Diaz – Don’t clean up this blood

Cinema, Film, Recensioni, Video April 18th, 2012

locandina_diaz2.jpgSi poteva non vedere questo film? Si, si poteva. Perchè di documentari (uno su tutti, trasmesso giusto domenica sera da rai3 BLACK BLOCK di Carlo A. Bachschmidt) ce ne sono a iosa. Perchè di video su internet ce ne sono ancor di più. Perchè quei tre giorni passati quasi interamente davanti la tv a vedere e rivedere quelle scene apocalittiche difficilmente si possono dimenticare. Si sarebbe potuto davvero evitare.

Ma ci sono delle scene che non sono state mai viste, perchè non esistono praticamente immagini di quanto realmente accaduto, e sono quelle della della “notte messicana”, della “mattanza”, del “massacro” avvenuto la notte tra il 21 ed il 22 luglio (quindi, a manifestazione ormai conclusa) presso la scuola Diaz, e della inciviltà, dei soprusi, delle torture del carcere di Bolzaneto.

Sono queste immagini il focus del film sceneggiato e diretto da Daniele Vicari e prodotto da Domenico Procacci per la Fandango. E sono immagini che fanno male, che entrano nello stomaco con una violenza inaudita, attanagliano le viscere, strozzano la gola e lasciano un infinito senso di vuoto, di impotenza, di ingiustizia.
Profonda ingiustizia.

Fa ancor più male poi sapere che, a distanza di dieci anni, qualche decina di poliziotti è stata condannata in secondo grado per reati minori, come l’abuso di ufficio, perchè non essendo ancora stato introdotto in Italia il reato di tortura, non si configurano in questi casi i reati contro la persona. Ed i reati amministrativi tra poco meno di due anni saranno per giunta prescritti. Il danno, e la beffa.

E tanto per non farci mancare nulla, il Ministero dell’Interno, in prossimità dell’uscita in sala del film ha divulgato una circolare per gli agenti di polizia, dove si invita a non parlare del film.

Del resto, siamo in Italia, dove tante “stragi di Stato” non hanno ancora avuto giuste sentenze.

Mentre tornavo a casa dopo la visione del film, riflettevo su quei tre giorni di fine luglio 2001, dov’ero, cosa facevo. E’ stato solo un caso, una serie di circostanze, una concatenazione di eventi per cui, all’ultimo momento, ho rinunciato a partecipare alla manifestazione.
Se fossi andato a Genova, quasi certamente avrei offerto il mio aiuto al media center, e molto probabilmente avrei dormito alla Diaz.
Se fossi andato alla Diaz, tra quei ragazzi in piedi lungo i corridoi, o sdraiati a dormire dentro le aule, ci sarei stato anche io.
Se fossi stato in quelle stanze, in quei momenti, tra quelle mani alzate in segno di resa, ci sarebbero state anche le mie. E quel sangue che sporcava i muri ed i pavimenti, sarebbe stato anche il mio. E quelle ossa rotte negli ospedali genovesi, sarebbero state anche le mie. E quei giorni chiusi nelle celle di Bolzaneto in piedi con la faccia contro il muro a sentirmi urlare nelle orecchie inni fascisti o a prendere ancora manganellate e sputi in faccia, li avrei passati anche io.

Sono decisamente un fortunato, uno “scampato”, un “miracolato”. E in uno stato (che si dice) civile, nel mio Stato, non e’ decisamente una bella sensazione.

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Ciao Lucio …

Musica, Video March 2nd, 2012

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Nessuno mi può giudicare

Cinema, Film, Recensioni March 29th, 2011

locandina filmUn simpatico e intelligente film dove due mondi agli antipodi, i ricchi ed i poveri, gli italiani e gli immigrati, le ville esclusive in collina e le periferie suburbane in pianura, si incontrano/scontrano tra il serio ed il faceto, la commedia ed il dramma, nello scivolare di una trama che non viene mai a noia ma anzi diverte e commuove al tempo stesso lo spettatore, solleticandolo con alcuni sketch esilaranti ma inducendolo a qualche riflessione su come va il mondo oggi.
Dove normalmente certe storie non finiscono nel più classico dei “e vissero tutti felici e contenti” come in questo film.

LA TRAMA
Alice (Paola Cortellesi) è una ricca ed un po’ snob signora della Roma-bene; sposata con Pietro (Dario Cassini), un imprenditore nel settore sanitari, con un figlio di nove anni che frequenta una delle scuole più esclusive della città. L’unica preoccupazione di Alice è quella di organizzare feste nella sua villa e dirigere i lavori dei suoi tre domestici, tutti extracomunitari.

La vita sembra scorrere tranquilla e senza preoccupazioni per lei quando, a causa di un incidente automobilistico, Pietro perde la vita; proprio durante il suo funerale l’avvocato che cura gli interessi dell’azienda rivela ad Alice che l’azienda era al collasso, il marito era pieno di debiti e che una finanziaria vuole indietro un prestito di 150mila euro entro un mese. Oltre ad aver perso tutto, Alice corre il rischio di veder intervenire i servizi sociali che potrebbero toglierle anche il figlio.

Senza una casa e senza un lavoro, Alice accetta l’aiuto del suo ex domestico Aziz (Hassani Shapi) che le presenta Lionello (Rocco Papaleo) il portiere di un condominio nel quartiere popolare Quarticciolo, disposto a darle una stanza in affitto. Alice si trasferisce qui con il figlio e conosce i suoi nuovi vicini Enzo (Pasquale “Lillo” Petrolo) e Tiziana (Lucia Ocone), ma soprattutto Giulio (Raul Bova) che gestisce un internet point per extracomunitari nello stesso palazzo.

Ma il problema principale di Alice è quello di trovare i soldi per far fronte al debito con la finanziaria: 150mila euro in un mese. Dopo aver provato alcuni lavori da poche centinaia di euro al mese, capisce che c’è un unico modo per guadagnare tanti soldi in così poco tempo: diventare una escort. Non sapendo da che parte cominciare, si rivolge ad Eva (Anna Foglietta), una escort che aveva conosciuto durante una delle sue feste. Eva capisce il problema di Alice e decide di aiutarla.

IL COMMENTO
C’è poco da dire: il film è tutto centrato sulla bravura di Paola Cortellesi, soprattutto quando entra nei panni della escort e dialoga con la sua controparte Anna Foglietta, bravissima anche lei. Sono sicuramente le scene più divertenti, esilaranti, e per certi aspetti anche un po’ velate da una vena malinconica di sottofondo.
Paola è bravissima a recitare la parte dell’imbranata (ed in alcune interviste televisive – come a “Parla con me” della Serena Dandini – avrebbe dichiarato che non le è stato affatto difficile fare la parte dell’imbranata in campo seduttivo-erotico-sessuale!), così come dall’altro lato Anna è bravissima a giocare il ruolo della femme-fatale ma con un animo un po’ burino all’occorrenza.
Scene come quella girata al bar, con la camminata sexy di Anna/Eva per entrare, la richiesta della consumazione al barista, e la camminata imbranata di Paola/Alice per uscire, sono da annoverarsi tra le scene cult della commedia sexy all’italiana. Uno spasso.

Altro elemento interessante è sicuramente il mondo del Quarticciolo, con Rocco Papaleo in primo piano nella parte di un portinaio del sud omofobo, xenofobo, razzista ed idealmente di destra, che alla fine del film si ritrova con un figlio omosessuale ed in coppia con una ragazza di colore immigrata dall’Africa. I suoi scambi con Raul Bova/Giulio, ovviamente esattamente all’opposto del portiere Lionello, sono divertentissimi. Così come sono molto divertenti le “intrusioni” di una Caterina Guzzanti/Sofia che cerca in tutti i modi di riconquistare il suo amore Valerio Aprea/Biagio (bravissimo nella parte del socio depresso di Giulio), addirittura con una comparsata di Fausto Leali che canta “Mi manchi”, cameo meraviglioso; o le “comparsate” dei vicini di casa, classici impiccioni nullafacenti, Enzo e Tiziana.

Insomma, il film gira bene ed il tempo passa via senza neanche accorgersene, tra molte risate e qualche lacrimuccia di commozione in qualche scena (Alice e Giulio che litigano, ed il figlio di Alice che intona il brano di Pino Daniele che i due avevano interpretato insieme alla festa del quartiere; Alice che fa una sorpresa ad Eva per il suo compleanno; Aziz che, nonostante la sua situazione precaria da immigrato senza fisso lavoro, trova sempre una parola di speranza e di conforto per gli altri).
Peccato solo per il finale: chiudere il cerchio alla perfezione, dove tutti trovano il loro giusto posto nella storia e buona parte dei problemi da affrontare sono risolti, fa perdere alla storia quel tocco di “graffiante” accennato in qualche punto del film.

Forse si poteva dare qualche pennellata di “satira sociale” in più, e qualche spruzzo di “buoni sentimenti” in meno. L’impianto del film ne avrebbe sicuramente guadagnato.

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Una economia “lenta” per una migliore qualita` della vita

Libri, Recensioni November 3rd, 2010

copertina libroIl sistema economico occidentale è in crisi, mentre i mercati asiatici con India e Cina in testa sono in pieno sviluppo: in cosa sbaglia l’Occidente e cosa si può imparare dall’Oriente?

«Oggi lasciare Pechino e arrivare a New York è un po’ come fare un salto nel passato. Parti da un aeroporto che forse è il più bello e moderno del mondo. Il Terminal 3 di Pechino, progettato da Norman Foster e inaugurato poco prima delle Olimpiadi. Una vetrina luccicante di modernità, pulizia, efficienza e cortesia. […]. L’arrivo avviene allo scalo di Newark, e anche lì il primo contatto è con il “vecchiume” dell’America: tutto è antiquato, talvolta lercio, talaltra casca a pezzi».

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La regina dei castelli di carta

Libri, Recensioni September 8th, 2010

Il terzo ed ultimo libro della trilogia “Millennium” l’ho terminato in un giorno. Giusto per dire la capacità dell’autore di tenere letteralmente incollato il lettore ad ogni singola pagina del testo. Finalmente tutti i nodi vengono al pettine, il mistero viene svelato e risolto, giustizia è fatta. I buoni sono premiati, i cattivi uccisi o in galera.

Ogni singolo pezzo di questa lunga storia torna al suo posto ed il puzzle, finalmente terminato, appare completato … ma sarebbe stato davvero così? A causa della prematura scomparsa dell’autore di questa trilogia forse non lo sapremo mai.

Anche se son già cominciate le speculazioni su un quarto manoscritto, incompleto, oggetto di una disputa ereditaria tra i parenti più prossimi di Larsson.

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La ragazza che giocava con il fuoco

Libri, Recensioni September 7th, 2010

Continua con questo secondo libro la saga di Millennium dell’autore Stieg Larsson; come detto in precedenza, già dal primo libro si intuiva che, pur avendo risolto il caso, qualcosa – e qualcuno! – era rimasto nell’ombra, e non tutti i nodi erano venuti ancora al pettine.
Di punti interrogativi ce n’erano a bizzeffe e Larsson ha avuto tutto sommato gioco facile a dipanare la matassa: chi è in realtà Lisbeth Salander? Quali misteri nasconde? E chi sono quei personaggi che compaiono e scompaiono nella sua pur giovane vita? E perchè tante scomparse, e tanti morti!, intorno a lei?
Gli ingredienti per un altro giallo mozzafiato ci sono tutti.
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Uomini che odiano le donne

Libri, Recensioni September 6th, 2010

Come poter definire questo libro? giallo? poliziesco? thriller? noir? cyberpunk? legal-medical-thriller?
Ognuna di queste definizioni potrebbe andar bene perchè ce n’è di tutto un po’. L’autore Stieg Larsson ha saputo inserire un pizzicolo di ciascun ingrediente base riuscendo a mescolare alla perfezione per fare in modo che non un elemento che prevalga sugli altri, ma tutti insieme partecipino al risultato finale; risultato che è un qualcosa di superiore alla somma dei singoli componenti.
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