5 per mille: la storia infinita
volontariato February 22nd, 2010
Anche per l’anno fiscale in corso si è risolto tutto all’ultimo minuto. Per quanto ancora le Onlus dovranno restare con il fiato sospeso?
Che la vita del 5 per 1000 fosse difficile e piena di imprevisti era, ed è, cosa risaputa; da quando questo strumento è nato non c’è stato anno (solare o fiscale che sia) in cui non si sia presentato qualche ostacolo in corso d’opera, dal (maldestro) tentativo di spostare le risorse ad altri capitoli di spesa dello Stato alla (sbadata) mancanza di inserimento nel decreto annuale d’attuazione, ai normali (biennali) ritardi di pagamento del dovuto agli aventi diritto, fino agli errori di stampa dei modelli unici per la dichiarazione dei redditi nei quali non erano stati inseriti gli appositi spazi dove il contribuente poteva esprimere la scelta dell’organizzazione a cui devolvere. Gli esempi sono tanti e non si finirebbe più.
La novità dell’anno ormai passato è che per la prima volta questi ostacoli si sono presentati tutti insieme, mettendo seriamente a rischio questo strumento fiscale; procedendo con ordine:
primo, dopo i drammatici eventi di aprile, il ministro per l’economia Tremonti ipotizza lo spostamento dei fondi raccolti dal 5 per mille all’emergenza terremoto in Abruzzo. Levata di scudi delle organizzazioni Onlus e smentita del ministro;
secondo, la commissione Finanze nel mese di ottobre 2009 boccia due emendamenti dell’opposizione, il primo volto a “stabilizzare” lo strumento, il secondo a garantire la copertura finanziaria per il triennio entrante. Scoppia la polemica e qualche settimana dopo il ministro per l’economia assicura (almeno!) la copertura finanziaria per l’anno 2010;
terzo, per errori nelle documentazioni presentate vengono esclusi circa 7.500 enti dall’assegnazione dei fondi per una somma pari a 15,5 milioni di euro. Con un emendamento infilato all’ultimo minuto nel decreto “milleproroghe” (ovvero, un emendamento sugli emendamenti!) vengono recuperati anche questi ultimi;
quarto, siamo nei primi mesi di febbraio, ancora non sono stati resi pubblici i dati relativi alle entrate, e la conseguente redistribuzione tra gli aventi diritto, dell’anno fiscale 2008 mentre da pochi mesi sono stati erogati i fondi relativi alle entrate del 2007.
Dal punto di vista di una organizzazione ONLUS, i problemi che tutti questi “inconvenienti” comportano sono molteplici, ma si possono riassumere in una parola: precarietà.
Per cominciare, i criteri di ammissione ai benefici, che cambiano di anno in anno: ogni anno una organizzazione deve presentare domanda facendo riferimento (ovvero, sperando!) che nel frattempo non siano cambiate le regole del gioco;
una volta ammessi l’organizzazione dovrà assicurarsi che a) per l’anno successivo il dispositivo fiscale sarà (ri)attivato, e soprattutto b) che ci sia una copertura finanziaria;
superato anche questo scoglio, e sempre che i cittadini contribuenti abbiano il buon cuore di devolvere qualcosa per quella determinata organizzazione, occorrerà aspettare non meno di due anni prima di vedere effettivamente i soldi versati sul proprio conto corrente. Sommati tutti i tempi, mese più mese meno, da quando l’organizzazione presenta domanda a quando vedrà il contributo elargito passeranno – se tutto va bene! – tre anni circa.
Prima osservazione: ma i vari governi succedutisi alla guida del Paese, non hanno sempre messo tra i primi punti dei loro programmi la semplificazione delle procedure burocratiche, citato tra l’altro da tutti gli economisti liberali e non come uno dei mali assoluti della nostra società ?
Seconda osservazione: non c’è una certa sperequazione nel rapporto cittadino-Stato ? come mai se un cittadino non paga una tassa si aggiungono sovratasse e more varie, oltre al fatto che gli viene intimato di pagare immediatamente, mentre se è lo Stato che deve restituire qualcosa al cittadino i tempi diventano biblici e nulla si aggiunge alla somma oltre al dovuto?
Terza, ma non meno importante, osservazione: lo Stato, dicono gli esperti per problemi di debito pubblico, sta tagliando da diversi anni buona parte delle sue spese, partendo proprio dal sistema dei servizi (o welfare): sanità, scuola, pensioni, lavoro, sociale. Le ONLUS quindi hanno già meno finanziamenti, che rendono in generale sempre più difficile lo svolgimento del loro operato; se a questi tagli si aggiunge l’insicurezza derivante da un sistema fiscale incerto cosa resta? Tornare all’economia del baratto?
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