritto correttamente, risponde al vero, è puntualmente aggiornato e non lede la privacy delle due persone; è possibile inoltre, secondo il magistrato, mantenere copia cartacea della notizia … ma questa notizia non può essere resa disponibile su internet. Perché?

Per il diritto all’oblio, si dice. Che è cosa diversa dalla privacy (però la condanna è per “violazione della privacy”, nota bene!).
C’è una legge in Italia che regoli questo “diritto”? No.
Ci sono leggi europee, internazionali, accordi bi o multilaterali tra Stati? Nemmeno.
C’è una qualche dichiarazione d’intenti, appunti presi su un foglietto di carta durante una riunione di giuristi, slide proiettate da qualche docente universitario? Neanche.

Il problema, forse, è proprio questo: come si fa a delineare esattamente il confine tra il diritto di cronaca, il diritto alla libera informazione della società, il diritto alla memoria!, ed il diritto alla privacy, e dopo un (quanto?) periodo di tempo, anche all’oblio del singolo individuo?
E poi ancora: “chi” è in grado di decidere tutto questo? un parlamento con una legge? è sufficiente? I politici, e non solo quelli italiani ma la stragrande maggioranza della classe politica dominante soprattutto dei Paesi industrializzati, dove le nuove tecnologie la fanno da padrone, hanno conoscenze, competenze e capacità tali da affrontare seriamente un simile problema?

Le tecnologie della comunicazione cambiano in modo così veloce e radicale (basti pensare al rapido e recentissimo sviluppo degli smartphone e dei sistemi di geolocalizzazione, quasi impensabili fino a pochi mesi fa) che una legge fatta oggi, domani è già obsoleta.
Non solo. Gli interessi economici dell’info-entertainment sono così grandi, e le lobbies del settore così potenti, che gli stessi Governi dimenticano un po’ troppo spesso il loro ruolo “super partes” garante della “res publica” e legiferano in modo da far pendere il piatto della bilancia da una parte, che non è quella dei cittadini.

Cosa dobbiamo aspettarci dunque?
Primadanoi ha annunciato ricorso, staremo a vedere. Dovesse perdere, le cose prenderebbero una gran brutta piega, ma anche se dovesse vincere, avrebbe vinto una battaglia.
La fine della guerra, semmai ci sarà, è di là da venire.

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Nessuno mi può giudicare

Cinema, Film, Recensioni March 29th, 2011

locandina filmUn simpatico e intelligente film dove due mondi agli antipodi, i ricchi ed i poveri, gli italiani e gli immigrati, le ville esclusive in collina e le periferie suburbane in pianura, si incontrano/scontrano tra il serio ed il faceto, la commedia ed il dramma, nello scivolare di una trama che non viene mai a noia ma anzi diverte e commuove al tempo stesso lo spettatore, solleticandolo con alcuni sketch esilaranti ma inducendolo a qualche riflessione su come va il mondo oggi.
Dove normalmente certe storie non finiscono nel più classico dei “e vissero tutti felici e contenti” come in questo film.

LA TRAMA
Alice (Paola Cortellesi) è una ricca ed un po’ snob signora della Roma-bene; sposata con Pietro (Dario Cassini), un imprenditore nel settore sanitari, con un figlio di nove anni che frequenta una delle scuole più esclusive della città. L’unica preoccupazione di Alice è quella di organizzare feste nella sua villa e dirigere i lavori dei suoi tre domestici, tutti extracomunitari.

La vita sembra scorrere tranquilla e senza preoccupazioni per lei quando, a causa di un incidente automobilistico, Pietro perde la vita; proprio durante il suo funerale l’avvocato che cura gli interessi dell’azienda rivela ad Alice che l’azienda era al collasso, il marito era pieno di debiti e che una finanziaria vuole indietro un prestito di 150mila euro entro un mese. Oltre ad aver perso tutto, Alice corre il rischio di veder intervenire i servizi sociali che potrebbero toglierle anche il figlio.

Senza una casa e senza un lavoro, Alice accetta l’aiuto del suo ex domestico Aziz (Hassani Shapi) che le presenta Lionello (Rocco Papaleo) il portiere di un condominio nel quartiere popolare Quarticciolo, disposto a darle una stanza in affitto. Alice si trasferisce qui con il figlio e conosce i suoi nuovi vicini Enzo (Pasquale “Lillo” Petrolo) e Tiziana (Lucia Ocone), ma soprattutto Giulio (Raul Bova) che gestisce un internet point per extracomunitari nello stesso palazzo.

Ma il problema principale di Alice è quello di trovare i soldi per far fronte al debito con la finanziaria: 150mila euro in un mese. Dopo aver provato alcuni lavori da poche centinaia di euro al mese, capisce che c’è un unico modo per guadagnare tanti soldi in così poco tempo: diventare una escort. Non sapendo da che parte cominciare, si rivolge ad Eva (Anna Foglietta), una escort che aveva conosciuto durante una delle sue feste. Eva capisce il problema di Alice e decide di aiutarla.

IL COMMENTO
C’è poco da dire: il film è tutto centrato sulla bravura di Paola Cortellesi, soprattutto quando entra nei panni della escort e dialoga con la sua controparte Anna Foglietta, bravissima anche lei. Sono sicuramente le scene più divertenti, esilaranti, e per certi aspetti anche un po’ velate da una vena malinconica di sottofondo.
Paola è bravissima a recitare la parte dell’imbranata (ed in alcune interviste televisive – come a “Parla con me” della Serena Dandini – avrebbe dichiarato che non le è stato affatto difficile fare la parte dell’imbranata in campo seduttivo-erotico-sessuale!), così come dall’altro lato Anna è bravissima a giocare il ruolo della femme-fatale ma con un animo un po’ burino all’occorrenza.
Scene come quella girata al bar, con la camminata sexy di Anna/Eva per entrare, la richiesta della consumazione al barista, e la camminata imbranata di Paola/Alice per uscire, sono da annoverarsi tra le scene cult della commedia sexy all’italiana. Uno spasso.

Altro elemento interessante è sicuramente il mondo del Quarticciolo, con Rocco Papaleo in primo piano nella parte di un portinaio del sud omofobo, xenofobo, razzista ed idealmente di destra, che alla fine del film si ritrova con un figlio omosessuale ed in coppia con una ragazza di colore immigrata dall’Africa. I suoi scambi con Raul Bova/Giulio, ovviamente esattamente all’opposto del portiere Lionello, sono divertentissimi. Così come sono molto divertenti le “intrusioni” di una Caterina Guzzanti/Sofia che cerca in tutti i modi di riconquistare il suo amore Valerio Aprea/Biagio (bravissimo nella parte del socio depresso di Giulio), addirittura con una comparsata di Fausto Leali che canta “Mi manchi”, cameo meraviglioso; o le “comparsate” dei vicini di casa, classici impiccioni nullafacenti, Enzo e Tiziana.

Insomma, il film gira bene ed il tempo passa via senza neanche accorgersene, tra molte risate e qualche lacrimuccia di commozione in qualche scena (Alice e Giulio che litigano, ed il figlio di Alice che intona il brano di Pino Daniele che i due avevano interpretato insieme alla festa del quartiere; Alice che fa una sorpresa ad Eva per il suo compleanno; Aziz che, nonostante la sua situazione precaria da immigrato senza fisso lavoro, trova sempre una parola di speranza e di conforto per gli altri).
Peccato solo per il finale: chiudere il cerchio alla perfezione, dove tutti trovano il loro giusto posto nella storia e buona parte dei problemi da affrontare sono risolti, fa perdere alla storia quel tocco di “graffiante” accennato in qualche punto del film.

Forse si poteva dare qualche pennellata di “satira sociale” in più, e qualche spruzzo di “buoni sentimenti” in meno. L’impianto del film ne avrebbe sicuramente guadagnato.

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E quando i motori smetteranno di cercare?

Cyberdiritti March 25th, 2011

broken-linkSentenza unica al mondo: il motore di ricerca Yahoo! Italia condannato dalla nona sezione del Tribunale di Roma per

violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film ‘About Elly’ mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film.

Tullio Camiglieri, presidente di Open Gate Italia (la società di consulenza che segue Anica, Fapav, produttori cinematografici e detentori di diritti d’autore), ha dichiarato:

”Dopo questo primo importante successo, che apre la strada a tutti i detentori di diritti, i prossimi obiettivi saranno Google e YouTube”.

Gli esperti si stanno ora interrogando sugli effetti di questa sentenza; tra questi Andrea Monti, avvocato esperto in questioni informatiche e Presidente di ALCEI ha dichiarato a La Repubblica:

“Questa sentenza è discutibile e pericolosa soprattutto perché recupera un concetto di iper-responsabilità da link che già da almeno un decennio sembrava definitivamente archiviato. Se già è discutibile che qualcuno possa essere considerato responsabile dei contenuti linkati su un’altra risorsa, al di fuori del suo controllo, a maggior ragione è inammissibile far valere un discorso del genere per un sistema che i link li genera automaticamente, sulla base di un algoritmo e dunque, in automatico, senza alcuna consapevolezza della liceità o meno dello specifico contenuto”.

Ora, uno dei fondamenti, e del successo, del web è proprio l’hyperlink, o Collegamento ipertestualeW, la possibilità cioè di saltare da una pagina ad un’altra con un semplice “click” su una parola o una immagine. La costruzione stessa della Grande Rete passa attraverso un susseguirsi di rimandi tra pagine. Districarsi in questo ginepraio di ipertesti sarebbe praticamente impossibile se non ci fossero delle “porte di accesso all’informazione”, quali, appunto, i motori di ricerca. E riuscire a costruire l’ AlgoritmoW di ricerca perfetto è il sogno di qualunque programmatore.

Questi automatismi nella ricerca servono a semplificare il lavoro all’uomo: se, una volta ottenuto un determinato risultato, l’uomo deve tornarci su per “ripulirlo” da risultati indesiderati, dov’è il vantaggio?

Non solo: chi decide, ed in base a cosa, quali siano i risultati da considerarsi “indesiderati”? Ad esempio, visto che una delle obiezioni avanzate dalla società distributrice del film in questione è che nei risultati del motore di ricerca i siti ufficiali del film sono in posizioni bassissime e scavalcati dai siti “pirati”, se un domani si volessero fare delle parodie del film? o si volessero girare dei video di critica al film? e se queste parodie e critiche fossero comunque ai primi posti dei motori di ricerca scavalcando lo stesso i siti ufficiali?

E inoltre: il Tribunale di Roma ha imposto di rimuovere i link a Yahoo Italia, che risponde a questo indirizzo, ma basta andare sul sito principale, che è a questo indirizzo, per aggirare la sentenza italiana.

Ha dunque senso una simile sentenza? tecnicamente no. Come principio, molto probabilmente si. Ed è un principio molto, molto pericoloso.

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Pane al pane, nucleare al nucleare

Varie March 24th, 2011

nucleare si/noPresidente della Regione Lombardia: favorevole al nucleare ma le centrali non si faranno in regione perchè la Lombardia è autosufficiente sul piano energetico.
Presidente della Regione Veneto: favorevole al nucleare ma le centrali non si faranno in regione perchè il Veneto è zona altamente sismica.
Presidente della Regione Campania: favorevole al nucleare ma le centrali non si faranno in regione data la conformità del territorio.
Presidente della Regione Sardegna: favorevole al nucleare ma le centrali non si faranno in regione perchè la Sardegna ha fatto altre scelte (e quali?).
Si potrebbero elencare le dichiarazioni di tutti gli altri presidenti di regione i quali, seppure con qualche lieve sfumatura, hanno detto esattamente la stessa cosa: siamo favorevoli, ma non le facciamo sul nostro territorio.
Soltanto un presidente, Nichi VendolaW della Regione Puglia, ha detto chiaramente no. Io il nucleare non lo voglio, né qui in Puglia né in Italia. Vivaddio! Qualcuno che fa una scelta e prende una posizione chiara.

Ma perchè tutti gli altri presidenti di Regione non fanno la stessa cosa? Siete favorevoli, come avete dichiarato? o quantomeno “non contrari ideologicamente”? Siete stati “democraticamente eletti dal popolo sovrano” per guidare le vostre regioni? Bene. Assumetevi le responsabilità delle vostre scelte, con annessi e connessi. Ergo, se siete favorevoli, costruitevi le vostre belle centrali nucleari a casa vostra! E vediamo poi cosa dicono i vostri cittadini.
ministro PrestigiacomoPerché non sarà per caso che, alla fin fine, l’unica sincera è stata la Prestigiacomo, naturalmente non di fronte alle telecamere, ma a mezza bocca rivolgendosi ai suoi colleghi Bonaiuti e Tremonti:

«È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese».

Chiaro, no? il problema non è la salute dei cittadini, o i costi di realizzazione delle ipotizzate 13 nuove centrali nucleari, o lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, o le possibili (se non probabili) infiltrazioni mafiose nella costruzione delle centrali, o il fatto che non siamo nemmeno capaci di costruire delle scuole antisismiche figuriamoci delle centrali nucleari!
No, il problema è che ci sono le amministrative tra pochi mesi, e mica si possono perdere per delle cazzate come il nucleare!

Che poi, questo mantra ripetuto dai diversi Presidenti di Regione, “non sono ideologicamente contrario”, o dai ministri del Governo “non si fanno delle scelte basandosi su delle ideologie”, o quando i pro-nucleare per zittire nei talkshow televisivi i loro antagonisti no-nucleare urlano frasi del tipo “le sue sono affermazioni ideologiche!”, e via dicendo … ma lor signori conoscono il significato del termine IdeologiaW ? e se si, avrebbero la compiacenza di spiegare cosa ci sarebbe di sbagliato in una scelta “ideologica” ?

Se l’ideologia è un “sistema di idee” più o meno coerente e organizzato, non c’è nulla di male in questo. Avrò un sistema di idee che mi porta ad una ipotesi A (si al nucleare), ed un sistema di idee che mi porta ad una ipotesi B (no al nucleare). La scelta, soprattutto per chi governa, è una assunzione di responsabilità in base agli elementi che concorrono alla formulazione delle due ipotesi, e scegliendo A piuttosto che B (o viceversa), si dà un ben preciso indirizzo politico in un senso piuttosto che nell’altro.
Sarà casomai la prova empirica, ovvero il mettere in pratica e valutare i risultati, a valorizzare o a confutare la scelta (e quindi “il sistema di idee” che la sottende) fatta.

In Italia il nucleare lo abbiamo già avuto (e quindi una prova empirica l’abbiamo già fatta sul campo), ed abbiamo visto, o meglio stiamo ancora vedendo!, quali sono i risultati: milioni spesi per cercare di smaltire i nuclei spedendoli in Gran Bretagna o Francia o altri posti (ma tanto poi tornano e dove li metteremo? ancora non si sa), terreni e/o falde acquifere contaminate, rifiuti tossici non ancora stoccati in sicurezza.
Non siamo ancora riusciti a chiudere con un passato di 20-30 anni fa, e vogliamo ricominciare?

Allora, egregi signori Presidenti delle Regioni, assumetevi le vostre responsabilità politiche, fate le vostre scelte “ideologiche” pro-nucleare, costruitevi le vostre belle centrali nucleari sui vostri territori e gestitevi tutta la filiera dei rifiuti. E vediamo cosa ne pensano i vostri cittadini.
Funziona così la democrazia del popolo sovrano, no? Non è quello che ripete sempre il Presidente del Consiglio?

O il popolo sovrano è un altro mantra che funziona solo quando conviene al politico, e non quando conviene all’interesse della collettività?

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E che fai? Li lasci morire così?

Internazionale, Varie March 23rd, 2011

libyan attackE’ la frase che sempre più spesso (mi) sento ripetere ovunque quando si argomenta sul nuovo fronte caldo internazionale, la Libia. E la risposta mi esce quasi del tutto naturale direttamente dallo stomaco: si. sono fatti loro. Così come per gli egiziani, i tunisini, gli yemeniti e tutti gli altri Paesi dove in questo momento ci sono subbugli, disordini, rivoluzioni, guerre civili.

Piuttosto, quando la smetteremo di vendere loro le armi? di ingrassare i nostri speculatori internazionali con le ricostruzioni post guerra? di depredare quei Paesi delle loro risorse naturali, magari imponendogli trattati commerciali del tutto insostenibili?

Smettiamola una volta per tutte con questa ipocrisia della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti civili da “esportare” in tutto il mondo, quando poi – una volta “liberi” – siamo pronti a colonizzarli imponendo il nostro “stile di vita”, il nostro pensiero, la nostra cultura.

E smettiamola con questa foglia di fico delle Nazioni Unite e delle sue, ormai decisamente inutili, “risoluzioni” a senso unico, dettate unicamente dai grandi della Terra che fanno e disfanno a proprio piacimento e secondo i loro interessi, non certo per fare gli interessi delle popolazioni civili dei paesi da “liberare”. Ma sarebbe meglio dire da occidentalizzare. Un riferimento per tutti, questo eccellente articolo di Danilo ZoloW Libia, ‘Chi dice umanità’, pubblicato su PeaceReporter, 22/03/2011.

Oggi siamo bravi, bravissimi!, a stracciarci le vesti per salvare il “fratello libico” dando del pazzo sanguinario al feroce dittatore. Dittatore che, ricordiamolo, è stato ritenuto il mandante della strage di Lockerbie sul Volo Pan Am 103W, ma che, nonostante questo, ha continuato a fare affari con mezza Europa, Gran Bretagna inclusa. I 270 morti di Lockerbie si staranno rivoltando nella tomba.

Quando il figlio del dittatore è venuto a giocare al calcio qui era il gossip del momento. Quando l’altro figlio è stato beccato dalla stradale, se non ricordo male, e multato, è stato trattato col tappeto rosso e tante
scuse.
E dov’erano allora questi cittadini che oggi si dichiarano interventisti? hanno detto/fatto qualcosa? no. ci ridevano su, e continuavano a comprare macchine fiat, guardare le partite della juve, avere i conti in banca alla unicredit o la RC auto da unipol.
I libici ci tengono per le palle a livello energetico (col gas e col petrolio) e finanziario (con le compartecipazioni in alcune grandi aziende come fiat e gruppi bancari come unicredit), e nessuno ha mai mosso un dito, perchè è la legge del libero mercato.

Che un dittatore mandante di una strage internazionale sfrutti le risorse del suo Paese per arricchirsi personalmente alla faccia della sua popolazione civile (quella stessa popolazione civile che oggi gli occidentali vogliono proteggere con sedicenti “nofly zone”), reinvestendo miliardi di dollari in tutto il mondo ieri non interessava a nessuno. Anzi, gli si permetteva di piantare la sua tenda dove voleva e gli si baciava persino la mano.
Oggi, in nome della risoluzione di un organismo internazionale che non serve più a nessuno se non ai potenti della Terra, bisogna intervenire per “salvare il fratello libico”.

E a sinistra si lamentano su “dove sono i pacifisti” (Veltroni in primis sul suo profilo facebook)? Quella stessa sinistra che ha mandato i caccia sui Balcani? quella stessa sinistra che ammicca alle centrali atomiche? quella stessa sinistra (governo Prodi) che non avrà fatto “patti di amicizia” col dittatore, ma gli affari si. Realpolitik, che diamine!
Veltroni, i pacifisti sono a casa a farsi i fatti loro. Vacci tu a fare da scudo umano per difendere gli insorti di Bengasi.

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