Costa meno di un caffè, ma perché devo pagarlo?
Cyberdiritti, Shopping January 31st, 2013
What’app a pagamento: lo si sapeva, ma scoppia la polemica su store e forum. La chat più famosa per smartphone annuncia un cambiamento nelle politiche commerciali della sua app.
E’ il tormentone del momento: what’s app, la chat che al momento ha il maggior numero di utenti registrati avrebbe cambiato, nell’ultimo aggiornamento, la politica di utilizzo della sua applicazione. Per i possessori di telefoni con sistema operativo android e IOS e per i blackberry alla scadenza del primo anno di utilizzo occorre pagare 0,89 euro l’anno, mentre per i possessori di iphone resta il pagamento “una tantum” al momento dell’acquisto dallo store della Apple di 0,79 euro.
Scrive Martina Pennini su Il Corriere
L’approccio differente si deve alle diverse abitudini dell’utenza, come sottolineato nel terzo commento citato: chi si avvicenda sull’App store della Mela è tradizionalmente più abituato a pagare per scaricare le iconcine colorate. Per emergere nel marasma delle applicazioni gratuite presenti su Google Play, i genitori di WhatsApp, Brian Acton e Jan Koum, hanno evidentemente individuato in un anno il periodo necessario per assicurarsi la fedeltà degli utenti.
Politiche commerciali, appunto. Che dovrebbero essere quanto più trasparenti possibili, a partire dall’indicizzazione e dal posizionamento della app sullo store google, perché what’s app e’ inserita nella categoria “gratis”, quando poi nella descrizione del prodotto si legge
First year FREE! ($0.99 USD/year after)
Secondo aspetto poco chiaro: se e’ gratuito il primo anno, dovrebbe esserlo per 365 giorni, non 358, ovvero un anno meno sette giorni, momento in cui compare un avviso che chiede di aggiornare l’utilizzo della app, ma al tempo stesso ne impedisce l’uso.
Terzo aspetto, il costo “effettivo” dell’operazione di acquisto: al momento l’unica modalità di pagamento prevista e’ tramite carta di credito, con i costi bancari aggiuntivi che tale operazione comporta. Forse questo ulteriore costo non può essere previsto ex ante a livello mondiale dalla software house, ma perché non implementare altri sistemi di pagamento magari più “economici” per l’utente finale?
Quarto aspetto, non di poco conto: come ha giustamente osservato un altro commentatore sullo store di google, a fronte del pagamento di un “canone” ci si aspetta uno sviluppo del servizio con l’introduzione di nuove opzioni, o il miglioramento di talune caratteristiche. Cosa questa che, nell’ultimo anno, non e’ assolutamente avvenuta.
Alcuni utenti a favore della app sottolineano come il costo sia davvero irrisorio a fronte della qualita’ del prodotto, e come “gratis” in realta’ sia un concetto che non esiste perche’ sviluppo, implementazione e mantenimento di una applicazione hanno un costo che spesso neanche le entrate pubblicitarie (cosa di cui what’s app tra l’altro e’ priva) riescono a coprire. Aiutare e sostenere questi sviluppatori sarebbe quindi quasi un “obbligo morale” per gli utenti.
Sara’ anche vero, ma il “patto” tra sviluppatori ed utenti dovrebbe prima di tutto essere chiaro fin dall’inizio, non si dovrebbero cambiare le regole del gioco in corsa e soprattutto non si dovrebbe giocare lo stesso gioco su tavoli diversi con regole diverse, a scapito degli utenti di questo o quel tavolo.
Inoltre, ci sono altri modelli di business, come molte altre applicazioni propongono: una versione “base” gratuita, con il minimo delle opzioni a disposizione che non compromettono comunque l’utilizzo dell’applicazione, ed una versione “pro” a pagamento, una tantum o canone che sia, con ulteriori opzioni a disposizione.
La strada sembra essere percorribile, solo che non è quella scelta dai fondatori di what’s app; allora, visto che di valide alternative ce ne sono diverse, ciascuno scelga la app che preferisce.

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