Ennesima conferenza stampa con toni trionfalistici dei rappresentanti del Governo (nello specifico, il ministro dell’Interno Maroni ed il Presidente del Consiglio Berlusconi) per la presentazione del nuovo pacchetto sicurezza, all’interno del quale sarebbe prevista la (cosiddetta) “liberalizzazione del wi-fi”.
Notizia sbandierata ai quattro venti dai media tradizionali, stampa e tv, con frasi (ed immagini!) accattivanti del tipo “finalmente potremo sederci ad un bar e mentre sorseggiamo il caffè aprire il nostro notebook e navigare liberamente in internet”, ed altre amenità del genere.
Ma è davvero così ?
Beh, provate leggere gli articoli (riportati in calce) di Calamari, Mantellini, Scorza, Longo e vi renderete conto da soli che non è esattamente così. Anzi, non è affatto così.
In primo luogo, il ministro Maroni non avrebbe mai fatto riferimento ad una completa liberalizzazione d’accesso alla rete internet, ma avrebbe detto che i tecnici del suo ministero studieranno forme “più soft” di controllo degli accessi. L’ipotesi più plausibile è quella di estendere un servizio già in funzione, ovvero l’autenticazione tramite sms: l’utente che vuole collegarsi ad una rete pubblica fornisce il numero del suo cellulare (che a monte dovrebbe permettere di identificarlo tramite gestore telefonico) e via sms riceve i dati di login alla rete.
In secondo luogo, il ministro avrebbe detto che decadrebbe l’efficacia del decreto Pisanu a partire dal 1 gennaio del 2011, ma questo aspetto vale solo per il comma 1 dell’articolo 7, quello che prevede l’obbligo della richiesta di una licenza in Questura per chi voglia offrire accesso wireless, mentre tutto il resto del decreto non è affatto soggetto a scadenza e per essere abrogato necessita di apposito decreto.
Di conseguenza il 2 gennaio dell’ano prossimo un gestore di locale pubblico che vuole fornire accesso ad internet tramite wi-fi dovrà continuare a chiedere i documenti al cliente e gestire i suoi dati secondo le normative vigenti.
E mentre, nonostante questo ennesimo pastrocchio legislativo, già si alzano gli strali del procuratore antimafia Grasso che
Penso a un pedofilo, a un terrorista, a un mafioso che accosta la sua auto accanto a un pub che ha il collegamento wifi, e dalla sua auto chatta, comunica, fa affari, commette reati.
mentre da più parti (ma quali parti?) voci insistenti si dicono “preoccupate” per questa eccessiva libertà di comunicazione, mentre il Presidente del Consiglio rivendica la paternità dell’iniziativa
è uno dei cinque punti del programma di governo
la domanda dei più smaliziati resta la stessa:
cui prodest?
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