Category Archives: Cyberdiritti

Guzzanti-massone: No alla legge bavaglio

Bloggers in semiliberta` (di parola)

tribunaleRibaltata la sentenza del Tribunale di Aosta: un blogger non è equiparabile al direttore di una testata giornalistica. Ma ci son volute due sentenze per ribadire l’ovvio.

I fatti sono noti: nel 2006 (quattro anni fa!) un blogger “GENERALE ZHUKOV: il bolscevico stanco” era stato denunciato da quattro giornalisti valdostani per diffamazione. Le indagini della polizia postale aveva portato ad individuare il blogger nella persona di Roberto Mancini, giornalista ed ex vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti aostani. Il Tribunale di Aosta aveva accolto le richieste dell’accusa condannando in primo grado Mancini a pagare 3000 euro, le spese processuali e legali ed una previsionale di 1500 euro per ognuna delle parti querelanti.
Secondo la sentenza di primo grado

il gestore di un blog altro non è che il direttore responsabile dello stesso, pur se non viene formalmente utilizzata tale forma semantica per indicare la figura del gestore e proprietario di un sito Internet: dal momento che esso può (e conseguentemente deve, se davanti a contenuti offensivi o illeciti) cancellare i messaggi degli utenti la sua posizione e quella di un direttore di una testata giornalistica stampata sono, mutatis mutandis, identiche.

Qualche giorno fa la Corte d’Appello di Torino ha parzialmente ribaltato la sentenza di primo grado: la Corte infatti ha confermato la condanna per diffamazione, ma solo per due articoli apparsi a firma dell’autore, e lo ha assolto dall’accusa di omissione di controllo.
La corte di Torino, con questa formula, avrebbe in pratica fatto cadere l’equiparazione tra il gestore di un sito internet ed il direttore di una testata giornalistica: un blogger è responsabile solo per quello che scrive lui stesso, non per quello che scrivono/commentano altri bloggers, al contrario del direttore di testata giornalistica che ha invece il controllo su tutto quello che viene pubblicato/trasmesso, sotto la sua diretta responsabilità.

Questo è quanto i bloggers hanno sempre sostenuto, e continuano a sostenere, e stavolta un organo giudicante ha dato loro ragione. Del resto, obbligare un blogger ad un rigido e stretto controllo dei contenuti espressi da altri significa (tecnicamente) far venire meno l’essenza stessa della Rete, ma soprattutto va a toccare direttamente due principi ben sanciti nella nostra Costituzione,
l’art.21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

e l’art.27

La responsabilità penale è personale.

semprechè della Carta Costituzionale interessi ancora qualcosa a qualcuno.
Ridefinito l’ovvio, resta da aspettare il prossimo “colpo di coda” del legislatore: quali altri “papocchi normativi” si inventerà ancora per cercare di chiudere la bocca all’ultimo spazio rimasto (abbastanza) libero?
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La neutralita` della rete e` salva. Per ora.

net-neutralityIl Tribunale Civile di Roma, sezione specializzata per la proprietà industriale e intellettuale, si è pronunciato sul caso FAPAV-Telecom dando ragione a quest’ultima. I cartelli dell’info-entertainment la smetteranno di cercarsi la giustizia-fai-da-te, o non è ancora detta l’ultima parola?

I fatti sono noti: FAPAV (Federazione antipirateria audiovisiva) aveva avviato da tempo una indagine tramite una agenzia specializzata, la CoPeerRight Agency, scoprendo così che tra tra settembre 2008 e marzo 2009, per nove pellicole si erano avuti oltre 2,2 milioni di download illegali, la maggior parte attraverso linee Telecom. FAPAV aveva quindi diffidato Telecom intimandogli di fornire i nomi di quelle utenze, sospendere quelle connessioni e impedire l’accesso ai siti responsabili delle violazione del copyright, tra cui Italianshare, ItalianSubs, Vedogratis, Youandus, Italianstreaming, 1337x, Dduniverse, Angelmule, Italiafilm, Ilcorsaronero.

Telecom respinge le richieste di Fapav, perché “basate su prove raccolte illegittimamente”; dalla sua parte si schiera la AIIP (Associazione Provider) che per tramite del suo Presidente Paolo Nuti aveva dichiarato:

“L’industria del copyright ha fatto una cosa grave … mira a trasformare gli operatori internet in sceriffi della rete, a caricarli di una responsabilità, su quello che fanno i loro utenti. Ma è una posizione che minaccia i diritti della rete, tutelati invece dalla direttiva comunitaria del commercio elettronico del 2003, dov’è ribadita la non responsabilità dei fornitori di servizi”.

Alla voce di Nuti si era aggiunta quella di Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo

“Secondo noi l’industria del copyright sta calpestando i diritti inviolabili degli utenti… In questo caso, in modo ancora più grave che nella vicenda Peppermint: Fapav ha coinvolto molti più utenti e ha scavato più a fondo nelle loro attività”.

Il caso finisce dunque davanti ad un giudice, ed il 15 aprile scorso il Tribunale di Roma ha emesso la sentenza rigettando l’istanza presentata da FAPAV che chiedeva il blocco da parte del gestore telefonico Telecom dell’accesso ai siti usati per la riproduzione illecita dei film. Il Tribunale ha stabilito che

Telecom non aveva alcun obbligo di sospendere il servizio di accesso ai siti per essere stata informata di fatti o circostanze che rendevano evidente l’illiceità dell’attività in corso. Questa è una previsione applicabile solo al prestatore dei servizi di hosting, ossia di memorizzazione permanente di informazioni, consistente nella messa a disposizione di una parte delle risorse di spazio e di memoria digitale contenute all’interno di un server al fine di rendere visibile su internet materiale informativo del destinatario del servizio, mentre Telecom fornisce solamente il servizio di connessione, come è pacifico.

Il giudice del Tribunale aggiunge inoltre che

Telecom non solo non avrebbe dovuto, ma nemmeno potuto interrompere il servizio non essendo responsabile delle informazioni trasmesse ai sensi dell’articolo 14, comma 1, ed essendo obbligata contrattualmente alla prestazione.

L’unico obbligo che Telecom era tenuta a soddisfare (ma non ci sono state richieste ufficiali in tal senso dagli organi competenti) era di informare senza esitazione l’autorità giudiziaria.
Insomma, Telecom è un semplice erogatore di servizio e non è responsabile di quello che gli utenti fanno con i servizi messi loro a disposizione. E’ il concetto più importante che sta alla base dell’idea di neutralità della Rete (ovvero, l’esatto opposto di quanto solo pochi giorni fa decretato da un altro tribunale italiano nel caso Google-Vividown), e solo l’autorità preposta, ovvero la magistratura, può intervenire per gli accertamenti del caso e, se necessario, richiedere nomi degli abbonati, oscuramento dei siti e/o chiusura di connessioni internet. La giustizia-fai-da-te non è ammessa dal nostro ordinamento giudiziario. Almeno, per il momento.
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Lettera aperta al Ministro Maroni

ministro Maroni“On.le Ministro Roberto Maroni,
Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet. Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”.

Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.

Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili. Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”. Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete. Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente. In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro. Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti”

www.agoradigitale.org/letteramaroni
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Due anni di carcere per un video su YouTube

Azerbaigian, la denuncia di Amnesty International: due attivisti dietro le sbarre per aver pubblicato un filmato satirico su internet.

La vicenda risale a luglio, quando i blogger Emin Milli e Adnan Hajizade decidono di prendere di mira il governo, reo di sperperare il denaro pubblico in spese insensate, ad esempio 180 mila dollari per 15 asini. Realizzano così un video nel quale un nutrito gruppo di giornalisti pende dalle labbra di un ciuchino durante una conferenza stampa. Pochi giorni dopo, Milli e Hajizade sono stati malmenati in un ristorante e, quando si sono presentati alla polizia per sporgere denuncia, sono stati processati e condannati rispettivamente a 24 e 30 mesi di carcere

Secondo Amnesty, i due sono stati imprigionati per le loro idee. Una visione condivisa dall’Unione europea, che ha parlato di “processo ingiusto” e “basato su motivazioni politiche”

La Repubblica, 22 gennaio 2010

L’ennesimo regalo alla SIAE

Il tutto è semplicemente VERGOGNOSO!! Secondo le stime di Confindustria (citato nella puntata odierna di neapolis) per il 2010 la SIAE raccoglierà in questo modo circa 300 milioni di euro di tasse, contro i soli (?) 70 milioni dell’anno scorso. Soldi nostri, ovviamente. E tutto questo perchè? Perchè si PRESUME che se un cittadino ha un dispositivo atto a registrare/memorizzare/duplicare un contenuto multimediale, l’uso che ne farà questo cittadino sarà CRIMINOSO/CRIMINALE violando opere tutelate da copyright e quindi è giusto risarcire gli autori/editori con un EQUO COMPENSO.

Ma una volta il DIRITTO in Italia non prevedeva la presunzione di INNOCENZA ?? Da quando siamo passati alla presunzione di COLPEVOLEZZA ?? Chi, quando e come ha cambiato la Costituzione Italiana ?!

Tassa su pc e telefonini per dare soldi alla Siae
Un decreto del ministro dei beni culturali aggiorna ed estende – come in nessun paese europeo – il cosidetto “equo compenso”. Introdotti su tutti i dispositivi dotati di memoria. Piovono soldi sulla società degli autori ed editori, aumenti in arrivo per i prodotti hi-tech
di ALESSANDRO LONGO
La Repubblica, 15 gennaio 2010

Bondi tassa la tecnologia
La Stampa, 15 gennaio 2010

Compri il cellulare, paghi la Siae.
Altroconsumo, 15 gennaio 2010

Comunicato stampa del Ministero dei Beni Culturali
Il testo del decreto

Ma Internet che c’entra ?!

giù le mani dal mio blog Domenica sera, Milano, Piazza Duomo. Al termine di una manifestazione il Presidente del Consiglio si ferma per strada a salutare il pubblico che lo applaude; tra la folla uno squinternato pensa bene di lanciargli contro una statuetta riproducente il duomo della città colpendolo in pieno volto. Due denti e setto nasale rotti, una lacerazione sullo zigomo destro, una forte contusione cerebrale e tanto sangue.

Il Presidente del Consiglio viene portato via dalla sicurezza (che non si capisce bene a cosa stesse pensando/guardando/facendo mentre – dalle riprese video si vede chiaramente – compare un braccio con un oggetto in mano che con tutta calma ha pure il tempo di prendere la mira) e ricoverato al San Raffaele. L’aggressore, subito (?) bloccato, viene arrestato e identificato, scoprendo che si tratta di uno psicolabile in cura da anni per problemi mentali.

La stampa (!) si butta a corpo morto sulla notizia (!?): interruzioni della normale programmazione televisiva della domenica sera per una serie di speciali sull’aggressione; inviati speciali a presidiare il San Raffaele ed altri punti “nevralgici” per una “corretta informazione al pubblico”; parte la caccia ai parenti, amici, conoscenti, vicini, barista/tabaccaio/ortofrutticolosottocasa dell’aggressore; interviste a tutto campo a politici, opinionisti, tronisti, mamme e figli-di-mamme. Il giorno dopo non c’è un programma di intrattenimento che sia uno, dalla mattina al pomeriggio, che non sia sulla “notizia”, mettendo in campo il fior fiore dei personaggi televisivi del momento (scegliete pure dal mazzo), in studio o in “collegamento speciale da…”.
Il circo mediatico s’è messo in moto e, inevitabilmente, parte la bagarre politica: da destra si stracciano le vesti urlando a quattro ganasce che la colpa è della sinistra e di una “certa informazione schierata” che non fa altro che alimentare un clima di odio e di tensione, armando le piazze e ripreparando “le stategie stragiste degli anni di piombo” (ma la storia non insegna niente ?! ), mentre da sinistra si solidarizza con il Presidente del Consiglio, ammiccando che pero’ “pure lui un po’ se l’è cercata”.

E in tutto questo marasma, tra un “tronista” che urla nell’enterteinment pomeridiano ed un politico che urla nell’info serale o postserale, cacchiocacchiotomotomo il ministro dell’Interno Maroni chettifa ? Propone “nuove e più rigide norme sulle manifestazioni e su internet”, tra le quali

l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri.
(fonte: La Repubblica)

Domanda: e che c’entra Internet ?? Ma soprattutto con tutta la violenza, le aggressioni verbali e non, che dobbiamo sorbirci ad ogni ora e praticamente in ogni programma televisivo, dalla mattina a notte inoltrata, perchè non vengono presi gli stessi (ahahah!) provvedimenti anche per questi casi ? Come mai due pesi e due misure ??

La dice giusta Sabina Guzzanti nel suo blog, dove scrive:

la risposta di maroni chiudere siti internet è assolutamente arbitraria come al solito. dove sono le prove che quell’uomo si sia ispirato a internet e non al tg5?

Notare bene: una simile associazione d’idee non la troverete scritta in nessun giornale nè è stata citata in alcun programma televisivo. Giusto perchè è fondamentale il “servizio al pubblico”.

Naturalmente, non è l’unico: si rifà sotto l’on. Carlucci, con la sua proposta di legge contro l’anonimato in Rete, e non mancheranno certo altri personaggi nei cui cassetti delle scrivanie giacciono le più improbabili ed improponibili proposte di legge / decreti legge per colpire questo o quell’aspetto di Internet.
Gente che non sa nemmeno usare la posta elettronica ma che si arroga il diritto di pontificare in nome della protezione dei bambini, della tutela dei cittadini, della sicurezza nazionale, dell’amor di patria, di dominiddio.

Perchè Internet, si sa, è il Male di tutti i Mali.
O non sarà mica che è l’ultimo, e forse l’unico”, spazio ancora (più o meno) libero ?!

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Oggi sciopero

sciopero Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

14 luglioCon il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

Alessandro Gilioli
Guido Scorza
Enzo Di Frenna

Il diritto di rettifica nel web 2.0

DIRITTO ALLA RETE – APPUNTAMENTO 14 LUGLIO 2009 – PRIMO SCIOPERO DEI BLOGGER