IO NON VI VOTO!

Varie November 20th, 2012

iononvivoto!
Parte la campagna di Greenpeace Italy “IO NON VI VOTO!

La politica è su Twitter. I leader politici parlano agli elettori e si parlano tra di loro, discutono, attaccano, si difendono e lanciano sfide. E allora perché non ci rispondono anche sulle questioni energetiche? Molti hanno già cominciato a twittare le nostre richieste. Partecipa anche tu!

La politica tace su questioni che riguardano la nostra salute, il lavoro, i cambiamenti climatici, lo sviluppo del Paese. È il momento di pretendere risposte serie e immediate.

Centrali a carbone. La produzione di elettricità con il carbone causa circa 570 morti premature l’anno e oltre 2,6 miliardi di danni. Leggi tutto!

Trivelle in mare. Stiamo svendendo i nostri mari alle compagnie petrolifere e un disastro come quello del Golfo del Messico potrebbe avvenire presto nel Mediterraneo. Leggi tutto!

Chi affossa l’energia pulita. La politica, per assecondare gli interessi dei grandi gruppi energetici, tenta continuamente di affossare il settore delle energie rinnovabili, l’unico che aveva resistito alla crisi creando occupazione per più di 100.000 persone. Leggi tutto!

Abbiamo delle soluzioni. Leggi le nostre richieste “Energie pulite per l’Italia”.

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Ciao, vampi’ …

Varie July 18th, 2012

fabio pavoneFabio “vampiro” Pavone ci ha lasciato.

Come associazione Metro Olografix lo avevamo conosciuto in uno dei nostri primi corsi di alfabetizzazione telematica nel lontano 1996 e da allora, nonostante la sua malattia, era uno di noi.

Fabio era affetto da Distrofia di DuchenneW, una malattia che nel corso degli anni lo aveva portato sulla sedia a rotelle, poi a letto, fino a costringerlo ad usare un particolare mouse “a fiato” per poter utilizzare il computer e attraverso questo poter comunicare.

Nonostante queste difficoltà, quando si sentiva un po’ di forze Fabio era ben felice di poter partecipare alle attività associative in prima persona, e quando proprio non ce la faceva era sempre virtualmente con noi, in mail, in chat, sulla sua pagina Facebook.

Fabio è stato promotore e portavoce di battaglie per il diritto alla comunicazione per i portatori di handicap, la prima contro il Digital Divide per l’accesso alla banda larga ADSL sul territorio del suo comune, la seconda per il diritto “al pieno rispetto della dignita’ umana e i diritti di liberta’ e di autonomia della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali” nella nostra regione.

Fabio era una “capatosta”, con una voglia di vivere ma soprattutto di conoscere come mai ne ho incontrate nella mia vita. Era uno “tosto”, che sapeva quello che voleva e lottava per far valere i suoi diritti; ma era anche un gran compagnone, allegro, dalla battuta pronta.

Avrebbe sicuramente voluto partecipare di persona al MOCA 2012, così come venne a farci visita nelle precedenti edizioni. Ma stavolta non ha fatto in tempo, ci ha lasciato a meno di un mese dall’evento.

E’ per questo che stiamo decidendo di dedicare a lui la manifestazione.

Perchè Fabio era, e restera’ sempre, uno di noi.

Ciao, vampi’ …

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Apertura domenicale centri commerciali: un sondaggio di caterpillaram

Varie April 12th, 2012

logo caterpillarNella puntata odierna di caterpillaram è stato lanciato il seguente sondaggio:

Aperture dei negozi domenicali. Favorevoli o contrari?

(si possono leggere risultati e commenti sulla pagina facebook del programma).

Come ho scritto anche sul diario di caterpillaram, io sono contrario, perchè mi sono francamente stufato di tutta questa “commercializzazione” e “finanziarizzazione” spinta del mondo, mentre ci si dimentica sempre più degli elementi sociali, culturali, “comunitari” del vivere insieme, della “cosa comune”.

Pero’ vorrei aggiungere una cosa: se si aprono tanti centri commerciali (e in abruzzo credo siamo al top!) e si sta decidendo di tenerli aperti anche la domenica, è perchè poi la gente ci va.
Se a viterbo han chiuso tutti i cinema (notizia passata nella prima parte del programma) è perchè la gente non ci va, o non ci va in numero tale da risultare “remunerativo”.

Noi italiani siamo sempre bravi a lamentarci che la colpa è di qualcun altro, ma se dobbiamo cambiare di un pochino il nostro stile di vita, apriti cielo!
Esempio banale: a Natale il supermercato sotto casa ha messo la classica offerta di panettone ad 1 euro. Ero casualmente in coda proprio la mattina che è iniziata l’offerta ed ho visto gente già uscita dal locale correre per tornare indietro a prenderli, o lasciare la spesa alla cassa per andare di corsa all’offerta e prenderne tre, quattro, cinque.

A dieci metri dal supermercato c’è una ottima pasticceria artigianale che a Natale fa un piccolo stock di panettoni, costo dieci euro l’uno. Il pasticciere mi ha spiegato come si fa un panettone, è un lavoraccio ed il costo non è solo per le materie prime (chiaramente diverso se a comprare è un singolo pasticciere piuttosto che una grande azienda industriale), ma soprattutto per il lavoro che comporta. Ne fa pochi perchè ne vende pochi, e forse non li farà più perchè alla fin fine non gli conviene, non ci sta dentro coi costi.

Ho fatto un piccolo sondaggio informale tra i miei conoscenti condomini e cittadini del quartiere, e quasi tutti mi han risposto la stessa cosa: dieci euro per un panettone – che per carità! sarà buonissimo! – sono davvero troppi a maggior ragione se, andando in un centro commerciale, se ne trovano a prezzi decisamente inferiori.

Avrei voluto chiedere a tutte quelle persone che in una mattinata hanno esaurito l’offerta dei panettoni del supermercato: perchè spendere cinque euro per cinque panettoni industriali da un euro l’uno, e non spenderne dieci per un solo panettone artigianale?
E’ necessario mangiare cinque panettoni in 15 giorni di festa? o pensiamo di fare bella figura regalando al parente un panettone da un euro?

Ma in sostanza la prima responsabilità di chi e’? del produttore industriale che commercializza il prodotto magari a 0,50 centesimi? o delle catene di supermercati che lo vendono ad un euro? o dei cittadini che preferiscono comprare questi prodotti piuttosto che altri prodotti in loco in modo artigianale?

Altro esempio: i cinema. Lo stesso film, sala piena ad un multisala fuori città (biglietto, 4 euro), eravamo in cinque in una sala dell’ultimo cinema cittadino (biglietto, 5 euro), con la differenza che al cinema cittadino ci arrivo a piedi, al multisala devo prendere per forza l’auto (e quindi quell’euro di differenza lo spendo comunque di benzina per l’auto). Pero’ i miei concittadini preferiscono il multisala.

Anche in questo caso la prima responsabilità è del proprietario del multisala che mette il biglietto a 4 euro? dell’amministratore pubblico che ha concesso la licenza per la costruzione del multisala? o del cittadino che sceglie di andare al multisala facendo morire il cinema cittadino?

Personalmente propendo per la terza opzione in entrambi gli esempi. Siamo noi cittadini che, in ultima analisi, scegliamo come comportarci, ed è quindi inutile poi lamentarsi se i centri cittadini si svuotano di attività commerciali e/o cinema dando la colpa ad altri (amministratori, politici, imprenditori) piuttosto che rivedere i nostri consumi compulsivi.
Spendendo le stesse somme o poco di più, potremmo comprare qualcosa di meno, forse di qualità migliore, ma sicuramente parteciperemmo al mantenimento di un micro sistema economico-sociale locale.

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Chi di libero mercato ferisce …

Varie, Video March 28th, 2012

… di libero mercato perisce.

E così, per non aver rinnovato entro i termini stabiliti la proprietà del dominio “.com”, Mediaset perde uno dei suoi domini internet, forse il più importante, che viene acquistato dalla società americana Fenicius Llc con sede nel Delaware, di cui è legale rappresentante Didier Madiba, per la realizzazione di un sito di e-commerce per la vendita di “media” “set”, apparati di storage e backup.

Mediaset ha presentato ricorso al World Intellectual Property Organization WIPOW basando le sue richieste su tre fattori: in primo luogo, la similarità del dominio a quelli su cui Mediaset ha i diritti; l’assenza di interessi da parte di Madiba per il dominio acquistato e l’acquisto e l’utilizzo in malafede del dominio.

Con un provvedimento datato 4 febbraio 2012, il WIPO ha pero’ respinto le richieste di mediaset sostenendo che:

  1. il dominio mediaset.com non può corrispondere a un marchio registrato perché deriva dall’unione di due termini di uso comune (appunto, “media” e “set”);
  2. la malafede del suo attuale proprietario non era stata sufficientemente dimostrata dal ricorrente, essendo passati i 30 giorni di grace period (periodo di tolleranza) dalla data di scadenza dei diritti e che l’acquisto era stato regolarmente effettuato tramite una terza società Moniker.com, specializzata nella ricerca di indirizzi internet rimasti liberi che possono essere aggiudicati durante contrattazioni sul web.

A Mediaset non resta dunque che ricorrere ancora alle buone, care, regole del libero mercato: la contrattazione tra domanda ed offerta.
E chissa’ quanto dovra’ offrire l’ex Biscione per riavere il “prestigioso” .com e non doversi accontentare di un piu’ anonimo .it

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Degli “equi” balzelli …

Varie March 6th, 2012

hard disk siaeSiamo tutti pirati informatici, evasori fiscali, cattivi contribuenti. In soldoni a questo si può ridurre il pronunciamento del Tar del Lazio che recentemente (sentenza 2159/2012) ha rigettato i ricorsi, ben otto!, presentati al decreto Bondi; tale decreto istituiva infatti il cosiddetto equo compensoW, ovvero una maggiorazione del prezzo alla vendita del 5percento per tutti i supporti atti alla registrazione di dati (hard disk, cd, chiavi USB, audio-video cassette, memory di ogni tipo).

Il motivo, secondo l’allora ministro alla Cultura, era il risarcimento per un potenziale mancato introito degli aventi diritto, autori ed editori, partendo dal presupposto che l’acquirente di un supporto di registrazione avrebbe agito in modo illegale utilizzando il supporto medesimo per copiare dati tutelati dal diritto d’autore. Secondo l’ex ministro Bondi, e la SIAE, possedere una chiavetta USB equivale ad essere un potenziale criminale, rovesciando completamente la presunzione di innocenza e l’onere della prova, due cardini del sistema giuridico italiano.

Nel frattempo l’Unione Europea si è pronunciata sulla questione equo compenso sostenendo che

l’equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata.
La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono rappresentare il presupposto impositivo per l’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata.

Non solo. Esiste già un precedente in Francia dove il ministro della cultura ha presentato un disegno di legge dove, tra l’altro, si dice:

L’eliminazione definitiva di ogni obbligo di versamento di compenso per copia privata per tutti i supporti e dispositivi venduti in ambito professionale e l’obbligo di puntuale informazione del consumatori – sotto pena di una sanzione di 3000 euro – circa la misura dell’equo compenso, sono le due novità più rilevanti della nuova legge che il Parlamento dovrà votare entro dicembre.

Ma a niente sono valsi questi presupposti per la giustizia italiana. Anzi, il TAR del Lazio ha oltremodo ribadito che:

“il sistema italiano che disciplina i diritti di Copia Privata è tra i migliori, se non il migliore, d’Europa perché pienamente rispettoso delle Direttive europee, dei pronunciamenti della Corte di Giustizia e del nostro Ordinamento giuridico nazionale”.

Una cosa positiva (ammesso la si possa definire cosi’) pero’ il tribunale amministrativo l’ha fatta: e’ stato finalmente scritto nero su bianco che l’equo compenso non e’ il corrispettivo dell’utilizzo dell’altrui opere dell’impegno, ma una tassa, ovvero

“non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative”.

E dunque: si possiede un “qualunque supporto atto a copiare dati” ? e’ dovuta la TASSA equo compenso.
La drammaticità di queste formulazioni, “qualunque dispositivo atto a”, così generiche, così onnicomprensive, così antiquate e lente rispetto alla velocita’ di aggiornamento e cambiamento delle nuove tecnologie rendono davvero anacronistici, quando non proprio paradossali, gli impianti legislativi italiani da far fuggire a gambe levate qualunque investitore in startup di imprese high tech.

Per non parlare poi del fatto che si continua a pescare nei soliti mari dei pesci piccoli: cittadini e consumatori si trovano costretti a pagare dazi e balzelli (interessi privati!) anche non dovuti, mentre negli oceani degli squali si pensa/va di regalare intere frequenze audiovideo (bene pubblico!) o a svendere frequenze radio (bene pubblico!) ai grandi oligopolisti dei network televisivi o ai gestori di telefonia mobile.

Non c’e’ qualcosa di dannatamente sbagliato in tutto cio’?

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Riflessioni “open”

Varie January 10th, 2012

ideaLe mie perplessità sul mondo opensource hanno origini lontane, diciamo almeno un paio d’anni, da quando cioè son tornato ad installare su un vecchio notebook windows xp rinunciando, mio malgrado, al sistema operativo Linux Mandriva dopo aver scoperto che la distribuzione in mio possesso non era più supportata e che la nuova distribuzione non era possibile installarla su quel computer.

Con alcuni amici molto piu’ smanettoni di me abbiamo provato ad installare anche altre distribuzioni Linux, tra cui la rinomatissima Ubuntu, ma non c’è stato nulla da fare: o le installazioni non andavano a buon fine per non si sa quale motivo, oppure una volta installata una distro questa non riconosceva alcune periferiche. E dire che erano tutte periferiche standard e che nel complesso l’hardware era pure un po’ vecchiotto: le caratteristiche per “recuperare i vecchi pc” (il cosiddetto trashwareW) ed usarli “al meglio delle loro potenzialità senza inutile spreco di risorse” diciamo che c’erano tutte, ma evidentemente erano troppe.

Sicuramente, provando altre soluzioni e smanettandoci un po’ alla fine saremmo riusciti a trovare una soluzione, ma
1. ci vuole tempo
2. bisogna saperlo fare, o imparare a farlo
3. ci vuole tanta, ma tanta passione
Per me, che sono un semplice utOnto e come tale ragiono, occorre molto piu’ semplicemente che un computer funzioni e faccia le cose che mi servono senza complicarmi la vita, cercando piuttosto di semplificarmela.
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L’Italia da bere … ma il dopo sbronza è peggio

Varie November 15th, 2011

RassegnaStampa Alla fine, ha ceduto. B. è salito al Quirinale ed ha rimesso il suo mandato di Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano.
Due foto sintetizzano perfettamente il momento: la festa di piazza all’annuncio ufficiale delle dimissioni e la faccia di B. all’uscita.
Nella mattinata successiva sono iniziate le consultazioni dei gruppi parlamentari (la diretta su rainews24.it) per definire la possibilità di dare il mandato di formare un nuovo governo a Mario MontiW, appena nominato dal Presidente Napolitano senatore a vita; in serata Monti ha accettato l’incarico – con riserva, come vuole la prassi istituzionale.

Sarà in grado colui il quale è considerato “l’uomo delle banche” di sciogliere la riserva e formare un nuovo governo? e quale tipo di governo, tecnico o politico? e riuscirà ad avere un “ampio sostegno dalle forze politiche parlamentari” (la lega ha già fatto sapere di passare all’opposizione, IDV accetta “con riserva” valutando legge per legge, PDL pone una serie di paletti “a garanzia del mandato presidenziale”, etcetc)?

Ma soprattutto, Monti riuscirà a fare quelle riforme volute dall’Unione Europea e far uscire l’Italia dalla crisi, salvando al tempo stesso la vacillante zona euro?
Difficile stabilirlo ora, lo si capirà – si spera! – quanto prima.

Di sicuro non riuscirà a risolvere IL problema: il sistema capitalistico occidentale è ormai al collasso. E cercare di salvare il malato propinandogli come cura le stesse cause che lo hanno portato alla malattia è quanto meno un puro suicidio.

Dei popoli, non certo dei governanti o di chi tira le fila dei burattini.

Alcuni articoli davvero interessanti da leggere per approfondire la questione.

L’Europa nata male e come cambiarla adesso
A luglio ho chiesto ad alcuni padri dell’Unione europea se e quale era stato l’errore nell’impianto della Ue. Con Sbilanciamoci e Opendemocracy è iniziata una discussione che si spostata dal “perché” al “che fare”
Rossana Rossanda, Il Manifesto

Silvio Berlusconi premier, le ultime ore
Il racconto di una storia italiana Dalla discesa in campo all’invito a comparire di Napoli, dai rapporti con gli alleati all’editto bulgaro, dalla guerra alle toghe rosse ai ‘coglioni’ di sinistra, fino al discorso del predellino, al bunga bunga e alla caduta dei giorni nostri: i diciotto anni con il Cavaliere significano Seconda Repubblica
Il Fatto Quotidiano

Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai
È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l’apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha “smontato” lo Stato
di FRANCESCO MERLO – La Repubblica

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