Tags: Copyright, D.Lgs, Diritto d'Autore, emendamento, on. Fava, Ue
Petizione di AgoraDigitale contro l’emendamento Fava
Cyberdiritti January 25th, 2012
Petizione di Agorà Digitale contro l’emendamento dell’on. Fava
Firma la petizione
La pagina Facebook dell’iniziativa #noFava di Agorà Digitale
Aggiornamento della rassegna stampa:
Roberto Saviano – Repubblica.it
Antonio Castaldo – Corriere della sera
Il Messagero – Il Messaggero.it
Luca Dello Jacopo – Il Sole 24Ore
Federico Mello – Il Fatto Quotidiano.it
Il Secolo XIX – Ilsecoloxix.it
Libero Quotidiano.it
Libertiamo – Libertiamo.it
Tags: #nofava, Agorà Digitale, petizione
Er SOPA de noandri
Cyberdiritti January 24th, 2012
Insomma, ci risiamo. Nuovo governo (ma stesso parlamento), vecchi vizi. Come dire, tutto cambia perche’ nulla cambi.
Negli Stati Uniti il tentativo di mettere le mani sul web con due proposte di legge (una repubblicana, il cosiddetto SOPAW, l’altra democratica, ovvero il PIPAW) sta facendo frettolosamente marcia indietro grazie alla levata di scudi dei piu’ importanti siti web americani capeggiati dalla Fondazione Wikipedia; in Unione Europea il commissario Neelie Kroes dichiarava in merito all’attuale normativa sul diritto d’autore:
L’attuale sistema di diritto d’autore è lo strumento giusto, e il solo, per raggiungere i nostri obiettivi? Non proprio, temo.[...]
Abbiamo bisogno di trovare le regole giuste, il modello giusto per alimentare l’arte, e gli artisti. Abbiamo bisogno che il quadro giuridico sia flessibile.
e successivamente, sul commercio elettronico
Lo sviluppo del commercio elettronico e dei servizi online rappresenta un notevole potenziale portatore di benefici economici, sociali e societari. [...] Considerate le difficili circostanze che l’Europa sta affrontando, dobbiamo sfruttare tutte le fonti di possibili nuove attivita’ e di creazione di occupazione. Il piano d’azione che presentiamo oggi creera’ nuove opportunita’ per i cittadini e le aziende e dara’ all’Europa la crescita e l’occupazione di cui ha urgente bisogno.
In Italia chi abbiamo? L’on. Fava (Lega nord) che, non avendo nulla di meglio da fare evidentemente, pensa bene di proporre un emendamento al Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70 “Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico”. L’emendamento Fava recita testualmente:
“Nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:
non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione;
non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso”.
Gia’ il solo fatto di proporre un simile emendamento e’ di una gravita’ inaudita, ma cosa ancor piu’ grave e’ che l’emendamento e’ stato approvato in Commissione, con il placet dell ministro per le politiche europee Enzo Moavero Milanesi il quale, nel prendere parola in Commissione, ha dichiarato:
“un tema – quello del commercio elettronico – di particolare delicatezza, che incontra sensibilità diverse [...], avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento”.
Come appunto si diceva, nuovo Governo ma vecchi vizi. Immancabile il commento dell’avv. Guido Scorza su Wired.it
si sta, per un verso, ipotizzando di privatizzare la giustizia consentendo a chiunque di ottenere la rimozione di un contenuto dallo spazio pubblico telematico senza neppure passare da un Giudice, semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un’eventuale azione di responsabilità e, per altro verso, si sta subdolamente, cercando di porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti, trasformandoli in sceriffi della Rete, ruolo che non gli compete e che – come, ormai, universalmente accettato in ambito europeo – è bene non abbiano.
Si tratta, probabilmente, della più aggressiva e pericolosa forma di censura al web sin qui registrata in Italia.
Possibile mai che i nostri governanti, politici, funzionari statali non perdano mai il vizietto di copiare dall’estero il peggio delle normative vigenti o di inapplicabili proposte di legge?
Possibile che il nostro legislatore proponga impianti di legge gia’ vecchi e superati ancor prima di essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale?
Ma soprattutto, non era la Lega del “Roma ladrona” a dare contro il governo Monti perchè al servizio delle banche? Cos’è, le banche non vanno bene mentre i potentati e le lobbies dell’info-entertainment si?
La liberta’ su Internet e’ in pericolo?
Storify January 19th, 2012
Riflessioni “open”
Varie January 10th, 2012
Le mie perplessità sul mondo opensource hanno origini lontane, diciamo almeno un paio d’anni, da quando cioè son tornato ad installare su un vecchio notebook windows xp rinunciando, mio malgrado, al sistema operativo Linux Mandriva dopo aver scoperto che la distribuzione in mio possesso non era più supportata e che la nuova distribuzione non era possibile installarla su quel computer.
Con alcuni amici molto piu’ smanettoni di me abbiamo provato ad installare anche altre distribuzioni Linux, tra cui la rinomatissima Ubuntu, ma non c’è stato nulla da fare: o le installazioni non andavano a buon fine per non si sa quale motivo, oppure una volta installata una distro questa non riconosceva alcune periferiche. E dire che erano tutte periferiche standard e che nel complesso l’hardware era pure un po’ vecchiotto: le caratteristiche per “recuperare i vecchi pc” (il cosiddetto trashwareW) ed usarli “al meglio delle loro potenzialità senza inutile spreco di risorse” diciamo che c’erano tutte, ma evidentemente erano troppe.
Sicuramente, provando altre soluzioni e smanettandoci un po’ alla fine saremmo riusciti a trovare una soluzione, ma
1. ci vuole tempo
2. bisogna saperlo fare, o imparare a farlo
3. ci vuole tanta, ma tanta passione
Per me, che sono un semplice utOnto e come tale ragiono, occorre molto piu’ semplicemente che un computer funzioni e faccia le cose che mi servono senza complicarmi la vita, cercando piuttosto di semplificarmela.
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Tags: android, cloud computing, firefox, libreoffice, mandriva, mozilla, openoffice, opensource, thunderbird, windows
Cassazione di Bologna: sito web non è stampa
Cyberdiritti December 1st, 2011
Con la sentenza nr. 44126 la Cassazione di Bologna ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di omessa rimozione del commento stabilita dalla Corte d’Appello nei confronti della direttrice dell’edizione online de L’Espresso Daniela Hamaui.
La sentenza è particolarmente importante per due motivi:
il primo, scrive la Cassazione, è che
tra l’editoria cartacea e quella elettronica non c’è solo una “diversità strutturale” ma altresì la impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire la pubblicazione di commenti diffamatori, il che rende evidente che la norma penale che punisce l’omesso controllo non è stata pensata per queste situazioni, perchè costringerebbe il direttore ad una attività impossibile, ovvero lo punirebbe automaticamente ed oggettivamente, senza dargli la possibilità di tenere una condotta lecita
il secondo, forse ancora più importante per quanto concerne le differenze tra on-line e stampa cartacea, è che
“perchè si possa parlare di stampa in senso giuridico, occorrono due condizioni: che vi sia una riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione attraverso una effettiva distribuzione tra il pubblico”.
Le testate elettroniche difettano di entrambe i requisiti perchè
“non consistono in molteplici riproduzioni su più supporti fisici di uno stesso testo originale, e perchè vengono diffuse non mediante la distribuzione”.
Ora, resta da farci un’ultima domanda: si è riusciti a mettere definitivamente la parola “fine” su questa questione, visto che ci sono ormai ben due sentenze della Cassazione in tal senso (la prima aveva già stabilito che non si possono applicare le regole per la stampa alle informazioni online, leggi qui e qui), o salterà fuori ancora il politicante di turno che, in nome della sicurezza, del controllo, del rispetto per le istituzioni, per contrastare la pedopornografia – glihacker – iterroristiciislamici – glialieni ochissacchi’ (leggi, i fatti suoi), tenterà di smontare nuovamente questo impianto giuridico?
Dovrebbe essere ormai chiaro anche ai più ignoranti che il sistema legislativo italiano in materia di stampa, comunicazioni, copyright&diritto d’autore è vetusto, vecchio, antico, e che continuare a cercare di adattarlo con regoline stiracchiate, piuttosto che operare una seria e sana riforma del settore che tenga conto delle novità tecnologiche e soprattutto del loro rapido sviluppo, altro non fa che aumentare la confusione e, se vogliamo dirla in soldoni, fa scappare investitori e aziende presso lidi più tranquilli (l’ultima in ordine di tempo è giusto Sky che ha annunciato il ritiro dalla gara per il digitale terrestre perchè i “tempi poco chiari e regole discutibili sono incompatibili con un mercato televisivo e uno scenario competitivo che è invece in rapida e costante evoluzione”).
Perchè invece non prendere esempio dall’Islanda che ha deciso di dotarsi di un sistema normativo aggiornato ed efficiente, in linea con gli scenari tecnologici che si stanno profilando a livello mondiale?
Tags: Cassazione Bologna, Daniela Hamaui, L'espresso, Sentenza
L’Italia da bere … ma il dopo sbronza è peggio
Varie November 15th, 2011
Alla fine, ha ceduto. B. è salito al Quirinale ed ha rimesso il suo mandato di Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano.
Due foto sintetizzano perfettamente il momento: la festa di piazza all’annuncio ufficiale delle dimissioni e la faccia di B. all’uscita.
Nella mattinata successiva sono iniziate le consultazioni dei gruppi parlamentari (la diretta su rainews24.it) per definire la possibilità di dare il mandato di formare un nuovo governo a Mario MontiW, appena nominato dal Presidente Napolitano senatore a vita; in serata Monti ha accettato l’incarico – con riserva, come vuole la prassi istituzionale.
Sarà in grado colui il quale è considerato “l’uomo delle banche” di sciogliere la riserva e formare un nuovo governo? e quale tipo di governo, tecnico o politico? e riuscirà ad avere un “ampio sostegno dalle forze politiche parlamentari” (la lega ha già fatto sapere di passare all’opposizione, IDV accetta “con riserva” valutando legge per legge, PDL pone una serie di paletti “a garanzia del mandato presidenziale”, etcetc)?
Ma soprattutto, Monti riuscirà a fare quelle riforme volute dall’Unione Europea e far uscire l’Italia dalla crisi, salvando al tempo stesso la vacillante zona euro?
Difficile stabilirlo ora, lo si capirà – si spera! – quanto prima.
Di sicuro non riuscirà a risolvere IL problema: il sistema capitalistico occidentale è ormai al collasso. E cercare di salvare il malato propinandogli come cura le stesse cause che lo hanno portato alla malattia è quanto meno un puro suicidio.
Dei popoli, non certo dei governanti o di chi tira le fila dei burattini.
Alcuni articoli davvero interessanti da leggere per approfondire la questione.
L’Europa nata male e come cambiarla adesso
A luglio ho chiesto ad alcuni padri dell’Unione europea se e quale era stato l’errore nell’impianto della Ue. Con Sbilanciamoci e Opendemocracy è iniziata una discussione che si spostata dal “perché” al “che fare”
Rossana Rossanda, Il Manifesto
Silvio Berlusconi premier, le ultime ore
Il racconto di una storia italiana Dalla discesa in campo all’invito a comparire di Napoli, dai rapporti con gli alleati all’editto bulgaro, dalla guerra alle toghe rosse ai ‘coglioni’ di sinistra, fino al discorso del predellino, al bunga bunga e alla caduta dei giorni nostri: i diciotto anni con il Cavaliere significano Seconda Repubblica
Il Fatto Quotidiano
Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai
È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l’apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha “smontato” lo Stato
di FRANCESCO MERLO – La Repubblica
Tags: berlusconi, consultazioni, dimissioni, Governo, Monti, Quirinale
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