Category Archives: volontariato

Pescara: assistenza sociale “a 180 giorni”

Dunque, è ufficiale: il Presidente della Commissione Politiche Sociali del comune di Pescara, Salvatore Di Pino, avrebbe scoperto un buco nel bilancio delle politiche sociali pari a circa sette milioni di euro, frutto – secondo il presidente – della cattiva gestione della passata amministrazione. Sostiene infatti Di Pino:

i conti ci dicono anche che parte di tale spesa dovrà necessariamente essere utilizzata per pagare quei residui derivati, ereditati dal precedente governo di centro-sinistra che ha previsto spese, le ha effettuate, ma non ha provveduto a pagarle, trascinandosi dietro il relativo debito. Anche in questo caso il bilancio è rivelatore: nel 2008 a fronte della spesa prevista di 9milioni 100mila euro, il governo comunale di centro-sinistra ha impegnato 8milioni 93mila euro, ma ha liquidato solo 4milioni 652mila euro, trasformando la somma rimanente in residuo che inevitabilmente è scivolato prima nel bilancio 2009 e poi, in parte, anche nel bilancio 2010. Infatti nel 2009 è stata pagata una quota del debito, circa 3milioni e mezzo, la differenza, circa 700mila euro, è finita nel bilancio 2010 sempre come residuo.

(fonte: leggimi.eu 19 luglio 2010)

A parte la prima considerazione, semplicistica e bipartisan, che destra e sinistra pari sono, poiché da quasi venti anni chi sale al governo scarica sul/i governo/i precedente/i la maggior parte delle responsabilità – in primis quella dei buchi di bilancio – nessuno fa nulla di concreto per rimediare al problema (ed è del tutto inutile continuare a sostenere “noi abbiamo fatto il tot percento di più di loro in questo e quest’altro” perchè tirata la linea e fatta la somma, il debito è sempre in aumento, per cui alla fine i conti continuano a non tornare); la seconda considerazione sarebbe ancora più ovvia della prima (ma stranamente dalle fonti consultabili online sembra che nessun giornalista abbia posto la domanda), e cioè: come mai una simile scoperta viene fatta a ben 15 mesi dall’elezione dell’attuale amministrazione Mascia, e con un bilancio presentato – faticosamente! – non più tardi di due mesi fa dalla giunta comunale? in quel bilancio non ci si è resi conto che mancavano dei soldi ?
E ancora, già l’anno scorso, dopo pochi mesi dall’insediamento della nuova amministrazione di centrodestra, cominciò l’ormai conosciuto “coro dell’Aita”: che il bilancio del comune di Pescara era un colabrodo, che mancavano i soldi, che la giunta di centrosinistra guidata da D’Alfonso aveva lasciato una amministrazione sull’orlo del baratro … ma non fu fatto un numero, non fu detto quale assessorato era in crisi, e soprattutto nessuno degli attuali assessori, consiglieri, presidenti di commissione, fino all’ultimo dei dirigenti, s’è azzardato a dire COSA avrebbero fatto per porre rimedio all’imminente disastro.

Qualche titolone di giornale, qualche sparata dai banchi della maggioranza con contro-sparate dai banchi dell’opposizione, poi più nulla. Di bilancio, di soldi, di spese, di tagli, non si parla più. O almeno, la notizia non arriva più agli organi di informazione (o da questi non viene rilanciata, casomai fosse arrivata). Legge-bavaglio ante-litteram?

Adesso, fulmine a ciel sereno: è dal 2008 che fondi stanziati per il sociale non sono stati del tutto erogati. A questi si aggiungono spese previste e non erogate anche per il successivo 2009, e siamo all’anno in corso dove, si!, l’attuale giunta AVREBBE stanziato già più soldi degli anni precedenti, ma PURTROPPO gran parte di questi soldi serviranno a coprire le spese promesse da quei (‘sgraziati!) dell’amministrazione precedente.

Quindi, se ci sono ritardi nei pagamenti che risalgono al 2008, possiamo ben immaginare come staranno gli operatori delle associazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni onlus che lavorano in convenzione con il comune di Pescara, che già da qualche tempo si sentono rispondere “pagamento a 180 giorni dalla presentazione della fattura”. E le fatture presentate dal 2008, da quanto tempo aspettano ?
Ma soprattutto, per quanto tempo ancora dovranno aspettare ?!

Se un cittadino pescarese alla presentazione della cartella esattoriale del comune rispondesse “pago tra 180 giorni” facendo passare nel frattempo circa due anni, cosa gli succederebbe ??
E perchè la stessa cosa non dovrebbe succedere anche a quelle amministrazioni pubbliche morose??

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Non c’è neanche da chiederlo…

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Lo scippo perpetuo

scippoLe urgenze in Italia non finiscono mai, e urgentemente il Governo, nelle persone dei ministri dello Sviluppo Economico Claudio Scajola e dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, decreta una “scoppola” da centinaia di milioni di euro per l’editoria, e per le organizzazioni noprofit.

Uno degli slogan più usati in campagna elettorale è l’ormai arcinoto “meno tasse per tutti”. Resta ancora da capire chi siano quei “tutti” che dovrebbero trovarsi con le tasche un po’ più pesanti grazie all’alleggerimento della pressione fiscale. Non certo i dipendenti, che non hanno visto scendere l’IRPEF, nè tantomeno gli abitanti delle città, dove non è scesa l’ICI o un altro dei tanti balzelli comunali, e neanche i consumatori, visto che l’IVA è rimasta la stessa e per talune categorie merceologiche le accise sono anzi aumentate (come per il decreto Biondi sul cosiddetto “equo compenso” per i supporti informatici).
Ma quest’ultimo colpo di mano è davvero senza precedenti, e per tre motivi.
primo, il metodo. Il decreto è stato firmato il 30 marzo, pubblicato su Gazzetta Ufficiale il 31 con effetto immediato dal 1 aprile.
secondo, il contenuto. Un aumento, stimano le associazioni di categoria, la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e le organizzazioni nonprofit unite nel Forum del Terzo settore, di circa il 500% delle spese di spedizione per le riviste spedite in abbonamento postale.
terzo, il contesto. Fino al 2011 Poste Italiane continuerà ad operare in regime di monopolio, di conseguenza non sarà possibile ancora per un anno circa (ma i tempi di adeguamento del mercato sono in genere più lunghi) entrare in un regime di libera concorrenza dando così la possibilità agli interessati di scegliere tra operatori diversi il tipo di servizio al costo migliore.

Il testo del decreto interministeriale è (stranamente!) semplice e breve, due soli articoli ma con un effetto dirompente:

Art.1
“Le tariffe agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e del 1° febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010″.
Art.2
“con successivo decreto potranno essere determinate tariffe agevolate per i residui periodi dell’anno 2010, in caso di sopravvenuto accertamento di disponibilità finanziarie nell’ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Letto in altri termini, la copertura finanziaria prevista nei precedenti decreti arriva fino al 31 marzo, dal giorno successivo si chiude cassa. Se per caso si riuscisse a trovare ancora qualche spicciolo si vedrà se, come, a chi fare l’ultimo regalino per arrivare a finire l’anno in corso (e già si preannuncia la strategia comunicativa del Governo per il dopo-estate, qualora si riuscisse a rifinanziare questa spesa: “Il Governo ha stanziato tot milioni di euro per favorire l’editoria italiana, le organizzazioni noprofit, la circolazione della cultura nel Paese!”).

L’intento dello Stato è quello di risparmiare circa 200 milioni di euro, stimano sempre le associazioni di categoria, dimenticandosi però che in questo modo non vengono colpiti solo i grandi gruppi editoriali, ma anche le organizzazioni noprofit che spediscono riviste, libri, newsletter ai loro soci o, come fanno notare editori e organizzazioni culturali, quel canale postale strumento fondamentale di diffusione di libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie.
Come accadde non molto tempo fa quando il Governo (lo stesso Governo!) decise di aumentare le tasse per i radioamatori, correndo il rischio di mettere in ginocchio l’intero sistema di protezione civile, di pronto soccorso, del soccorso navale, alpino e via dicendo … decreto poi ritirato, ma come si dice, il lupo perde il pelo … ma continua a scippare la vecchietta.
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5 per mille: la storia infinita

5xmilleAnche per l’anno fiscale in corso si è risolto tutto all’ultimo minuto. Per quanto ancora le Onlus dovranno restare con il fiato sospeso?

Che la vita del 5 per 1000 fosse difficile e piena di imprevisti era, ed è, cosa risaputa; da quando questo strumento è nato non c’è stato anno (solare o fiscale che sia) in cui non si sia presentato qualche ostacolo in corso d’opera, dal (maldestro) tentativo di spostare le risorse ad altri capitoli di spesa dello Stato alla (sbadata) mancanza di inserimento nel decreto annuale d’attuazione, ai normali (biennali) ritardi di pagamento del dovuto agli aventi diritto, fino agli errori di stampa dei modelli unici per la dichiarazione dei redditi nei quali non erano stati inseriti gli appositi spazi dove il contribuente poteva esprimere la scelta dell’organizzazione a cui devolvere. Gli esempi sono tanti e non si finirebbe più.

La novità dell’anno ormai passato è che per la prima volta questi ostacoli si sono presentati tutti insieme, mettendo seriamente a rischio questo strumento fiscale; procedendo con ordine:
primo, dopo i drammatici eventi di aprile, il ministro per l’economia Tremonti ipotizza lo spostamento dei fondi raccolti dal 5 per mille all’emergenza terremoto in Abruzzo. Levata di scudi delle organizzazioni Onlus e smentita del ministro;
secondo, la commissione Finanze nel mese di ottobre 2009 boccia due emendamenti dell’opposizione, il primo volto a “stabilizzare” lo strumento, il secondo a garantire la copertura finanziaria per il triennio entrante. Scoppia la polemica e qualche settimana dopo il ministro per l’economia assicura (almeno!) la copertura finanziaria per l’anno 2010;
terzo, per errori nelle documentazioni presentate vengono esclusi circa 7.500 enti dall’assegnazione dei fondi per una somma pari a 15,5 milioni di euro. Con un emendamento infilato all’ultimo minuto nel decreto “milleproroghe” (ovvero, un emendamento sugli emendamenti!) vengono recuperati anche questi ultimi;
quarto, siamo nei primi mesi di febbraio, ancora non sono stati resi pubblici i dati relativi alle entrate, e la conseguente redistribuzione tra gli aventi diritto, dell’anno fiscale 2008 mentre da pochi mesi sono stati erogati i fondi relativi alle entrate del 2007.

Dal punto di vista di una organizzazione ONLUS, i problemi che tutti questi “inconvenienti” comportano sono molteplici, ma si possono riassumere in una parola: precarietà.
Per cominciare, i criteri di ammissione ai benefici, che cambiano di anno in anno: ogni anno una organizzazione deve presentare domanda facendo riferimento (ovvero, sperando!) che nel frattempo non siano cambiate le regole del gioco;
una volta ammessi l’organizzazione dovrà assicurarsi che a) per l’anno successivo il dispositivo fiscale sarà (ri)attivato, e soprattutto b) che ci sia una copertura finanziaria;
superato anche questo scoglio, e sempre che i cittadini contribuenti abbiano il buon cuore di devolvere qualcosa per quella determinata organizzazione, occorrerà aspettare non meno di due anni prima di vedere effettivamente i soldi versati sul proprio conto corrente. Sommati tutti i tempi, mese più mese meno, da quando l’organizzazione presenta domanda a quando vedrà il contributo elargito passeranno – se tutto va bene! – tre anni circa.

Prima osservazione: ma i vari governi succedutisi alla guida del Paese, non hanno sempre messo tra i primi punti dei loro programmi la semplificazione delle procedure burocratiche, citato tra l’altro da tutti gli economisti liberali e non come uno dei mali assoluti della nostra società ?
Seconda osservazione: non c’è una certa sperequazione nel rapporto cittadino-Stato ? come mai se un cittadino non paga una tassa si aggiungono sovratasse e more varie, oltre al fatto che gli viene intimato di pagare immediatamente, mentre se è lo Stato che deve restituire qualcosa al cittadino i tempi diventano biblici e nulla si aggiunge alla somma oltre al dovuto?
Terza, ma non meno importante, osservazione: lo Stato, dicono gli esperti per problemi di debito pubblico, sta tagliando da diversi anni buona parte delle sue spese, partendo proprio dal sistema dei servizi (o welfare): sanità, scuola, pensioni, lavoro, sociale. Le ONLUS quindi hanno già meno finanziamenti, che rendono in generale sempre più difficile lo svolgimento del loro operato; se a questi tagli si aggiunge l’insicurezza derivante da un sistema fiscale incerto cosa resta? Tornare all’economia del baratto?

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I tre giorni che hanno cambiato il CeIS di Pescara

ct il faroIl terremoto colpisce in Abruzzo. La provincia de L’Aquila la più danneggiata, ma molti comuni del teramano e del pescarese hanno subito seri danni alle infrastrutture.
Cronistoria dei principali eventi accaduti tra il 6 ed il 9 aprile nel Centro di Solidarietà di Pescara; i sopralluoghi, le riunioni, gli incontri, fino alla decisione finale: evacuare la Comunità Terapeutica.
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Un pinguino dal mare alle montagne aquilane

tux_pelug“Un piccolo passo per Tux, un grande passo per il campo San Biagio”. Mi piace iniziare cosi’ questo breve, ma significativo, articolo per pubblicizzare quanto fatto da alcuni membri del Pescara Lug in quel di San Biagio (Tempera, L’Aquila) sabato scorso.
San Biagio e’ uno dei campi che ospita i terremotati aquilani del 6 aprile; il campo e’ dotato di tutto, e molti servizi sono in funzione grazie soprattutto al meraviglioso lavoro della (cosiddetta) Brigata di Solidarietà Attiva di Rifondazione Comunista.Unica cosa a mancare, una connessione Internet, ed e’ qui che entrano i scena i volontari del PescaraLug: armati di poche cose, e tanta buona volonta’, hanno creato una piccola rete wireless sfruttando il segnale di un modem sito all’interno di una casa dichiarata inagibile, e portato il segnale fin dentro la ludoteca del campo. Non contenti di questo, si sono anche prodigati ad installare alcuni sistemi operativi Linux sui computer degli ospiti del campo ed hanno tenuto brevi corsi di installazione/funzionamento dei software installati. In particolare uno, Muse, realizzato da Denis “Jaromil” Roio, per realizzare stream audio in Rete, che dovra’ servire a creare una web radio da campo, con l’idea di riuscire a creare una radio collegata con tutti i campi presenti nella zona colpita dal sisma.

A raccontare tutto alla giornalista Ylenia Gifuni de Il Centro (che ha scritto oggi questo breve articolo) e’ stato Attilio Pagliaro, membro del Pescara Lug ed animatore dei corsi di alfabetizzazione informatica/telematica che il Lug organizza ogni anno a Pescara; conclude Attilio:

“Il sogno piu’ grande resta la promozione di un’unica radio che colleghi tutti i campi della provincia aquilana, ma siamo consapevoli delle difficolta’ pratiche e logistiche legate prima di tutto all’assenza di una connessione stabile”.

La domanda e’ quindi scontata: c’e’ per caso qualche operatore del settore intenzionato a fare un’opera di volontariato, regalando connessione per la realizzazione di questo progetto? Per informazioni e contatti, questa e’ la maling list del PescaraLug.

Abruzzo, fermato Tremonti

tremontiNel pacchetto di auti pro terremoto non c’è il 5 per mille. Obiettivo raggiunto per la petizione lanciata da Vita.it
di Stefano Arduini
Vita Magazine, 23 aprile 2009

Giulio Tremonti ha alzato bandiera bianca. Il 5 per mille aggiuntivo per lo Stato, lo ha stabilito il consiglio dei ministri che si è tenuto questa mattina a L”Aquila, non entra nel pacchetto di misure varate dal governo per fronteggiare l’emergenza causata dal terremoto dello scorso 6 aprile.

Una retromarcia a sorpresa (ancora stamattina il Corriere della sera rilanciava l’ipotesi di un 5 per mille pro Abruzzo, totalmente però sganciato da quello ordinario) che il ministro dell’Economia ha fatto a malincuore.

«Quando ho fatto l’ipotesi del 5 per mille – ha spiegato – non era per togliere al volontariato ma per aggiungere qualcosa per l’Abruzzo. La scelta successiva è stata quella di rinunciare a questa misura perchè la vena polemica radicalizza tutto. Se alla fine ci potevano essere più soldi e ce ne saranno meno si ringrazino i polemici della politica»,

ha dichiarato Tremonti a margine del Cdm.

Poco a che fare con la politica, a dire il vero, ha avuto la massiccia mobilitazione dell’intero terzo settore contro un provvedimento che avrebbe inevitabilmente drenato risorse al non profit e in particolare, paradossalmente, a molte realtà che in questi giorni si sono attivate nell’emergenza post sisma. Una mobilitazione che si è concretizzata anche attraverso le oltre 2mila firme di cittadini, associazioni, aziende e enti pubblici, raccolte dalla petizione (“Caro Tremonti così distruggi il 5 per mille”) lanciata da Vita.it il 14 aprile scorso.

Al cospetto di un fronte così compatto e motivato, il governo ha quindi scelto di cassare l’idea di Tremonti. Nel provvedimento approvato si stabilisce invece che le donazioni che verranno fatte da imprese e privati a favore degli interventi post-terremoto saranno deducibili dalle tasse. Ma attenzione: le erogazioni liberali scontabili sono quelle fatte «per il tramite della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento protezione civile ovvero da altri enti appositamente individuati».

La maggior parte delle risorse destinate alla ricostruzione (circa 5 miliardi), provengono da tre fondi: il cosiddetto ‘Fondo letta’ attivato presso la presidenza del Consiglio, il fondo infrastrutture e quello per gli ammortizzatori sociali. Un miliardo ciascuno saranno mesi a disposizione dagli enti previdenziali e dalla Cassa Depositi e Prestiti (si tratta di mutui autorizzati e non utilizzati). Parte degli 1,5 miliardi destinati all’emergenza sarà ricavata da una nuova lotteria istituita per l’occasione.

Meno male che Giulio c’e'!

TremontiCerto che il governo, pur di non tirare fuori i soldi – o per tirarne fuori il meno possibile – , le studia proprio tutte. E cosi’, dopo aver cortesemente (?) rifiutato gli aiuti internazionali (e vuoi mettere? che caduta di stile signora mia! neanche fossimo un paese del terzo mondo), dove tirare fuori i soldi per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo (dodici miliardi di euro, secondo le prime stime)? ma dalle tasche di quei generosi dei contribuenti italiani, si capisce! E come fare? geniale trovata del ministro Tremonti: destiniamo all’emergenza terremoto parte (o tutto?) del cinque per mille! Solidarieta’ per solidarieta’, l’una vale l’altra.
Dimenticando (o volutamente omettendo?) pero’ alcuni piccoli particolari:

Primo, le organizzazioni di volontariato destinatarie del 5xmille aspettano ancora i versamenti de 2007 (qualcuna anche quelli del 2006), figuriamoci quelli del 2008; se un contribuente versasse ora il suo 5xmille, quando arriverebbero questi soldi a destinazione? non prima del 2011, come minimo.

Secondo, al 5xmille una sciagurata finanziaria (quella del 2008) ha posto un tetto massimo di spesa di 380 milioni di euro; qualora questo tetto venisse raggiunto molto probabilmente si andrebbero a togliere risorse alle onluss, magari proprio a quelle (come le Misericordie) che operano con la Protezione Civile nelle zone terremotate.

Terzo, come spiega bene il dott. Concari, commercialista esperto di enti no profit, in un articolo de La Repubblica

“Soldi per il terremoto in realtà ce ne sono già adesso; si possono infatti anticipare e quindi smobilizzare i soldi dell’8 per mille. La legge già prevede, all’art. 2 comma 1 del d. P. R. 10/03/1998, che, qualora l’8 per mille sia devoluto allo Stato, questo li utilizzi ‘per calamità naturali’. Quindi basterebbe ‘blindare’ i fondi dell’8 per mille per indirizzare nuove risorse alla popolazione abruzzese”.

Se e’ cosi’ semplice, visto che e’ gia’ tutto scritto nero su bianco, perche’ non ricorrere dunque all’otto per mille? lo spiega ancora il dott. Concari

“Perché il fondo, in questi anni, è stato depauperato per tappare falle di bilancio, oppure, e questo è incontrovertibile, per finanziare azioni di guerra in Afghanistan. E al contrario del 5 per mille non ha un tetto massimo, se non nell’ammontare globale dell’Irpef”.

Chiaro, no? io contribuente italiano decido di non devolvere l’otto per mille a nessuna chiesa di quelle beneficiarie sapendo che lo Stato utilizzera’ quella quota parte per far fronte alle emergenze; invece, non solo ritrovo i miei soldi spesi per le missioni di guerra in Afghanistan ma ora che c’e’ una calamità naturale in corso mi si chiede di devolvere a questa emergenza ANCHE il 5 per mille che avrei voluto devolvere, chesso’, all’AIL piuttosto che all’associazione amici degli animali.

Ma certa gente al posto del cuore cos’ha, un portafoglio?

Ps. invito tutti a sottoscrivere la petizione di Vita
Caro Tremonti, così distruggi il 5 per mille
Vita, 14 aprile 2009
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Aiuti per l’Abruzzo

protezione civilePer sostenere gli interventi in corso (causale “TERREMOTO ABRUZZO”)
si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013
(*BIC: BPPIITRRXXX)  o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A. IBAN IT38 K03002 05206 000401120727  (*BIC: BROMITR1707)

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
• Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma
- Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
* BIC: BCITITMM

• Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma
- Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
* BIC: BKRAITMM

• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma
- Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
* BIC: CCRTIT2T84A

• CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario di ufficio)

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi:
Conto Corrente Bancario
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66C0100503382000000218020
Swift Code – BNLIITRR
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO
Conto Corrente Postale n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24X0760103200000000300004
Causale: Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

dona un euro sms 48580
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Solidarieta’ per le zone colpite dal terremoto

cartinaEMERGENZA TERREMOTO
Per offrire disponibilità di alloggio: l’UDU sta cercando posti letto telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzazione@udu.it
Per volontari da tutta Italia: telefonare alla protezione civile nazionale
06.68201
Per volontari da Pescara: telefonare al Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627
Per donare il sangue in Abruzzo: rivolgersi presso gli ospedali, per Pescara: Dipartimento di Medicina Trasfusionale P. “Spirito Santo” via Fonte Romana 8 ­ tel. 085.4252687
Per donare il sangue dal tutta Italia: rivolgersi presso le strutture dell’Avis più vicine: http://www.avis.it/usr_view.php/ID=1545
Per fare donazioni: Raccolta fondi Croce Rossa Italiana: Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso BNL – roma, intestato a CRI, codice Iban IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020, causale: pro terremoto Abruzzo; Conto corrente postale n. 300004 intestato a CRI causale: pro terremoto Abruzzo; Versamenti on line sul sito: www.cri.it/donazioni.html
Per enti locali e associazioni di volontariato, comitati, gruppi
organizzati
: è possibile attivarsi da subito con i corpi locali di
protezione civile, con la associazioni prendendo contatti con i
coordinamenti regionali, c’è bisogno di medici, tende, coperte, cibo e
supporto logistico. Per informarsi: Dipartimento della Protezione Civile
06.68201
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